Tre anni di WordPress.


  • šŸ’–šŸ’—šŸ’šGrazie WordPress!
    Auguro un buon pomeriggio a tutti gli amici! šŸ’ššŸ’—
    ļæ¼

Happy Anniversary with WordPress.com!
You registered on WordPress.com 3 years ago.
Thanks for flying with us. Keep up the good blogging.

Annunci

Famiglie difficili.


MercolediĢ€, 14 dicembre 1966

Caro Diario

Ieri sera la televisione trasmetteva il film ā€œIl seduttoreā€ con Alberto Sordi. Abbiamo riso; non so quanto.Ā Ho appena scritto una lettera di protesta alla rivista ā€œGiovaniā€, percheĢ la redazione non mā€™invia il materiale del club.Ā Da qualche mese sono iscritta al ā€œClub Giovaniā€. Ho aderito alla loro iniziativa per avere lā€™omonimo mensile. Non esistono molti giornali per noi adolescenti e mi pare eccezionale lā€™idea di un periodico dedicato ai ragazzi. Sono una persona che legge volentieri, ma non sempre le letture sono adatte a me. Questo giornale riempie un vuoto editoriale e soddisfa le mie esigenze di lettrice giovane e moderna. Mi allettava molto lā€™idea di ricevere il giornale, la tessera e le spille riservate ai soci.Ā Lā€™iscrizione al club era indispensabile per ricevere il periodico. Spedii, quindi, il modulo dā€™associazione e anche le cinquecento lire richieste ai soci. Da allora, tutti i giorni, aspetto con ansia lā€™arrivo della pubblicazione e delle cose cui ho diritto. Le mie aspettative, purtroppo, sono disattese. Il materiale promesso tarda troppo ad arrivare. Oggi, che sono particolarmente incavolata, ho scritto una lettera di protesta, per reclamare cioĢ€ che mi spetta. Il messaggio ha un tono perentorio: se non possono spedirmi la tessera, il giornalino e tutto il resto, devono restituirmi almeno i soldi, o meglio i francobolli che ho inviato. Ho aggiunto, infine, che la pazienza ha un limite. In questo periodo, per ingannare la noia, ho letto una miriade di libri, tanti fumetti, giornalini, fotoromanzi e riviste.

Sono molto seccata per questa storia del club. In piuĢ€ ho finito i soldi e non ho neanche un francobollo. Devo per forza consegnare le lettere alla direttrice per poterle spedire. Lei metteraĢ€ in nota il costo dellā€™affrancatura e la mamma troveraĢ€ un bel conto da pagare alla fine dellā€™anno: spendo tantoĀ in dolciumi, quaderni, giornalini, francobolli e cinema.

Se arrivasse una lettera di Nina o di qualche altra amica mi distrarrei un poā€™, invece nessuno mi pensa, e qui non ci sono passatempi. Non rimane che il diario. Scrivere eĢ€ un gran bel diversivo. A volte eĢ€ come reinventare il passato, in altri casi equivale a raccontarsi il futuro. Ora, ad esempio, ripenso a un altro episodio della vita di Nina.Ā Si eĢ€ capito che Gino eĢ€ cotto di lei, e spasima per avere un bacio. Una volta, con i soliti modi da teppista, la costrinse in un angolo del cortile sotto casa, e si avvicinoĢ€ per baciarla. Lei, peroĢ€, lesta si pose le mani sulla bocca, percheĢ eĢ€ molto contegnosa e non permette a nessuno di darle baci in bocca.

Gino, allora, si rivolse aĀ Ā Zita. Ā«Vieni qui. Dai una mano a tua sorella. Tu sei esperta di baci sulla boccaĀ», esclamĆ², prendendosi gioco di lei.

Zita, che ĆØ unā€™oca, corse, preseĀ le mani della sorella e le tolseĀ dalla bocca. Le labbra di Gino stavano per toccare quelle di Nina, quando lei si divincoloĢ€, riuscendo a liberarsi dalla morsa. Lo schiaffo sonoro, che molloĢ€ sulla faccia di Gino, lascioĢ€ le impronte delle dita per molte ore.

