Famiglie difficili.


šŸ“ŒBuon lunedƬ a tutti. Oggi, lunedƬ Ā 20 marzo 2017, il blog non sarĆ  aggiornato. PubblicherĆ² unĀ nuovo capitolo martedƬ 21. Ciao, a presto.

MercolediĢ€, 14 dicembre 1966

Caro Diario

Ieri sera la televisione trasmetteva il film ā€œIl seduttoreā€ con Alberto Sordi. Abbiamo riso; non so quanto.

Ho appena scritto una lettera di protesta alla rivista ā€œGiovaniā€, percheĢ la redazione non mā€™invia il materiale del club.

Da qualche mese sono iscritta al ā€œClub Giovaniā€. Ho aderito alla loro iniziativa per avere lā€™omonimo mensile. Non esistono molti giornali per noi adolescenti e mi pare eccezionale lā€™idea di un periodico dedicato ai ragazzi. Sono una persona che legge volentieri, ma non sempre le letture sono adatte a me. Questo giornale riempie un vuoto editoriale e soddisfa le mie esigenze di lettrice giovane e moderna. Mi allettava molto lā€™idea di ricevere il giornale, la tessera e le spille riservate ai soci.

Lā€™iscrizione al club era indispensabile per ricevere il periodico. Spedii, quindi, il modulo dā€™associazione e anche le cinquecento lire richieste ai soci. Da allora, tutti i giorni, aspetto con ansia lā€™arrivo della pubblicazione e delle cose cui ho diritto. Le mie aspettative, purtroppo, sono disattese. Il materiale promesso tarda troppo ad arrivare. Oggi, che sono particolarmente incavolata, ho scritto una lettera di protesta, per reclamare cioĢ€ che mi spetta. Il messaggio ha un tono perentorio: se non possono spedirmi la tessera, il giornalino e tutto il resto, devono restituirmi almeno i soldi, o meglio i francobolli che ho inviato. Ho aggiunto, infine, che la pazienza ha un limite. In questo periodo, per ingannare la noia, ho letto una miriade di libri, tanti fumetti, giornalini, fotoromanzi e riviste.

Sono molto seccata per questa storia del club. In piuĢ€ ho finito i soldi e non ho neanche un francobollo. Devo per forza consegnare le lettere alla direttrice per poterle spedire. Lei metteraĢ€ in nota il costo dellā€™affrancatura e la mamma troveraĢ€ un bel conto da pagare alla fine dellā€™anno: spendo tantoĀ in dolciumi, quaderni, giornalini, francobolli e cinema.

Se arrivasse una lettera di Nina o di qualche altra amica mi distrarrei un poā€™, invece nessuno mi pensa, e qui non ci sono passatempi. Non rimane che il diario. Scrivere eĢ€ un gran bel diversivo. A volte eĢ€ come reinventare il passato, in altri casi equivale a raccontarsi il futuro. Ora, ad esempio, ripenso a un altro episodio della vita di Nina.Ā Si eĢ€ capito che Gino eĢ€ cotto di lei, e spasima per avere un bacio. Una volta, con i soliti modi da teppista, la costrinse in un angolo del cortile sotto casa, e si avvicinoĢ€ per baciarla. Lei, peroĢ€, lesta si pose le mani sulla bocca, percheĢ eĢ€ molto contegnosa e non permette a nessuno di darle baci in bocca.

Gino, allora, si rivolse aĀ Ā Zita. Ā«Vieni qui. Dai una mano a tua sorella. Tu sei esperta di baci sulla boccaĀ», esclamĆ², prendendosi gioco di lei.

Zita, che ĆØ unā€™oca, corse, preseĀ le mani della sorella e le tolseĀ dalla bocca. Le labbra di Gino stavano per toccare quelle di Nina, quando lei si divincoloĢ€, riuscendo a liberarsi dalla morsa. Lo schiaffo sonoro, che molloĢ€ sulla faccia di Gino, lascioĢ€ le impronte delle dita per molte ore.

Ā«Azz, che pappinaĀ», esclamoĢ€ Gino, massaggiandosi la guancia rosso fuoco, e lā€™amore divampĆ² piĆ¹ potente di prima.

Il giorno dopo il ragazzino comparveĀ in cortile, nel luogo del ceffone, trasse dalla tasca dei calzoni un gessetto azzurro, e incomincioĢ€ a tratteggiare sul muro un volto di donna. Le gemelle osservavano la scena dalla finestra, e notarono che il disegno ricordava, in modo vago, le fattezze del viso di Nina. Mentre erano affacciate, ridacchiavano divertite. Il padre, attratto dalle loro risatine, le raggiunse per vedere che cosa stesse succedendo giuĢ€ in strada. Nel preciso istante in cui lā€™uomo sporse la testa fuori dalla finestra, Gino incomincioĢ€ a baciare il ritratto sulla parete.

