Digressione

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Non ho l’età per amare.


Caro Diario, ho capito tutto. Scrivo, perché nessuno mi ascolta. Sono affidata a me stessa e, allora, mi confido attraverso la scrittura. Perciò, posso scrivere ciò che ho sempre taciuto perfino a me stessa, e quello che non racconterei a nessuno. Dire, raccontare, scrivere hanno valori diversi. Io scrivo, pensando di lasciare una traccia, una testimonianza dell’anima del mio tempo.
È il momento di fare luce nel passato, per capire da dove provengo, come sono e chi voglio diventare. Ma devo procedere con ordine, altrimenti faccio un guazzabuglio di tutto.
Comincio dal principio.

I miei genitori si chiamano Giovanna Jorio e Mario Visconti. Quando si conobbero, la mamma aveva quindici anni e il babbo ventitré. Lui era più vecchio di ben otto anni. Otto anni sono una vita. Significa che, quando lui andava a scuola, la mamma era ancora nella pancia di nonna Beatrice, e quando lei faceva la prima elementare, lui faceva già l’amore. Continua a leggere

Che colpa abbiamo noi?


Al termine della scuola primaria partii per Castro. E ora sono qui, nel Collegio Santa Lucia. Questa è in sintesi la mia vita anche se, a volte, penso che questa è la vita che ho subìto.

Nella mia storia sono successi dei fatti che non ho capito. Sarà per questo motivo che l’antico pesa come un macigno.

Non so come iniziare. Chi, come me, ha subìto un danno, fa fatica ad aprirsi e a riconoscere la sofferenza che cela nel cuore. Trovo difficile ammettere la verità persino a me stessa. Prendo tempo, rimando a domani il racconto del mio vissuto triste. Non voglio annoiarmi con dei ricordi dolorosi. Continua a leggere

Tracce di storia.


Non so quale nome dare al mio diario. Nel dubbio ho deciso di chiamarlo Diario, fino a quando non trovo un nome degno.

Nel tentativo di chiarire i miei intenti, mi sono presentata a mala pena. Del resto, so poche cose di me, e l’esigua consapevolezza del mio mondo è caotica. È il momento di capire chi sono, e che cosa voglio diventare.

Sono Michela Visconti, e ho tredici anni, sono nata in un prosperoso paese dell’Italia meridionale, che chiamerò Aqueterne. Vivo a Castro, un nome fittizio, che ben s’adatta al paesino toscano, in cui mi sono trasferita da tre anni.
Ho frequentato la scuola elementare, in una pluriclasse, a Feudo Antico, un’amena frazione di Aqueterne. Quello fu il periodo più felice della mia esistenza. Continua a leggere

Che cosa è degno di essere scritto?


Diario 7/11/1966

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Il diario è appena nato e già mi tormenta. Non vorrei pentirmi d’averlo iniziato. Poi mi convinco che avere un diario è una bella opportunità. Lui è un amico taciturno e, persino, un po’ omertoso, e i segreti difficili da confidare li scriverò.
Con le parole posso narrare tutto di me: il presente, come lo vivo; il passato, come lo ricordo; e il futuro, come lo immagino. Che meraviglia. La scrittura è un potere e la penna è la mia bacchetta magica.
Le parole scritte non hanno tempo, però mi permettono di viaggiare nel mio tempo e di fare una capatina anche nel passato.
“Che cosa scrivo? Che cosa è degno di essere scritto?” mi domando. Continua a leggere

La scrittura è giramondo


Diario, 7/11/1966

L’esondazione dell’Arno ha provocato il risveglio delle anime più giovani, che vogliono restaurare Firenze, e ha avuto il potere di sconvolgere anche me, che sono troppo piccola per diventare un angelo del fango. Perciò, mi limito a raccontare il mio tempo con la furia nel cuore e una nuova luce creativa negli occhi. Quasi il flusso violento e distruttore delle acque dell’Arno avesse riaperto profonde ferite e antiche sofferenze, nascoste nella mia coscienza di bambina, che vogliono emergere. Il diluvio di questo drammatico novembre ha schiuso un varco nella mia anima e ha causato un’inondazione di sentimenti, che ho bisogno di condividere con qualcuno. E posso farlo solo attraverso la scrittura. Questa è la verità.

La scrittura non ha suoni, ma parla oltre il mio tempo.
La parola è giramondo, anche se sarebbe meglio dire globe-trotter, che fa più moderno. Si diffonde nell’aria. Gira il mondo. Raggiunge il cosmo. I suoni delle parole si spandono anche nel vuoto dell’universo. Continua a leggere

Angeli e fango


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Lunedì, 7 novembre 1966

È accaduto. Ciò che temevano gli adulti, i fiorentini, i toscani e tutto il mondo è successo.
L’Arno è esondato. La furia delle sue acque ha devastato Firenze, e sconvolto tutti.
Io sono piccola, ma ho il cuore straziato, più dei grandi. Questa terribile catastrofe, mi ha sconvolto nell’intimo. Non sono riuscita a scrivere neppure una parola, prima d’oggi.

