Podcast di Giuseppina D’Amato


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Audiolibro Le favole dentro la borsa Giuseppina D’Amato http://www.spreaker.com/show/2379128/episodes/feed

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Le favole dentro la borsa

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Che bello ascoltare le favole della buonanotte. http://www.spreaker.com/show/2379128/episodes/feed

Podcast per ascoltare storie.


Buon sabato a tutti.

Ho iniziato a pubblicare il primo racconto dell’audiolibro “Le favole dentro la borsa”. Buon ascolto ai bambini, ai nonni, alle amiche che stanno preparando il pranzo o che sono in viaggio  o che fanno una passeggiata… e a coloro i quali amano le storie per bambini di ogni età.

Buon ascolto. (Perdonate le imperfezioni)

Giuseppina D'Amato

Le favole dentro la borsa, raccolta di fiabe e racconti di Giuseppina D’Amato. Voce narrante di Chiara Messina.

🎧Ascolta i primi episodi.

 

Revontulet, la volpe di fuoco.


Una novella breve, ambientata in Finlandia che narra la storia di Lucia, una giovane pittrice, di cui s’intuisce la vita e il travaglio interiore. Un passato di dipendenza, domande irrisolte, un lutto recente e la voglia di sparire. Poi la leggenda di Revontulet, la volpe di fuoco, lo spettacolo della volta celeste e un’aurora boreale giungono a rappresentare la salvezza che viene dalla terra e dal cielo.

La casa di conchiglie nel deserto.


La casa di conchiglie nel deserto di Chiara Messina  è una novella che insegna l’importanza dell’amore all’interno del nucleo familiare. Protagonista è un adolescente che, attraverso un distacco, impara che l’amore e il senso d’appartenenza travalicano le distanze geografiche, e sopravvivono nel cuore di chi sa amare.

Quattro storie sulla speranza.


“Quattro storie sulla speranza, Consolazione”, ovvero quattro racconti di formazione consigliati a ragazzi e giovani adulti, ma anche a genitori ed educatori. L’autrice narra quattro storie di cambiamento che conducono i giovani protagonisti verso la maturità.

Nella storia “Lo sguardo di cobalto” troviamo Michael, ragazzino confuso e ribelle, che conduce una vita marginale. Frequenta amici sbandati, uniti intorno al capo carismatico di una gang di teppistelli drogati, che come lui vivono in una periferia fumosa e alienante, metafora di molte città.

Il ragazzo, prima di toccare il fondo, avverte il desiderio di cambiare la propria esistenza, finché, un giorno, un evento drammatico sconvolge la sua esistenza.

Anni dopo, lo ritroviamo altrove a vivere una vita attiva e piena. Però, un pungente rimorso attanaglia il suo cuore, mentre nel suo sguardo passano le ombre del passato e una ragazza dagli occhi color cobalto tormenta le sue notti insonni.

Le altre storie affrontano temi difficili: l’adolescenza, le relazioni familiari, l’uso di sostanze psicotrope, la fede, il lutto, la vita ultraterrena.

Famiglie difficili.


📌Buon lunedì a tutti. Oggi, lunedì  20 marzo 2017, il blog non sarà aggiornato. Pubblicherò un nuovo capitolo martedì 21. Ciao, a presto.

Mercoledì, 14 dicembre 1966

Caro Diario

Ieri sera la televisione trasmetteva il film “Il seduttore” con Alberto Sordi. Abbiamo riso; non so quanto.

Ho appena scritto una lettera di protesta alla rivista “Giovani”, perché la redazione non m’invia il materiale del club.

Da qualche mese sono iscritta al “Club Giovani”. Ho aderito alla loro iniziativa per avere l’omonimo mensile. Non esistono molti giornali per noi adolescenti e mi pare eccezionale l’idea di un periodico dedicato ai ragazzi. Sono una persona che legge volentieri, ma non sempre le letture sono adatte a me. Questo giornale riempie un vuoto editoriale e soddisfa le mie esigenze di lettrice giovane e moderna. Mi allettava molto l’idea di ricevere il giornale, la tessera e le spille riservate ai soci.