Ā«Che fai? Baci lā€™intonaco? Vattene, mascalzone, altrimenti vengo giuĢ€ io. Ti do io i baci. Ti do! Ti faccio vedere i baci che volano!Ā» lo minacciĆ² il babbo delle ragazza.Ā CosiĢ€ dicendo, agitoĢ€ la mano in direzione del ragazzo, che corse via a gambe levate. Gino non eĢ€ mai riuscito a conquistare il cuore di Nina. Lei eĢ€ innamorata di Toni che, a suo dire, eĢ€ un giovanotto alto, biondo, di bellā€™aspetto, nonostante due denti rotti.

Ā«Che sono due denti spezzati a causa diĀ una caduta in bicicletta, in fondo? A me non dispiace questo piccolo difetto. Lo amo, percheĢ eĢ€ ponderato e affettuosoĀ», ripeteva, spesso.

ForseĀ non eĢ€ giusto affermare ā€œlei ama Toniā€, Ā sarebbe meglio scrivere ā€œamavaā€, poicheĢ nellā€™ultima lettera rivela dā€™essersi invaghita dā€™Andrea, quel giovane ā€œcapelloneā€ di cui parla. Spero che Nina non lasci il suo Toni per questo giovanotto zazzeruto che, tra lā€™altro, eĢ€ troppo vecchio per lei.

GiovediĢ€, 15 dicembre 1966

Consuelo mi ha chiesto di diventare sua amica, ho risposto che devo pensarci. Magari chiederoĢ€ consiglio a Jaspreet prima di decidere. Lei, da qualche giorno, eĢ€ un poā€™ meno antipatica con me, forse non mi considera piuĢ€ insignificante.Ā Certo il ricordo di questā€™attributo mi ossessiona ancora. Non riesco a perdonarla per avermi affibbiato questā€™appellativo.Ā Alcuni giorni fa anche Giselle mi chiese di diventare la sua confidente del cuore. Rifiutai. Adesso, peroĢ€, sono pentita. Vorrei essere sua amica, ma lei passa il tempoĀ con Linda. PerĆ², quando mi vede, continua a sbaciucchiarmi ed eĢ€ molto affettuosa anche se, a volte, noto strani cambiamenti in lei. Non vorrei che la vicinanza di Linda le nuocesse fino a farla diventare meschina, ladra e dispettosa come lei. Mi auguro che Giselle si accorga in tempo dā€™essere in compagnia di una persona sbagliata. Linda eĢ€ una ragazza da schivare. Bisogna guardarsi bene da lei. Nessuno dovrebbe starle vicino. EĢ€ contagiosa la sua cattiveria. EĢ€ proprio stramba e meschina. Oggi mi ha fatto leggere un biglietto di Giselle. Il messaggio dice ā€œMi piace imitarti. Ti ammiro tanto. Vorrei essere simile a te. Giselleā€.

E come sorrideva, la perfida, mentre leggevo lo scritto. Infine, ha esclamato Ā«Che scema. Giselle non ha carattere.Ā» Linda eĢ€ crudele e non vuole bene alla sua amica. Lei, secondo me, non eĢ€ affezionata a nessuno. Ho molti dubbi sullā€™autenticitaĢ€ del biglietto. Non mi fido, potrebbe averlo scritto lei stessa. Linda eĢ€ troppo arrabbiata per amare qualcuno. Un giorno dello scorso anno, che era in vena di confidenze, mi riveloĢ€ alcune cose spiacevoli.

Stavamo passeggiando in cortile, quando iniziĆ² a raccontare della sua famiglia.Ā Ā«Mio fratello e mia sorella non sono affettuosi con me. Si comportano male. Mi odiano e mi considerano unā€™estraneaĀ», raccontĆ² corrucciata. La sua dichiarazione mi sorprese. Pensai che mentisse, per attirare la mia attenzione.Ā Ā«Come mai?Ā» chiesi.
Lei mi squadrĆ². Ā«PercheĢ non sono miei fratelliĀ», sostenne, mordicchiandosi il labbro.
Spalancai le palpebre. Ā«Che cosa sono, allora?Ā» volli sapere.
Lei chinĆ² la testa di lato. Ā«Loro, in realtaĢ€, sono i miei fratellastriĀ», disse, guardandomi dritto negli occhi, per vedere la mia reazione.
Aggrottai le ciglia. Ā«Ah!Ā» dissi, e rimasi a bocca aperta per la scoperta.
Lei fece una smorfia, simileĀ a un ghigno. Ā«Sono figlia di secondo lettoĀ», asserƬ, accentuando la contrazione della bocca.
Annuii piĆ¹ volte con cenni del capo. Ā«Che cosa significa? Che qualcuno si eĢ€ sposato due volte?Ā» domandai non troppo sorpresa. Anche lei assentƬ. Ā«Certo. Il babbo eĢ€ vedovo della prima moglie, la madre deiĀ miei fratellastriĀ», disse, ridendo in modo scomposto.
La sua risata mi spaventĆ²: era piĆ¹ vicina a un grido che al riso. Ā«Ho capitoĀ», commentai con un certo imbarazzo.
Lei si rabbuiĆ² in volto. Ā«Non hanno mai perdonato a papaĢ€ dā€™essersi risposato, dopoĀ la morte della loro mammaĀ», ammise a testa bassa.
Capii che era sincera. Ā«Sono entrambi crudeli con te?Ā» domandai.
Lei scosse la testa, esitante. Ā«Mio fratello non tanto. Lui eĢ€ il maggiore ed eĢ€ piuĢ€ maturoĀ», disse in tono pacato. La storia della sua famiglia incominciava a interessarmi.Ā Ā«Invece tua sorella?Ā» chiesi.
Lei stirĆ² gli angoli della bocca. Ā«Non perde occasione per insultarmiĀ», confessĆ²Ā con unā€™espressione disgustata.
Sollevai un sopracciglio, incredula.Ā Ā«Che cosa ti dice?Ā» volli sapere. Lei fece spallucce.Ā Ā«Ripete che non sono una vera sorella. ā€œSei un mezzo sangue. Sei la metaĢ€ di tutto. Fai ribrezzo. Sei una bastarda. Mi fa schifo averti per sorellastraā€. Ā Me loĀ dice allā€™insaputa di mamma e babboĀ», ammise la mia compagna.