È successo lo scorso venerdì, quattro novembre 1966.
Il nostro fiume, l’Arno “d’argento”, in cui “si specchia il firmamento”, come recita una canzone popolare, è diventato di fango, e non si specchia più niente nella sua melma.  Continua a leggere

Scrittura autobiografica.


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Diario, 2/11/1966

Ricordo d’aver fatto un tema, ricco di cuore e senso, in prima media, che ancora conservo.

«Oggi compito in classe», disse la professoressa, togliendo dalla borsa tre fascicoli di prove.
«Professoressa, ma non ci ha avvisato», protestammo in coro.
Lei indugiò un istante, poi volse lo sguardo da un angolo all’altro dell’aula, e riprese a rovistare nella borsetta di pelle scamosciata. «Non importa. Si tratta di un tema libero. Voglio vedere come ve la cavate con la fantasia», asserì, posando sulla cattedra la temuta matita rossa e blu.
«Significa che possiamo parlare di un argomento a scelta?» domandai, vincendo la consueta timidezza. Due ore di scrittura libera erano una gradevole novità, pensai, dato che nei temi a piacere so sempre che cosa scrivere.
«Sì. Potete inventare una storia, una fiaba, oppure descrivere una persona, un avvenimento», rispose, ravvivandosi i capelli cotonati.
«Si può parlare di un cantante, di un film, della famiglia?» domandò la sgobbona, seduta al primo banco.
L’insegnante slegò il foulard giardini di seta, che portava al collo, e lo avvolse alla tracolla del bauletto Gucci  con il marchio impresso sulla chiusura di metallo dorato.
«Certo. Qualsiasi argomento va bene», rispose. La bocca color pesca si sollevò in un sorriso, e le linee delle palpebre, bistrate dal kajal, si avvicinarono. «Adesso prendete due fogli protocollo, uno per la brutta, l’altro per la bella copia, e iniziate a lavorare», disse, poggiando la borsa sul registro azzurro.
«Qual è la traccia?» insistè la prima della classe.
La signorina si sporse in avanti. «Parla di un argomento a tua scelta», scandì in tono, che a me parve, un po’ scocciato.
«E basta?» proseguì la secchiona.
L’insegnante, davvero spazientita, s’appoggiò allo schienale della sedia. «Sì, poi decidete voi il titolo del tema», disse, e distese l’orlo della gonna sulle ginocchia con piccoli gesti nervosi.
Poi, considerato che avevamo esaurito tutte le domande, prese un plico, tolse la fascetta, distese i fogli con i palmi aperti, e iniziò a leggere il primo compito, mettendo segni rossi e blu qua e là.

Io scrissi.  Continua a leggere

La porta sul mondo.


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Girl (1965), The Beatles – foto dal web

Mercoledì, 2 novembre 1966

Sera

Sono nello studio del Collegio Santa Lucia. La radio trasmette “Girl” dei Beatles. Non capisco tutte le parole, ma la musica struggente e malinconica mi commuove. Ha il profumo della pioggia e il sapore della nostalgia. Continua a leggere

Scende la pioggia.


Capitolo 1 

Scende la pioggia.  wattpad-logo

Mercoledì, 2 novembre 1966

Mattina

Piove. Piove senza sosta, da molti giorni. La noia è devastante. Non ho nulla da fare. Non si può uscire: il cortile è un pantano. Mi annoio, e sento un vuoto interiore. Ho deciso di scrivere. Provo un irresistibile bisogno di raccontare. Narrare è necessario, per vincere questo tedio struggente.

Pomeriggio

Noi ragazze non possiamo andare in paese, neanche per comprare il necessario. Dipendiamo in tutto dagli adulti. Quando ho saputo che l’istitutrice stava uscendo, sono corsa su per le scale così strette e buie che, quasi, inciampavo in un gradino.
Mi sono precipitata in portineria. Appena in tempo. La signorina Mariella aveva già aperto la porta. L’ho chiamata, lei ha girato la testa, e si è  sorpresa nel vedermi. «Michela, che cosa c’è?» ha domandato, sollevando le sopracciglia sottili.  Continua a leggere

Il diario ritrovato


Tutto inizia con il ritrovamento del diario della nonna…

Come promesso, pubblico il prologo del romanzo “Il mio tempo”. Ogni giorno, dopo le ore 16.00, posterò un nuovo capitolo con una veste rinnovata, in seguito a un editing sostanziale. Buona lettura. Leggetemi in tanti. 💋📖 anche qui  wattpad-logo, se preferite.

Prologo
In un vecchio baule impolverato, nella soffitta della nonna, ho trovato il suo diario di quand’era tredicenne. Lo stiamo leggendo insieme; lei sorride nel ricordare la sua giovinezza, invece io non mi ci raccapezzo.
Com’era strano il suo mondo, e antico. Eppure la nonna ha sessant’anni, non è centenaria. Fosse passato un secolo, capirei di più le differenze, a ogni modo il suo tempo a me pare lontano anni luce.
Non sono i sentimenti a essere diversi, quelli sono sempre gli stessi, e ruotano attorno alla famiglia, all’amore e alle amicizie; è cambiato il modo di vivere e, soprattutto, di comunicare.
«Come mantenevi i contatti con le amiche, senza messaggeria, e-mail, chat e internet?» le ho domandato.  Continua a leggere