L’iscrizione al club era indispensabile per ricevere il periodico. Spedii, quindi, il modulo d’associazione e anche le cinquecento lire richieste ai soci. Da allora, tutti i giorni, aspetto con ansia l’arrivo della pubblicazione e delle cose cui ho diritto. Le mie aspettative, purtroppo, sono disattese. Il materiale promesso tarda troppo ad arrivare. Oggi, che sono particolarmente incavolata, ho scritto una lettera di protesta, per reclamare ciò che mi spetta. Il messaggio ha un tono perentorio: se non possono spedirmi la tessera, il giornalino e tutto il resto, devono restituirmi almeno i soldi, o meglio i francobolli che ho inviato. Ho aggiunto, infine, che la pazienza ha un limite. In questo periodo, per ingannare la noia, ho letto una miriade di libri, tanti fumetti, giornalini, fotoromanzi e riviste.

Sono molto seccata per questa storia del club. In più ho finito i soldi e non ho neanche un francobollo. Devo per forza consegnare le lettere alla direttrice per poterle spedire. Lei metterà in nota il costo dell’affrancatura e la mamma troverà un bel conto da pagare alla fine dell’anno: spendo tanto in dolciumi, quaderni, giornalini, francobolli e cinema.

Se arrivasse una lettera di Nina o di qualche altra amica mi distrarrei un po’, invece nessuno mi pensa, e qui non ci sono passatempi. Non rimane che il diario. Scrivere è un gran bel diversivo. A volte è come reinventare il passato, in altri casi equivale a raccontarsi il futuro. Ora, ad esempio, ripenso a un altro episodio della vita di Nina. Si è capito che Gino è cotto di lei, e spasima per avere un bacio. Una volta, con i soliti modi da teppista, la costrinse in un angolo del cortile sotto casa, e si avvicinò per baciarla. Lei, però, lesta si pose le mani sulla bocca, perché è molto contegnosa e non permette a nessuno di darle baci in bocca.

Gino, allora, si rivolse a  Zita. «Vieni qui. Dai una mano a tua sorella. Tu sei esperta di baci sulla bocca», esclamò, prendendosi gioco di lei.

Zita, che è un’oca, corse, prese le mani della sorella e le tolse dalla bocca. Le labbra di Gino stavano per toccare quelle di Nina, quando lei si divincolò, riuscendo a liberarsi dalla morsa. Lo schiaffo sonoro, che mollò sulla faccia di Gino, lasciò le impronte delle dita per molte ore.

«Azz, che pappina», esclamò Gino, massaggiandosi la guancia rosso fuoco, e l’amore divampò più potente di prima.

Il giorno dopo il ragazzino comparve in cortile, nel luogo del ceffone, trasse dalla tasca dei calzoni un gessetto azzurro, e incominciò a tratteggiare sul muro un volto di donna. Le gemelle osservavano la scena dalla finestra, e notarono che il disegno ricordava, in modo vago, le fattezze del viso di Nina. Mentre erano affacciate, ridacchiavano divertite. Il padre, attratto dalle loro risatine, le raggiunse per vedere che cosa stesse succedendo giù in strada. Nel preciso istante in cui l’uomo sporse la testa fuori dalla finestra, Gino incominciò a baciare il ritratto sulla parete.

«Che fai? Baci l’intonaco? Vattene, mascalzone, altrimenti vengo giù io. Ti do io i baci. Ti do! Ti faccio vedere i baci che volano!» lo minacciò il babbo delle ragazza. Così dicendo, agitò la mano in direzione del ragazzo, che corse via a gambe levate. Gino non è mai riuscito a conquistare il cuore di Nina. Lei è innamorata di Toni che, a suo dire, è un giovanotto alto, biondo, di bell’aspetto, nonostante due denti rotti.

«Che sono due denti spezzati a causa di una caduta in bicicletta, in fondo? A me non dispiace questo piccolo difetto. Lo amo, perché è ponderato e affettuoso», ripeteva, spesso.

Forse non è giusto affermare “lei ama Toni”,  sarebbe meglio scrivere “amava”, poiché nell’ultima lettera rivela d’essersi invaghita d’Andrea, quel giovane “capellone” di cui parla. Spero che Nina non lasci il suo Toni per questo giovanotto zazzeruto che, tra l’altro, è troppo vecchio per lei.