Con tali crudeli affermazioni la sorella le ricorda la sua incomoda condizione dā€™usurpatrice e Linda deve essere molto ferita da tanta cattiveria. Rimasi molto dispiaciuta nellā€™udire la sua storia.Ā Ā Ā«I tuoi genitori non la rimproverano?Ā» domandai. Lei si fermĆ² davantiĀ alla balaustra.Ā Ā«SiĢ€, ma lei continua. Mā€™insulta quando loro non sentonoĀ», disse, ponendo le mani sui fianchi. Ā Ero entrata nella parte, ed esclamai Ā«Tu diglieloĀ».
Ā«Glielā€™ho dettoĀ», rispose, picchiettando un piede a un ritmo, che sentiva solo lei.
Ā«E che cosa eĢ€ successo?Ā» incalzai. Lei fece un cenno di diniego, e strinse le labbra.Ā Ā«Per porre fine alla faccenda spedirono mia sorella in collegioĀ», ammise. Rimasi senza parole, sbarrai gli occhi, e strinsi le labbra, sollevando il mento.

Di fronte alla mia espressione incredula, Linda narroĢ€ che la sorella era rimasta orfana a cinque anni. Aveva molto sofferto per lā€™improvvisa morte della mamma e non aveva accettato la nuova donna, che vedeva accanto al papaĢ€. La bambina doveva essersi convinta che la seconda moglie, giunta in casa un anno dopo la morte della madre, avesse fatto scomparire la propria mamma. Quando nacque Linda, la gelosia raggiunse lā€™apice. PiuĢ€ volte la ragazzina tentoĢ€ di capovolgere la culla in cui lei dormiva e non mancarono neppure i tentativi di soffocamento.

A suo dire, prima o poi, la sorellastra avrebbe risolto il problema “Linda” in modo definitivo, se non fossero intervenuti i genitori. I gesti di violenza fisica e verbale non si placarono, come i genitori avevano sperato. Anzi, quando Linda crebbe, si fecero piĆ¹Ā intensi.Ā CosiĢ€ la ragazzina fu mandata in collegio, qui a Castro, per frequentare la scuola media. Dopo il diploma allā€™Istituto Commerciale di Castro, la ragazza tornoĢ€ a casa e Linda fu spedita in convitto, percheĢ le sorelle non possono convivere sotto lo stesso tetto.

Linda soffre e non comprende la decisione familiare: eĢ€ troppo piccola per capire e accettare le scelte dei grandi. Fatto sta, che lā€™allontanamento l’ha resa cattiva e crudele con tutti, percheĢ non si sente amata. Lei eĢ€ convinta che sua madre lā€™abbia respinta percheĢ colpevole, cattiva, non buona.

Ā«Se mi avesse amato, non si sarebbeĀ separata da meĀ», afferma,Ā a volte.

Linda non ha accettato il distacco dalla mamma e reagisce con strani comportamenti. EĢ€ dispettosa, ribelle e ladra. Ruba senza rendersene conto. Vuole qualcosa dagli altri. Sottrae oggetti per chiedere amore.

I rapporti familiari, per me, sono incomprensibili. Lā€™amore, lā€™amicizia, lā€™affetto tra amiche sono sentimenti impenetrabili. I legami, la confidenza e lā€™attaccamento creano nella mia anima un certo disagio. Non sono capace di coltivare relazioni dā€™amicizia e affetto, e mi distacco dopo un poā€™.Ā Poi ho pentimenti e rimpianti per lā€™amica perduta. La paura dā€™essere inadeguata m’impedisce di esprimere i miei sentimenti. Temo di non essere compresa. Ho paura di venire respinta e rifiutata. Per questa ragione, spesso, sono a disagio e timida, fino alla goffaggine.

Non sono sgraziata esteriormente, sono impacciata dentro. Anche se il mio aspetto eĢ€ quello di una ragazza carina, dentro di me cā€™eĢ€ una polverosa cenerentola. Una cenerentola con le sorellastre incorporate, dato che sono figlia unica. E le sorellastre sono le mie paure, lā€™indecisione e la timidezza.Ā Le amiche, alla fine, si allontanano, cercano altre compagne. Allora rimango male, e rimpiango cioĢ€ che non ho piuĢ€.