Ā«Azz, che pappinaĀ», esclamoĢ€ Gino, massaggiandosi la guancia rosso fuoco, e lā€™amore divampĆ² piĆ¹ potente di prima.

Il giorno dopo il ragazzino comparveĀ in cortile, nel luogo del ceffone, trasse dalla tasca dei calzoni un gessetto azzurro, e incomincioĢ€ a tratteggiare sul muro un volto di donna. Le gemelle osservavano la scena dalla finestra, e notarono che il disegno ricordava, in modo vago, le fattezze del viso di Nina. Mentre erano affacciate, ridacchiavano divertite. Il padre, attratto dalle loro risatine, le raggiunse per vedere che cosa stesse succedendo giuĢ€ in strada. Nel preciso istante in cui lā€™uomo sporse la testa fuori dalla finestra, Gino incomincioĢ€ a baciare il ritratto sulla parete.

Ā«Che fai? Baci lā€™intonaco? Vattene, mascalzone, altrimenti vengo giuĢ€ io. Ti do io i baci. Ti do! Ti faccio vedere i baci che volano!Ā» lo minacciĆ² il babbo delle ragazza.Ā CosiĢ€ dicendo, agitoĢ€ la mano in direzione del ragazzo, che corse via a gambe levate. Gino non eĢ€ mai riuscito a conquistare il cuore di Nina. Lei eĢ€ innamorata di Toni che, a suo dire, eĢ€ un giovanotto alto, biondo, di bellā€™aspetto, nonostante due denti rotti.

Ā«Che sono due denti spezzati a causa diĀ una caduta in bicicletta, in fondo? A me non dispiace questo piccolo difetto. Lo amo, percheĢ eĢ€ ponderato e affettuosoĀ», ripeteva, spesso.

ForseĀ non eĢ€ giusto affermare ā€œlei ama Toniā€, Ā sarebbe meglio scrivere ā€œamavaā€, poicheĢ nellā€™ultima lettera rivela dā€™essersi invaghita dā€™Andrea, quel giovane ā€œcapelloneā€ di cui parla. Spero che Nina non lasci il suo Toni per questo giovanotto zazzeruto che, tra lā€™altro, eĢ€ troppo vecchio per lei.

GiovediĢ€, 15 dicembre 1966

Consuelo mi ha chiesto di diventare sua amica, ho risposto che devo pensarci. Magari chiederoĢ€ consiglio a Jaspreet prima di decidere. Lei, da qualche giorno, eĢ€ un poā€™ meno antipatica con me, forse non mi considera piuĢ€ insignificante.Ā Certo il ricordo di questā€™attributo mi ossessiona ancora. Non riesco a perdonarla per avermi affibbiato questā€™appellativo.Ā Alcuni giorni fa anche Giselle mi chiese di diventare la sua confidente del cuore. Rifiutai. Adesso, peroĢ€, sono pentita. Vorrei essere sua amica, ma lei passa il tempoĀ con Linda. PerĆ², quando mi vede, continua a sbaciucchiarmi ed eĢ€ molto affettuosa anche se, a volte, noto strani cambiamenti in lei. Non vorrei che la vicinanza di Linda le nuocesse fino a farla diventare meschina, ladra e dispettosa come lei. Mi auguro che Giselle si accorga in tempo dā€™essere in compagnia di una persona sbagliata. Linda eĢ€ una ragazza da schivare. Bisogna guardarsi bene da lei. Nessuno dovrebbe starle vicino. EĢ€ contagiosa la sua cattiveria. EĢ€ proprio stramba e meschina. Oggi mi ha fatto leggere un biglietto di Giselle. Il messaggio dice ā€œMi piace imitarti. Ti ammiro tanto. Vorrei essere simile a te. Giselleā€.

Continua a leggere

Il gattino e il bacio rubato.