Giovedì, 15 dicembre 1966

Consuelo mi ha chiesto di diventare sua amica, ho risposto che devo pensarci. Magari chiederò consiglio a Jaspreet prima di decidere. Lei, da qualche giorno, è un po’ meno antipatica con me, forse non mi considera più insignificante. Certo il ricordo di quest’attributo mi ossessiona ancora. Non riesco a perdonarla per avermi affibbiato quest’appellativo. Alcuni giorni fa anche Giselle mi chiese di diventare la sua confidente del cuore. Rifiutai. Adesso, però, sono pentita. Vorrei essere sua amica, ma lei passa il tempo con Linda. Però, quando mi vede, continua a sbaciucchiarmi ed è molto affettuosa anche se, a volte, noto strani cambiamenti in lei. Non vorrei che la vicinanza di Linda le nuocesse fino a farla diventare meschina, ladra e dispettosa come lei. Mi auguro che Giselle si accorga in tempo d’essere in compagnia di una persona sbagliata. Linda è una ragazza da schivare. Bisogna guardarsi bene da lei. Nessuno dovrebbe starle vicino. È contagiosa la sua cattiveria. È proprio stramba e meschina. Oggi mi ha fatto leggere un biglietto di Giselle. Il messaggio dice “Mi piace imitarti. Ti ammiro tanto. Vorrei essere simile a te. Giselle”.

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Il gattino e il bacio rubato.


Lunedì, 12 dicembre ‘66

Mattina

Il Conte di Montecristo miete vittime. Marilina, da quando si è  svegliata, non fa altro che sospirare e desiderarlo. Non siamo le uniche a spasimare per Montecristo. Siamo tutte innamorate di lui. Marisa si è svegliata con un labbro gonfio a causa di un herpes. Le ragazze, con fare malizioso, le hanno domandato che cos’avesse fatto durante la notte. «Ho dormito con Bond e Montecristo» ha risposto.

«Dormito? Non direi», ha esclamato una, ridacchiando.

Incollerò sul diario le foto di Andrea Giordana, Sean Connery e dei New Dada, appena possibile. I ragazzi del complesso “New Dada” mi piacciono. Sono dei veri “dandy”.

Stamani ho fatto le pulizie in camerata con Jaspreet. Lei voleva convincermi a spolverare, ma io sono stufa di togliere la polvere da mobili e comodini. È una faccenda barbosa e allergizzante, che nessuna vuole sbrigare. Perciò le più furbe cercano di rifilare questa mansione a un’altra.

Ho spolverato per ben tre turni, ma stamani non mi hanno incastrato. Mi sono accaparrata la scopa, e ho spazzato in fretta il pavimento.

Poi sono venuta nello studio a ripassare. Oggi devo essere interrogata in geografia. “Avrà spolverato Jaspreet?” mi domando dubbiosa.

Pomeriggio

Sono scampata all’interrogazione di latino.
“Meno male. Non ero troppo preparata”, lo riconosco. La professoressa d’italiano mi sentirà giovedì. Ho preso buoni voti in tutti i compiti in classe. Ho fatto firmare le votazioni alla direttrice, che si è compiaciuta dei risultati. Tuttavia, devo rimediare alcune insufficienze nelle interrogazioni.

Oggi, a pranzo, ho mangiato riso col brodo di fagioli, polpette di carne, cavoli e pere. A fine pranzo avevo ancora fame. Lo stomaco brontolava, allora Fiorella mi ha offerto un po’ d’olio d’oliva, quello buono di casa sua. Ho accettato volentieri, e ho cosparso l’olio profumato su una grossa fetta di pane. Poi ho aggiunto un pizzico di sale, perché il pane toscano è troppo sciapo per i miei gusti. A merenda voglio mangiare tanto. Ho un appetito esagerato in questi giorni. Sono molto affaticata e ora mi è venuto un fortissimo mal di testa. Credo sia colpa della fame.

“Ho sempre fame. Sono affamata d’amore. La deprivazione d’affetto va colmata col cibo? O, forse, devo crescere in fretta?” mi domando.

Ho finito quasi tutti i compiti. Devo studiare ancora la terza declinazione e fare un esercizio di latino. Caspita, mi tocca studiare anche francese e da sola. La direttrice dà ripetizioni, ma solo il martedì e il giovedì. Oggi, purtroppo, è lunedì.

Dopo merenda farò gli esercizi di francese.  Sono già le cinque meno cinque. Tra poco si mangia.

Martedì, 13 dicembre ‘66

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Lo scandalo.


Venerdì, 9 dicembre ‘66

Caro Diario

Ho svolto il compito in classe d’italiano. Il titolo del tema era “Parla di una persona che ti è particolarmente cara”. La traccia era facile e simpatica. È andata bene. Ho descritto la mamma.