Lā€™anno scorso, nel mese diĀ novembre, Jaspreet incomincioĢ€ a essermi molto vicina. Si accostoĢ€ a me dopo lā€™episodio dellā€™appellativo, e diventammo amiche senza che me ne rendessi conto. Successe in modo spontaneo, non ci fu determinazione o volontaĢ€ da parte mia.Fu lei a scegliere me. Anche percheĢ, in genere, non oso esprimere desideri. EĢ€ come se fossi priva di volere. Non ardisco sperare, non ho il coraggio di chiedere. Penso molto, tuttavia. Provo sentimenti confusi, ma ho idee personali su ogni cosa e riguardo tutti.

Jaspreet, in quel periodo, mi faceva un poā€™ pena percheĢ alcune ragazze la chiamavano ā€œbastardaā€. Questā€™appellativo glielo aveva appioppato Rosita ed era un chiaro insulto alle sue origini meticce. Jaspreet eĢ€ un tale miscuglio di razze, lingue e culture che non ha uguali in tutta Italia. Lā€™epiteto, peroĢ€, le era stato indirizzato soprattutto a causa dellā€™alterigia, lā€™antipatia, la superbia anglosassone che, spesso, sfoggiava.

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Il gattino e il bacio rubato.


LunediĢ€, 12 dicembre ā€˜66

Mattina

Il Conte di Montecristo miete vittime. Marilina, da quando si ĆØ Ā svegliata, non fa altro che sospirare e desiderarlo. Non siamo le uniche a spasimare per Montecristo. Siamo tutte innamorate di lui.Ā Marisa si eĢ€ svegliata con un labbro gonfio a causa di un herpes. Le ragazze, con fare malizioso, le hanno domandato che cosā€™avesse fatto durante la notte.Ā Ā«Ho dormito con Bond e MontecristoĀ» ha risposto.

Ā«Dormito? Non direiĀ», ha esclamato una, ridacchiando.

IncolleroĢ€ sul diario le foto di Andrea Giordana, Sean ConneryĀ e dei New Dada, appena possibile. I ragazzi del complesso ā€œNew Dadaā€ mi piacciono. Sono dei veri ā€œdandyā€.

Stamani ho fatto le pulizie in camerata con Jaspreet.Ā Lei voleva convincermi a spolverare, ma io sono stufa di togliere la polvere da mobili e comodini. EĢ€ una faccenda barbosa e allergizzante, che nessuna vuole sbrigare. PercioĢ€ le piuĢ€ furbe cercano di rifilare questa mansione a unā€™altra.

Ho spolverato per ben tre turni, ma stamani non mi hanno incastrato. Mi sono accaparrata la scopa, e ho spazzato in fretta il pavimento.

Poi sono venuta nello studio a ripassare. Oggi devo essere interrogata in geografia.Ā ā€œAvraĢ€ spolverato Jaspreet?ā€ mi domando dubbiosa.

Pomeriggio

Sono scampata allā€™interrogazione di latino.
ā€œMeno male. Non ero troppo preparataā€, lo riconosco.Ā La professoressa dā€™italiano mi sentiraĢ€Ā giovediĢ€. Ho preso buoni voti in tutti i compiti in classe. Ho fatto firmare le votazioni alla direttrice, che si eĢ€ compiaciuta dei risultati. Tuttavia, devo rimediare alcune insufficienze nelle interrogazioni.

Oggi, a pranzo, ho mangiato riso col brodo di fagioli, polpette di carne, cavoli e pere.Ā A fine pranzo avevo ancora fame. Lo stomaco brontolava, allora Fiorella mi ha offerto un poā€™ dā€™olio dā€™oliva, quello buono di casa sua. Ho accettato volentieri, e ho cosparso lā€™olio profumato su una grossa fetta di pane. Poi ho aggiunto un pizzico di sale, percheĢ il pane toscano eĢ€ troppoĀ sciapo per i miei gusti.Ā A merenda voglio mangiare tanto. Ho un appetito esagerato in questi giorni. Sono molto affaticata e ora mi eĢ€ venuto un fortissimo mal di testa. Credo sia colpa della fame.

ā€œHo sempre fame. Sono affamata dā€™amore. La deprivazione dā€™affetto va colmata col cibo? O, forse, devo crescere in fretta?ā€ mi domando.

Ho finito quasi tutti i compiti. Devo studiare ancora la terza declinazione e fare un esercizio di latino.Ā Caspita, mi tocca studiare anche francese e da sola. LaĀ direttrice daĢ€ ripetizioni, ma solo il martediĢ€ e il giovediĢ€. Oggi, purtroppo, eĢ€ lunediĢ€.

Dopo merenda faroĢ€ gli esercizi di francese. Ā Sono giaĢ€ le cinque meno cinque. Tra poco si mangia.

MartediĢ€, 13 dicembre ā€˜66

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Lo scandalo.


VenerdiĢ€, 9 dicembre ā€˜66

Caro Diario

Ho svolto il compito in classe dā€™italiano. Il titolo del tema era ā€œParla di una persona che ti eĢ€ particolarmente caraā€. La traccia era facile e simpatica. EĢ€ andata bene. Ho descritto la mamma.