LunediĢ€, 12 dicembre ā€˜66

Mattina

Il Conte di Montecristo miete vittime. Marilina, da quando si ĆØ Ā svegliata, non fa altro che sospirare e desiderarlo. Non siamo le uniche a spasimare per Montecristo. Siamo tutte innamorate di lui.Ā Marisa si eĢ€ svegliata con un labbro gonfio a causa di un herpes. Le ragazze, con fare malizioso, le hanno domandato che cosā€™avesse fatto durante la notte.Ā Ā«Ho dormito con Bond e MontecristoĀ» ha risposto.

Ā«Dormito? Non direiĀ», ha esclamato una, ridacchiando.

IncolleroĢ€ sul diario le foto di Andrea Giordana, Sean ConneryĀ e dei New Dada, appena possibile. I ragazzi del complesso ā€œNew Dadaā€ mi piacciono. Sono dei veri ā€œdandyā€.

Stamani ho fatto le pulizie in camerata con Jaspreet.Ā Lei voleva convincermi a spolverare, ma io sono stufa di togliere la polvere da mobili e comodini. EĢ€ una faccenda barbosa e allergizzante, che nessuna vuole sbrigare. PercioĢ€ le piuĢ€ furbe cercano di rifilare questa mansione a unā€™altra.

Ho spolverato per ben tre turni, ma stamani non mi hanno incastrato. Mi sono accaparrata la scopa, e ho spazzato in fretta il pavimento.

Poi sono venuta nello studio a ripassare. Oggi devo essere interrogata in geografia.Ā ā€œAvraĢ€ spolverato Jaspreet?ā€ mi domando dubbiosa.

Pomeriggio

Sono scampata allā€™interrogazione di latino.
ā€œMeno male. Non ero troppo preparataā€, lo riconosco.Ā La professoressa dā€™italiano mi sentiraĢ€Ā giovediĢ€. Ho preso buoni voti in tutti i compiti in classe. Ho fatto firmare le votazioni alla direttrice, che si eĢ€ compiaciuta dei risultati. Tuttavia, devo rimediare alcune insufficienze nelle interrogazioni.

Oggi, a pranzo, ho mangiato riso col brodo di fagioli, polpette di carne, cavoli e pere.Ā A fine pranzo avevo ancora fame. Lo stomaco brontolava, allora Fiorella mi ha offerto un poā€™ dā€™olio dā€™oliva, quello buono di casa sua. Ho accettato volentieri, e ho cosparso lā€™olio profumato su una grossa fetta di pane. Poi ho aggiunto un pizzico di sale, percheĢ il pane toscano eĢ€ troppoĀ sciapo per i miei gusti.Ā A merenda voglio mangiare tanto. Ho un appetito esagerato in questi giorni. Sono molto affaticata e ora mi eĢ€ venuto un fortissimo mal di testa. Credo sia colpa della fame.

ā€œHo sempre fame. Sono affamata dā€™amore. La deprivazione dā€™affetto va colmata col cibo? O, forse, devo crescere in fretta?ā€ mi domando.

Ho finito quasi tutti i compiti. Devo studiare ancora la terza declinazione e fare un esercizio di latino.Ā Caspita, mi tocca studiare anche francese e da sola. LaĀ direttrice daĢ€ ripetizioni, ma solo il martediĢ€ e il giovediĢ€. Oggi, purtroppo, eĢ€ lunediĢ€.

Dopo merenda faroĢ€ gli esercizi di francese. Ā Sono giaĢ€ le cinque meno cinque. Tra poco si mangia.

MartediĢ€, 13 dicembre ā€˜66

Continua a leggere

Lo scandalo.


VenerdiĢ€, 9 dicembre ā€˜66

Caro Diario

Ho svolto il compito in classe dā€™italiano. Il titolo del tema era ā€œParla di una persona che ti eĢ€ particolarmente caraā€. La traccia era facile e simpatica. EĢ€ andata bene. Ho descritto la mamma.