Linda è stata una delle prime a finire, e a consegnare il compito. La professoressa ha scorso il tema, poi è avvampata. Ha convocato la mia compagna alla cattedra e le ha chiesto «Sai che cosa vuol dire…?»

Non ho sentito le parole imputate, poiché sono seduta al secondo banco e la signorina ha abbassato la voce.

«No», ha risposto Linda.

«Cercale sul vocabolario. Vai dal bidello, fatti dare un dizionario, e trova il significato di questi vocaboli», e, così dicendo, ha evidenziato con la matita rossa e blu alcune parole sul foglio protocollo.

Non ho mai visto una professoressa tanto contrariata. Domanderò a Linda che cos’ha scritto nel tema.

Sabato, 10 dicembre ‘66

Sera

Lo scandalo.

Poco fa ho preso uno spavento inimmaginabile. Stavo scrivendo il Diario, e guardando “Carosello”, quando a un tratto è arrivata Linda, si è avvicinata, e ha sussurrato all’orecchio che la miss vuole noi di terza media in direzione. Ho fatto segno di seguirci anche a Giselle, Consuelo, Marilina e Jaspreet, e siamo andate nello studio della signorina.

«Sedete. Devo parlarvi di cose importanti», ha preannunciato la miss, mentre ci osservava con espressione severa.

“Tira aria di lavata di capo”, ho pensato. Oggi pomeriggio è andata ai colloqui con i professori, perché era stata convocata dal preside con urgenza. Si è rivolta a me e a Giselle, e ha affermato «Voi due siete a posto. I vostri insegnanti sono abbastanza soddisfatti. Ancora un piccolo sforzo, e supererete l’esame senza problemi», ha affermato.

“Caso strano. Siamo state graziate”, penso, mentre racconto gli strani eventi di questi giorni.

Poi ha sorriso in modo affabile, ha aggiunto che sono una ragazzina seria e studiosa, e ha invitato me e Giselle a tornare in sala TV.

“Sono stupita. È la prima volta che è contenta di me”, considero, ma non me la bevo. Deve esserci dell’altro: una strategia che non mi spiego.

Consuelo, Marilina e Jaspreet ne hanno sentite di tutti i colori. La miss è furibonda con loro, rischiano la bocciatura. Linda è stata l’ultima a ritornare nel salottino. Aveva un’aria affranta e gli occhi lucidi. “Domani mi farò raccontare tutto”, ho pensato.

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Correva la motocicletta color avorio.


Alcuni mesi dopo l’incidente, papà riprese a lavorare. Tuttavia, non conduceva gli autobus turistici di gran lusso. Adesso, guidava camion. Era retrocesso, e la mamma se ne lagnava. «Se non avesse fatto lo stupido, lavorerebbe con i pullman da turismo. Era un impiego più leggero. Purtroppo, è stato licenziato, perché zoppica. Non è più idoneo, e deve accontentarsi. Almeno smettesse di correre dietro alle zoccole. Ma poi, che avranno le altre più di me?» s’interrogava con gli occhi verdi verdi intrisi di lacrime che parevano due smeraldi.

Frida alzava le spalle in un gesto impotente. «Niente, niente», la rassicurava.  «È che gli piace cambiare. Non fa nulla per convincerle. Sono loro che,  appena lo vedono, si attaccano», affermava, spingendo verso l’alto le labbra. Seguivano ricordi comuni di conquiste che papà aveva fatto, suo malgrado.

«Mah! Ha qualcosa di speciale, tiene i modi e un buon carattere, è un bel giovane. Però, ce ne sono tanti più belli di lui, senza neppure una donna, mentre lui ne ha cento e una», commentava mia madre, scuotendo la testa.

La mamma e la zia andavano avanti, per ore. Si chiedevano che cosa avesse di tanto seducente mio padre. Non si davano spiegazioni. Una sola cosa era certa: alla mamma non piaceva un marito donnaiolo. Non lo voleva, e aveva accettato il compromesso, per amore della famiglia.

«Me lo tengo», terminava. «Non lo lascio, per non disonorare mio padre. La gente parla. Che futuro avrebbe Michela?»

Mia madre rimaneva sposata a un uomo che la tradiva per “non disonorare il padre”. Non capivo. Ero piccola. Era tutto troppo strano. Il concetto dell’onore era incomprensibile e misterioso. Tuttavia, capivo che tante ragioni impedivano alla mamma di separarsi da papà, malgrado la pena dei continui tradimenti. C’era l’onore da preservare e anche il mio futuro.

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