Linda eĢ€ stata una delle prime a finire, e a consegnare il compito. La professoressa ha scorso il tema, poi eĢ€ avvampata.Ā Ha convocato la mia compagnaĀ alla cattedra e le ha chiesto Ā«Sai che cosa vuol dire…?Ā»

Non ho sentito le parole imputate, poicheĢ sono seduta al secondo banco e la signorina ha abbassato la voce.

Ā«NoĀ», ha risposto Linda.

Ā«Cercale sul vocabolario. Vai dal bidello, fatti dare un dizionario, e trova il significato di questi vocaboliĀ», e, cosiĢ€ dicendo, ha evidenziato con la matita rossa e blu alcune parole sul foglio protocollo.

Non ho mai visto una professoressa tanto contrariata. DomanderoĢ€ a Linda che cosā€™ha scritto nel tema.

Sabato, 10 dicembre ā€˜66

Sera

Lo scandalo.

Poco fa ho preso uno spavento inimmaginabile. Stavo scrivendo il Diario, e guardando ā€œCaroselloā€, quando a un tratto eĢ€ arrivata Linda, si eĢ€ avvicinata, e ha sussurrato allā€™orecchio che la miss vuole noi di terza media in direzione.Ā Ho fatto segno di seguirci anche a Giselle, Consuelo, Marilina e Jaspreet, e siamo andate nello studio della signorina.

Ā«Sedete. Devo parlarvi di cose importantiĀ», ha preannunciato la miss, mentre ci osservava con espressione severa.

ā€œTira aria di lavata di capoā€, ho pensato.Ā Oggi pomeriggio eĢ€ andata ai colloqui con i professori, percheĢ era stata convocata dal preside con urgenza.Ā Si eĢ€ rivolta a me e a Giselle, e ha affermato Ā«Voi due siete a posto. I vostri insegnanti sono abbastanza soddisfatti. Ancora un piccolo sforzo, e supererete lā€™esame senza problemiĀ», ha affermato.

“Caso strano.Ā Siamo state graziateā€, penso, mentre racconto gli strani eventi di questi giorni.

Poi ha sorriso in modo affabile, haĀ aggiunto che sono una ragazzina seria e studiosa, e ha invitato me e Giselle a tornare in sala TV.

ā€œSono stupita. EĢ€ la prima volta che eĢ€ contenta di meā€, considero, ma non me la bevo. Deve esserci dellā€™altro: una strategia che non mi spiego.

Consuelo, Marilina e Jaspreet ne hanno sentite di tutti i colori. La miss eĢ€ furibonda con loro, rischiano la bocciatura. Linda eĢ€ stata lā€™ultima a ritornare nel salottino. Aveva unā€™aria affranta e gli occhi lucidi. ā€œDomani mi faroĢ€ raccontare tuttoā€, ho pensato.

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Correva la motocicletta color avorio.


Alcuni mesi dopo lā€™incidente, papaĢ€ riprese a lavorare. Tuttavia, non conduceva gli autobus turistici di gran lusso. Adesso, guidava camion. Era retrocesso, e la mamma se ne lagnava. Ā«Se non avesse fatto lo stupido, lavorerebbe con i pullman da turismo. Era un impiego piuĢ€ leggero. Purtroppo, eĢ€ stato licenziato, percheĢ zoppica. Non eĢ€ piuĢ€ idoneo, e deve accontentarsi. Almeno smettesse di correre dietro alle zoccole. Ma poi, che avranno le altre piuĢ€ di me?Ā» s’interrogava con gli occhi verdi verdi intrisi di lacrime che parevano due smeraldi.

Frida alzava le spalle in un gesto impotente. Ā«Niente, nienteĀ», la rassicurava. Ā Ā«EĢ€ che gli piace cambiare. Non fa nulla per convincerle. Sono loroĀ che, Ā appenaĀ lo vedono, si attaccanoĀ», affermava, spingendo verso l’alto le labbra. Seguivano ricordi comuni di conquiste che papĆ  aveva fatto, suo malgrado.

Ā«Mah! Ha qualcosa di speciale, tiene i modi e un buon carattere, eĢ€ un bel giovane. PeroĢ€, ce ne sono tanti piuĢ€ belli di lui, senza neppure una donna, mentre lui ne ha cento e unaĀ», commentava miaĀ madre, scuotendo la testa.

La mamma e la zia andavano avanti, per ore. Si chiedevano che cosa avesse di tanto seducente mio padre. Non si davano spiegazioni. Una sola cosa era certa: alla mamma non piaceva un marito donnaiolo. Non lo voleva, e aveva accettato il compromesso, per amore della famiglia.

Ā«Me lo tengoĀ», terminava. Ā«Non lo lascio, per non disonorare mio padre. La gente parla. Che futuro avrebbe Michela?Ā»

Mia madre rimaneva sposata a un uomo che la tradiva per “non disonorare il padre”. Non capivo. Ero piccola. Era tutto troppo strano. Il concetto dellā€™onore era incomprensibile e misterioso. Tuttavia, capivo che tante ragioni impedivano alla mamma di separarsi da papaĢ€, malgrado la pena dei continui tradimenti. Cā€™era lā€™onore da preservare e anche il mio futuro.