Linda eĢ€ stata una delle prime a finire, e a consegnare il compito. La professoressa ha scorso il tema, poi eĢ€ avvampata.Ā Ha convocato la mia compagnaĀ alla cattedra e le ha chiesto Ā«Sai che cosa vuol dire…?Ā»

Non ho sentito le parole imputate, poicheĢ sono seduta al secondo banco e la signorina ha abbassato la voce.

Ā«NoĀ», ha risposto Linda.

Ā«Cercale sul vocabolario. Vai dal bidello, fatti dare un dizionario, e trova il significato di questi vocaboliĀ», e, cosiĢ€ dicendo, ha evidenziato con la matita rossa e blu alcune parole sul foglio protocollo.

Non ho mai visto una professoressa tanto contrariata. DomanderoĢ€ a Linda che cosā€™ha scritto nel tema.

Sabato, 10 dicembre ā€˜66

Sera

Lo scandalo.

Poco fa ho preso uno spavento inimmaginabile. Stavo scrivendo il Diario, e guardando ā€œCaroselloā€, quando a un tratto eĢ€ arrivata Linda, si eĢ€ avvicinata, e ha sussurrato allā€™orecchio che la miss vuole noi di terza media in direzione.Ā Ho fatto segno di seguirci anche a Giselle, Consuelo, Marilina e Jaspreet, e siamo andate nello studio della signorina.

Ā«Sedete. Devo parlarvi di cose importantiĀ», ha preannunciato la miss, mentre ci osservava con espressione severa.

ā€œTira aria di lavata di capoā€, ho pensato.Ā Oggi pomeriggio eĢ€ andata ai colloqui con i professori, percheĢ era stata convocata dal preside con urgenza.Ā Si eĢ€ rivolta a me e a Giselle, e ha affermato Ā«Voi due siete a posto. I vostri insegnanti sono abbastanza soddisfatti. Ancora un piccolo sforzo, e supererete lā€™esame senza problemiĀ», ha affermato.

“Caso strano.Ā Siamo state graziateā€, penso, mentre racconto gli strani eventi di questi giorni.

Poi ha sorriso in modo affabile, haĀ aggiunto che sono una ragazzina seria e studiosa, e ha invitato me e Giselle a tornare in sala TV.

ā€œSono stupita. EĢ€ la prima volta che eĢ€ contenta di meā€, considero, ma non me la bevo. Deve esserci dellā€™altro: una strategia che non mi spiego.

Consuelo, Marilina e Jaspreet ne hanno sentite di tutti i colori. La miss eĢ€ furibonda con loro, rischiano la bocciatura. Linda eĢ€ stata lā€™ultima a ritornare nel salottino. Aveva unā€™aria affranta e gli occhi lucidi. ā€œDomani mi faroĢ€ raccontare tuttoā€, ho pensato.

Continua a leggere

Correva la motocicletta color avorio.


Alcuni mesi dopo lā€™incidente, papaĢ€ riprese a lavorare. Tuttavia, non conduceva gli autobus turistici di gran lusso. Adesso, guidava camion. Era retrocesso, e la mamma se ne lagnava. Ā«Se non avesse fatto lo stupido, lavorerebbe con i pullman da turismo. Era un impiego piuĢ€ leggero. Purtroppo, eĢ€ stato licenziato, percheĢ zoppica. Non eĢ€ piuĢ€ idoneo, e deve accontentarsi. Almeno smettesse di correre dietro alle zoccole. Ma poi, che avranno le altre piuĢ€ di me?Ā» s’interrogava con gli occhi verdi verdi intrisi di lacrime che parevano due smeraldi.

Frida alzava le spalle in un gesto impotente. Ā«Niente, nienteĀ», la rassicurava. Ā Ā«EĢ€ che gli piace cambiare. Non fa nulla per convincerle. Sono loroĀ che, Ā appenaĀ lo vedono, si attaccanoĀ», affermava, spingendo verso l’alto le labbra. Seguivano ricordi comuni di conquiste che papĆ  aveva fatto, suo malgrado.