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L’ultima possibilitĆ .


Caro Diario

Correva l’anno 1956.

Vivevo serena con i miei genitori nell’appartamento che nonna Beatrice aveva affittato per noi, finchĆ© un giorno accadde qualcosa.

Una mattina, mentre facevo colazione con la mamma, il campanello di casa suonĆ². LeiĀ diede un’occhiataĀ dallo spioncino, e, visto che non era il padrone di casa, che continuava a temere come la peste,Ā si decise ad aprire. Era Loris, un cugino della mamma, figlio di Angelo Maria, il fratello di nonno Gigi, e di Margherita, la stessa che in un momento di follia voleva uccidere i tedeschi con la vanga. AprƬ l’uscio, e lo fece entrare. Rimasero a parlottare fitto fitto sulla porta, la mamma faceva certe facce, ma Ā io continuai a sorbire il latte e a inzuppare i biscotti, che avevano impastato e cotto nel forno a legnaĀ le donne di casa Miccioli, qualche giorno prima. A un tratto la mammaĀ prese la giacca e la borsetta, a me mise ilĀ cappotto e il berretto di lana, e uscimmo insieme allo zio Loris. Montai sul sedile posteriore della Balilla di seconda mano, la mamma sedĆ© accanto al cugino eĀ fui portata in campagna da nonna Beatrice.Ā La mamma e il cugino ripartirono. Non capii, dove andassero, e non mi posi domande. Erano cose da grandi. Da nonna Bea stavo in paradiso, andassero pure dove volevano.Ā Alcuni giorni dopo, forse uno o due, non so,Ā allora il tempo non contava,Ā  la mamma e lo zio ritornarono. Cā€™era anche papaĢ€ con loro. Aveva un piede e un braccio ingessati, ma, quando mi vide sorrise, come se nulla fosse. La mamma, invece, Ā tornĆ² nera e conĀ un muso lungo, neancheĀ Ā si fosse fratturata lei. Passarono i giorni, ma il suo umore rimase grigio, e leiĀ sembrava sempre piĆ¹ triste e delusa. Pareva che le dispiacesse il babbo. Invece io ero contenta: stare insieme con lui Ā era una cosa meravigliosa, rideva con me,Ā mi faceva giocare,Ā bastava il suo sorriso o anche la sola presenza per sentire un senso di completezza e totale benessere. Quei giorni furono come una lunga vacanza per me.

A volte, mentreĀ papaĢ€ riposava, la mamma e zia Frida parlavano a bassa voce fra loro. Ripetevano sempre le stesse cose, il medesimo strano racconto. Io origliavo, giocando accanto a loro, e, se qualcosa non era chiara, domandavoĀ Ā«Che cosa vuol dire? PercheĢ?Ā» cui seguivano certe strane risatine di zia Frida.

Ā«Ascolta sempre tutto. Pare tanto presa dai giochi, ma non le sfugge una parola, e guai se non capisceĀ», commentava Frida con la mamma.

A volte le spiegazioni erano talmente oscure, che alimentavano altri dubbi. Soprattutto non mi spiegavo i fatti, che erano capitati al babbo, e il significato di alcune parole. Men che meno Ā potevo supporre lā€™influsso profondo che quegli eventi avevano su di me e sulla realtaĢ€ oggettiva.Ā La mamma aveva deciso di lasciare mio padre. Voleva separarsi e tornare, per sempre, con me a casa dei nonni.

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Questa ĆØ la volta che muoio.


Caro Diario

Ho giĆ  raccontato che la mamma, quando parlava con zia Frida si lamentava che la madre non le aveva fatto capireĀ “certe cose”,Ā e intendeva le relazioniĀ di coppia, com’era un uomo, quel che accadeva sottoĀ le lenzuola tra coniugi, quando spuntava la luna nel cielo.

Ecco, la mamma non ha spiegato nulla neanche a me. A casa non si parla dei rapporti intimi. EĢ€ un segreto. Comunque sia, hoĀ tredici anni e, come la mamma alla mia stessa etĆ , anch’io ignoro i misteri della sfera sessuale, non ho mai visto un uomo nudo, eccetto i dipinti e le sculture, e, cosa piĆ¹ grave, misconoscoĀ il mio corpo e le sue funzioni. Lei non ne parla mai e, se pongo qualche domanda, evita di rispondere.

Ā«Quando sarai signorina, le capirai da sola certe coseĀ», risponde. Ebbene chi mi spiegaĀ perchĆ© Tania ci ha provato con me? Come mai io penso solo ai ragazzi, mentre a leiĀ piacciono ancheĀ le femmine? Questi e molti altri misteriĀ non sono chiari, neanche adesso che sono signorina. Domande. Domande che resteranno senza risposta, finchĆ©Ā non troverĆ² un libro, un manuale, un film o un giornale scientifico,Ā che soddisfi il mio bisogno di sapere.

Caro Diario, voglio confidarti un episodio, che ti farĆ  capire le deleterie conseguenze dei comportamentiĀ ottusi dei genitori, e mi riferisco alla pessima consuetudine di nascondere la veritĆ  a una figlia, che si avvia verso l’adolescenza.

Quando partii per Castro, tre anni fa, la mamma mise in valigia due dozzine di certi panni di lino, che lei e zia Frida avevano ricamato con il punto a giorno e poiĀ ne avevano sfilacciato ad arte i bordi.

Ā«Non li voglio quei fazzolettiĀ», dissi, non sapendo che cosa farmene diĀ cosƬ grandi.
Ā«Devi portarli, invece. Non si puoĢ€ mai sapereĀ», alluse la mamma.
Il suo tono fermo mi mise in Ā allarme. Ā«A che cosa servono?Ā» domandai, incuriosita.
Lei chinĆ² la fronte, e proseguƬ col sistemare la biancheria in bell’ordine.Ā Ā«Al momento opportuno lo sapraiĀ», rispose con un tono, che non ammetteva repliche.Ā Zia Frida la pregĆ² di spiegarmelo, chĆ© se fosse successo quel che doveva accadere, almeno avrei saputo che cosa fare. Lei, che ĆØ una tipa cocciuta, scosse la testa, e s’incaponƬ nel piĆ¹ assoluto mutismo.Ā Ero abituata ai suoi misteri, e non ci pensai. EroĀ proiettata verso l’avventura che stava per iniziare a Castro.
Subii, dunque, la decisione della mamma, e, una volta, in collegio, misi iĀ pannicelli in fondo allā€™armadio della biancheria, e scordai di averli.

Successe che, siccome ne ignoravo la funzione, quando giunse il momento che avrei dovuto usarli, non lo feci.

Ricordo, ero in classe, e, allā€™improvviso, mi trafissero dei forti dolori alla pancia. Chiesi al professore di disegno il permesso d’uscire, e mi chiusiĀ in bagno. Osservai, sbigottita, le manifestazioni del menarca e fui vinta dal terrore. Come mai il mio corpo produceva quella strana sostanza? Mi domandai. Le fitte lancinanti fecero il resto, e fui certa dā€™avere un male incurabile.

ā€œQuesta eĢ€ la volta che muoioā€, pensai nella toilette femminile del corso B. Ā ā€œSe questa roba non sparisce, moriroĢ€ā€, mi dissi, ignorando che cosa fosse. Poi decisi di darmi una possibilitaĢ€ di scampo, e riformulai il pensiero in un piuĢ€ ottimistico ā€œDomani non avroĢ€ piuĢ€ nulla. Se ci saraĢ€ ancora questa roba, mi rassegneroĢ€ alla morteā€.

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Frammenti oscuri.


VenerdiĢ€, 2 dicembre 1966

Mattina

Caro Diario.

Devo andare a scuola tra poco.
Stamani sono stata lā€™ultima ad alzarmi dal letto, lā€™ultima a essere pronta, lā€™ultima a lasciare la camera e a Ā scendere nello studio con il diario verde sotto il braccio, chĆ© non lo lascio mai, per paura che le ragazze leggano cioĢ€ che scrivo.

La veritaĢ€ eĢ€ che sono senza forze, del tutto priva di energia e il mio aspetto lo rivela. Ho dedicato un poā€™ di tempo in piuĢ€ alla cura personale, per sembrare meno emaciata. Ā Invece niente. La faccia eĢ€ rimasta uguale e le occhiaie mi fanno sembrare una morta vivente. Adesso, fra lā€™altro, oltre a vedermi stanca e brutta, hoĀ vergogna del mio pallore. Quasi le sfumature del mio colorito siano la prova diĀ colpe inconfessabili. Ma andiamo con ordine. La questione ĆØ seria.

Le relazioni fra noi collegiali non sempre sono limpide. Spesso bisticciamo per nulla, c’insultiamo e mettiamo il broncio.Ā CioĢ€ mi rende molto infelice. Le amicizie piuĢ€ intime, talvolta, diventano motivo di pettegolezzi e commenti ambigui. Le ragazze vedono il sesso ovunque.

Questa mattina ā€“ come dicevo ā€“ dopo una notte insonne, mi sono svegliata con il viso stanco e sofferente e ho cercato di porviĀ rimedio con il trucco e unā€™accurata pettinatura, nella speranza di sembrare piuĢ€ graziosa e meno spossata, ma senza successo. Lo specchio eĢ€ stato impietoso: il volto troppo smunto ricordaĀ un fiore sciupato.

Non vedo lā€™ora di ritornare a casa, per tirarmi su di morale, e rimettermi in forze. Qui nessuno si prende cura di me.

Tania, una ragazza ā€œgrandeā€, sā€™eĢ€ attardata in camera con me e, posta alle mie spalle, ha osservatoĀ ogni mio gesto.

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Tra corbellerie adolescenziali, classe, studio e cineforum.


Corbellerie adolescenziali.

Caro Diario

Ho raccontato, sinora, alcuneĀ Ā vicende rilevanti della mia vita e deiĀ tempi presenti. PerĆ² ci sonoĀ tappe che costituiscono la memoria personale ed evocativa del mio mondo privato che non ho ancora narrato. Devo trovare il coraggio di parlare di mio padre, immenso iceberg di dolore sommerso Ā nella mia coscienza.