Ā«Mah! Ha qualcosa di speciale, tiene i modi e un buon carattere, eĢ€ un bel giovane. PeroĢ€, ce ne sono tanti piuĢ€ belli di lui, senza neppure una donna, mentre lui ne ha cento e unaĀ», commentava miaĀ madre, scuotendo la testa. La mamma e la zia andavano avanti, per ore. Si chiedevano che cosa avesse di tanto seducente mio padre. Non si davano spiegazioni. Una sola cosa era certa: alla mamma non piaceva un marito donnaiolo. Non lo voleva, e aveva accettato il compromesso, per amore della famiglia.

Ā«Me lo tengoĀ», terminava. Ā«Non lo lascio, per non disonorare mio padre. La gente parla. Che futuro avrebbe Michela?Ā»

Mia madre rimaneva sposata a un uomo che la tradiva per “non disonorare il padre”. Non capivo. Ero piccola. Era tutto troppo strano. Il concetto dellā€™onore era incomprensibile e misterioso. Tuttavia, capivo che tante ragioni impedivano alla mamma di separarsi da papaĢ€, malgrado la pena dei continui tradimenti. Cā€™era lā€™onore da preservare e anche il mio futuro.

Continua a leggere

L’ultima possibilitĆ .


Caro Diario

Correva l’anno 1956.

Vivevo serena con i miei genitori nell’appartamento che nonna Beatrice aveva affittato per noi, finchĆ© un giorno accadde qualcosa.

Una mattina, mentre facevo colazione con la mamma, il campanello di casa suonĆ². LeiĀ diede un’occhiataĀ dallo spioncino, e, visto che non era il padrone di casa, che continuava a temere come la peste,Ā si decise ad aprire. Era Loris, un cugino della mamma, figlio di Angelo Maria, il fratello di nonno Gigi, e di Margherita, la stessa che in un momento di follia voleva uccidere i tedeschi con la vanga. AprƬ l’uscio, e lo fece entrare. Rimasero a parlottare fitto fitto sulla porta, la mamma faceva certe facce, ma Ā io continuai a sorbire il latte e a inzuppare i biscotti, che avevano impastato e cotto nel forno a legnaĀ le donne di casa Miccioli, qualche giorno prima. A un tratto la mammaĀ prese la giacca e la borsetta, a me mise ilĀ cappotto e il berretto di lana, e uscimmo insieme allo zio Loris. Montai sul sedile posteriore della Balilla di seconda mano, la mamma sedĆ© accanto al cugino eĀ fui portata in campagna da nonna Beatrice.Ā La mamma e il cugino ripartirono. Non capii, dove andassero, e non mi posi domande. Erano cose da grandi. Da nonna Bea stavo in paradiso, andassero pure dove volevano.Ā Alcuni giorni dopo, forse uno o due, non so,Ā allora il tempo non contava,Ā  la mamma e lo zio ritornarono. Cā€™era anche papaĢ€ con loro. Aveva un piede e un braccio ingessati, ma, quando mi vide sorrise, come se nulla fosse. La mamma, invece, Ā tornĆ² nera e conĀ un muso lungo, neancheĀ Ā si fosse fratturata lei. Passarono i giorni, ma il suo umore rimase grigio, e leiĀ sembrava sempre piĆ¹ triste e delusa. Pareva che le dispiacesse il babbo. Invece io ero contenta: stare insieme con lui Ā era una cosa meravigliosa, rideva con me,Ā mi faceva giocare,Ā bastava il suo sorriso o anche la sola presenza per sentire un senso di completezza e totale benessere. Quei giorni furono come una lunga vacanza per me.

A volte, mentreĀ papaĢ€ riposava, la mamma e zia Frida parlavano a bassa voce fra loro. Ripetevano sempre le stesse cose, il medesimo strano racconto. Io origliavo, giocando accanto a loro, e, se qualcosa non era chiara, domandavoĀ Ā«Che cosa vuol dire? PercheĢ?Ā» cui seguivano certe strane risatine di zia Frida.

Ā«Ascolta sempre tutto. Pare tanto presa dai giochi, ma non le sfugge una parola, e guai se non capisceĀ», commentava Frida con la mamma.

A volte le spiegazioni erano talmente oscure, che alimentavano altri dubbi. Soprattutto non mi spiegavo i fatti, che erano capitati al babbo, e il significato di alcune parole. Men che meno Ā potevo supporre lā€™influsso profondo che quegli eventi avevano su di me e sulla realtaĢ€ oggettiva.Ā La mamma aveva deciso di lasciare mio padre. Voleva separarsi e tornare, per sempre, con me a casa dei nonni.

Continua a leggere

Questa ĆØ la volta che muoio.


Caro Diario

Ho giĆ  raccontato che la mamma, quando parlava con zia Frida si lamentava che la madre non le aveva fatto capireĀ “certe cose”,Ā e intendeva le relazioniĀ di coppia, com’era un uomo, quel che accadeva sottoĀ le lenzuola tra coniugi, quando spuntava la luna nel cielo.

Ecco, la mamma non ha spiegato nulla neanche a me. A casa non si parla dei rapporti intimi. EĢ€ un segreto. Comunque sia, hoĀ tredici anni e, come la mamma alla mia stessa etĆ , anch’io ignoro i misteri della sfera sessuale, non ho mai visto un uomo nudo, eccetto i dipinti e le sculture, e, cosa piĆ¹ grave, misconoscoĀ il mio corpo e le sue funzioni. Lei non ne parla mai e, se pongo qualche domanda, evita di rispondere.

Ā«Quando sarai signorina, le capirai da sola certe coseĀ», risponde. Ebbene chi mi spiegaĀ perchĆ© Tania ci ha provato con me? Come mai io penso solo ai ragazzi, mentre a leiĀ piacciono ancheĀ le femmine? Questi e molti altri misteriĀ non sono chiari, neanche adesso che sono signorina. Domande. Domande che resteranno senza risposta, finchĆ©Ā non troverĆ² un libro, un manuale, un film o un giornale scientifico,Ā che soddisfi il mio bisogno di sapere.

Caro Diario, voglio confidarti un episodio, che ti farĆ  capire le deleterie conseguenze dei comportamentiĀ ottusi dei genitori, e mi riferisco alla pessima consuetudine di nascondere la veritĆ  a una figlia, che si avvia verso l’adolescenza.

Quando partii per Castro, tre anni fa, la mamma mise in valigia due dozzine di certi panni di lino, che lei e zia Frida avevano ricamato con il punto a giorno e poiĀ ne avevano sfilacciato ad arte i bordi.

Ā«Non li voglio quei fazzolettiĀ», dissi, non sapendo che cosa farmene diĀ cosƬ grandi.
Ā«Devi portarli, invece. Non si puoĢ€ mai sapereĀ», alluse la mamma.
Il suo tono fermo mi mise in Ā allarme. Ā«A che cosa servono?Ā» domandai, incuriosita.
Lei chinĆ² la fronte, e proseguƬ col sistemare la biancheria in bell’ordine.Ā Ā«Al momento opportuno lo sapraiĀ», rispose con un tono, che non ammetteva repliche.Ā Zia Frida la pregĆ² di spiegarmelo, chĆ© se fosse successo quel che doveva accadere, almeno avrei saputo che cosa fare. Lei, che ĆØ una tipa cocciuta, scosse la testa, e s’incaponƬ nel piĆ¹ assoluto mutismo.Ā Ero abituata ai suoi misteri, e non ci pensai. EroĀ proiettata verso l’avventura che stava per iniziare a Castro.
Subii, dunque, la decisione della mamma, e, una volta, in collegio, misi iĀ pannicelli in fondo allā€™armadio della biancheria, e scordai di averli.

Successe che, siccome ne ignoravo la funzione, quando giunse il momento che avrei dovuto usarli, non lo feci.

Ricordo, ero in classe, e, allā€™improvviso, mi trafissero dei forti dolori alla pancia. Chiesi al professore di disegno il permesso d’uscire, e mi chiusiĀ in bagno. Osservai, sbigottita, le manifestazioni del menarca e fui vinta dal terrore. Come mai il mio corpo produceva quella strana sostanza? Mi domandai. Le fitte lancinanti fecero il resto, e fui certa dā€™avere un male incurabile.

ā€œQuesta eĢ€ la volta che muoioā€, pensai nella toilette femminile del corso B. Ā ā€œSe questa roba non sparisce, moriroĢ€ā€, mi dissi, ignorando che cosa fosse. Poi decisi di darmi una possibilitaĢ€ di scampo, e riformulai il pensiero in un piuĢ€ ottimistico ā€œDomani non avroĢ€ piuĢ€ nulla. Se ci saraĢ€ ancora questa roba, mi rassegneroĢ€ alla morteā€.

Continua a leggere

Frammenti oscuri.


VenerdƬ, 2 dicembre 1966

Mattina

Caro Diario.

Devo andare a scuola tra poco.
Stamani sono stata lā€™ultima ad alzarmi dal letto, lā€™ultima a essere pronta, lā€™ultima a lasciare la camera e a Ā scendere nello studio con il diario verde sotto il braccio, chĆ© non lo lascio mai, per paura che le ragazze leggano ciĆ² che scrivo.

La veritĆ  ĆØ che sono senza forze, del tutto priva di energia e il mio aspetto lo rivela. Ho dedicato un poā€™ di tempo in piĆ¹ alla cura personale, per sembrare meno emaciata. Ā Invece niente. La faccia ĆØ rimasta uguale e le occhiaie mi fanno sembrare una morta vivente. Adesso, fra lā€™altro, oltre a vedermi stanca e brutta, hoĀ vergogna del mio pallore. Quasi le sfumature del mio colorito siano la prova diĀ colpe inconfessabili. Ma andiamo con ordine. La questione ĆØ seria.

Le relazioni fra noi collegiali non sempre sono limpide. Spesso bisticciamo per nulla, c’insultiamo e mettiamo il broncio.Ā CiĆ² mi rende molto infelice. Le amicizie piĆ¹ intime, talvolta, diventano motivo di pettegolezzi e commenti ambigui. Le ragazze vedono il sesso ovunque.

Questa mattina ā€“ come dicevo ā€“ dopo una notte insonne, mi sono svegliata con il viso stanco e sofferente e ho cercato di porviĀ rimedio con il trucco e unā€™accurata pettinatura, nella speranza di sembrare piĆ¹ graziosa e meno spossata, ma senza successo. Lo specchio ĆØ stato impietoso: il volto troppo smunto ricordaĀ un fiore sciupato.

Non vedo lā€™ora di ritornare a casa, per tirarmi su di morale, e rimettermi in forze. Qui nessuno si prende cura di me.

Tania, una ragazza ā€œgrandeā€, sā€™ĆØ attardata in camera con me e, posta alle mie spalle, ha osservatoĀ ogni mio gesto.

Continua a leggere

Le profughe giuliane dalmate.


Caro Diario

Oggi, allā€™uscita da scuola, ho visto Ottavio. Ci siamo scambiati unā€™occhiata fugace, e lā€™ho indicato alla mia amica Giselle, che non lo conosceva. Non ha fatto commenti. ChissĆ  se lo trova carino? Ho intravisto anche Giuliano, il fusto di quarta magistrale. Ottavio ĆØ in terza media, perchĆØ lo scorso anno fuĀ bocciato, dunqueĀ entrambi sosterremo gli esami il prossimoĀ giugno (1967).

Consuelo ĆØ a letto: ha fatto indigestione, ci giurerei. So, che ha ricevuto un pacco dai genitori, che lavorano in Germania, sono emigranti meridionali. Deve essersi ingozzata di dolciumi e wĆ¼rstel. Succede cosƬ a tutte: primaĀ arrivano le provviste, dopo finiamo in infermeria con il mal di pancia.Ā A proposito di cibo, oggi a pranzo ho mangiato minestrone, carne, contorno dā€™insalata e una mela. Durante il pasto, la direttrice distribuisce la posta. Siede a capotavola tra lā€™economa e le istitutrici, e rimane al suo posto anche durante la consegna della corrispondenza. Pronuncia il cognome della ragazza, che ha ricevuto posta, che si alza, attraversa il refettorio, s’avvicina alla tavolata delle signorine, e ritira la lettera.Ā Questo, per me, ĆØ un momento imbarazzante, perchĆØ sento gli occhi delle ragazze puntati addosso. Poi tutte vogliono sapere chi ha scritto.

Oggi, ho ricevuto una lettera da nonna Beatrice, quindi ho fatto da poco la mia passerella. Che vergogna. Nella busta ho trovato una banconota da mille lire. UserĆ² i soldi per pagare il cinema e acquistare caramelle, biscotti e stringhe di liquirizia, di cui sono ghiotta, e che mi fa bene. Mi ha scrittoĀ anche da mamma e ho avuto una cartolina da Nina. Sono molto contenta.

Nina ĆØ la mia amica prediletta. ƈ una ragazza speciale. Se penso, che si ĆØ privata della medaglia vinta alla gara di ricamo, l’unica cosa preziosa che aveva, per donarla a me, mi commuovo.

Nina ĆØ bionda, non molto alta, piĆ¹ o meno quanto me, maĀ un poā€™ piĆ¹ grassottella e ha gli occhi d’un azzurro ceruleo, che fa pensareĀ al cielo dā€™autunno. Non ĆØ bella, perĆ² ĆØ simpaticissima. Zita, la sua gemella, ĆØ scostante. Si dĆ  un sacco di arie, neanche fosse una miss di bellezza ma ĆØ, a mala pena, graziosa. Ha i capelli scuri e gli occhi verdi, ĆØ alta e magra. Quando camminaĀ sembra un fenicottero, che si muove su gambe lunghe e sottili. Beh, a dire il vero, le gambe sono niente male. PerĆ² le dita delle mani con le unghie rosicchiate sono orribili.

Continua a leggere

Ladra dā€™affetto.


Diario, 22/11/1966

Caro Diario

Alcuni giorni dopo il ballo del ’66, la signorina Mariella, la piĆ¹ giovane delle istitutrici, che frequentava il primo anno del corso di Laurea in Lettere Moderne, volle condurmi con sĆ© allā€™universitĆ . Doveva iscriversi a un esame, e, siccome quella mattina non cā€™era scuola, perchĆ© era la festa del patrono, la direttrice diede il consenso.
Uscimmo presto, dopo esserci preparate con cura. Stavamo per raggiungere il piazzale degli autobus di linea quando, a un tratto, vidi Ottavio accanto a una corriera. Parlava con un uomo di mezzā€™etĆ , anche loro ci scorsero e, mentre ci avvicinavamo, non ci levaronoĀ gli occhi di dosso. Intuii che parlavano di me, e colsi lo sguardo benevole dellā€™uomo.
Un attimo prima di raggiungerli, la signorina Mariella disse Ā«Ottavio ti vuole bene. Si vede che ĆØ innamorato di te. Piaci anche al papĆ Ā».
Ā«Ćˆ carino. Mi staĀ simpaticoĀ», risposi.
Quando fummo vicine, i due smisero di parlare. Lā€™istitutrice pagĆ² la corsaĀ eĀ prendemmo posto a destra del conducente.
Ottavio continuĆ² a chiacchierare con il padre e a guardarmi attraverso il finestrino. Non ebbi il coraggio di volgere lo sguardo nella sua direzione, per paura dā€™incrociare i suoi Ā occhi, Ā e svelarmi troppo, perĆ² riuscii a contenere lā€™emozione. La storia con Sandro mi aveva insegnato qualcosa, ed ero giĆ  un poā€™ piĆ¹ consapevole. Quando partimmo, Ottavio rimase a terra , e seguƬ la corriera con lo sguardo. Continua a leggere