Oggi parleroĢ€ di cose frivole: la lista delle ragazze simpatiche, antipatiche e indifferenti, degli amici belli, brutti e cosiĢ€ via. ParleroĢ€ della musica preferita, dei cantanti, dei film… oppure faroĢ€ la lista dei libri che ho amato e di quelli che vorrei leggere.

Insomma, ho intenzione di descrivere cose che a nessuna persona seria e impegnata verrebbe in mente di fare. Chi si sognerebbe di stilare lā€™elenco dei libri piuĢ€ letti o delle persone piuĢ€ popolari? Mah!

A ogni modo, le compagne piacevoli sono pochissime, quindi la lista delle simpatiche eĢ€ presto fatta. Il primo posto va a Jaspreet, cui seguono Giselle, Marilina e Consuelo, anche se devo proprio fare uno sforzo per includerle nella lista bianca, percheĢ non le trovo sempre gradevoli.

Sono odiose pure loro, certe volte. Scocciano e sono pronte alla lite. Questa mattina, per esempio, appena sveglia, ho bisticciato con Marilina. Non ho capito bene per quale ragione. Fatto sta, che sono incavolata nera con lei.Ā Stavamo chiacchierando quiete quiete, quando a un tratto urla Ā«Non mi seccare. Ho i nerviĀ».

Ho impiegato una frazione di millesimo di secondo a offendermi, le ho voltato le spalle e mi sono allontanata, senza chiederle per quale motivo fosse nervosa. Poteva anche usare un tono meno rabbioso con me. E che cacchio ne sapevo, che era nera come la peste. Se lo fa unā€™altra volta, passeraĢ€ nella lista nera, quella delle antipatiche senza possibilitaĢ€ di revoca a vita.

Ho compito in classe di storia, sono abbastanza preparata, peroĢ€ non ho studiato Mazzini. La professoressa, di sicuro, faraĢ€ domande anche sulla Giovane Italia.Ā ā€œSperiamo beneā€, mi auguro.Ā CercheroĢ€ di scopiazzare qualcosa solo su Mazzini, percheĢ il resto lo so.Ā Ora vado a fare colazione. ContinueroĢ€ a scuola.

Ā La colazione.

Certo, le ragazze sono tanto maliziose. Fiorella eĢ€ una convittrice un poā€™ deperita. EĢ€ troppo magra, sempre stanca e, per questo motivo, il dottore le ha consigliato di mangiare le banane a colazione. Ne tiene un casco nella credenza e, tutte le mattine, ne mangia una.Ā Stamani era assonnata piuĢ€ del solito e sedeva accasciata sulla sedia con gli occhi socchiusi. Faceva colazione, ma dormiva ancora. Sorbiva il latte svogliata e mordicchiava la fetta di pane e marmellata con unā€™espressione fra il disgustato e il voluttuoso.Ā Infine ha preso la banana e, con sguardo vuoto e assente, ha staccato la buccia, poi Ā ha iniziato a mordicchiare la polpa bianca con unā€™aria languida.

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Le profughe giuliane dalmate.


Caro Diario

Oggi, allā€™uscita da scuola, ho visto Ottavio. Ci siamo scambiati unā€™occhiata fugace, e lā€™ho indicato alla mia amica Giselle, che non lo conosceva. Non ha fatto commenti. ChissĆ  se lo trova carino? Ho intravisto anche Giuliano, il fusto di quarta magistrale. Ottavio eĢ€ in terza media, perchĆØ lo scorso anno fuĀ bocciato, dunqueĀ entrambi sosterremo gli esami il prossimoĀ giugno (1967).

Consuelo eĢ€ a letto: ha fatto indigestione, ci giurerei. So, che ha ricevuto un pacco dai genitori, che lavorano in Germania, sono emigranti meridionali. Deve essersi ingozzata di dolciumi e wuĢˆrstel. Succede cosƬ a tutte: primaĀ arrivano le provviste, dopo finiamo in infermeria con il mal di pancia.Ā A proposito di cibo, oggi a pranzo ho mangiato minestrone, carne, contorno dā€™insalata e una mela. Durante il pasto, la direttrice distribuisce la posta. Siede a capotavola tra lā€™economa e le istitutrici, e rimane al suo posto anche durante la consegna della corrispondenza. Pronuncia il cognome della ragazza, che ha ricevuto posta, che si alza, attraversa il refettorio, s’avvicina alla tavolata delle signorine, e ritira la lettera.Ā Questo, per me, eĢ€ un momento imbarazzante, perchĆØ sento gli occhi delle ragazze puntati addosso. Poi tutte vogliono sapere chi ha scritto.

Oggi, ho ricevuto una lettera da nonna Beatrice, quindi ho fatto da poco la mia passerella. Che vergogna. Nella busta ho trovato una banconota da mille lire. UseroĢ€ i soldi per pagare il cinema e acquistare caramelle, biscotti e stringhe di liquirizia, di cui sono ghiotta, e che mi fa bene. Mi ha scrittoĀ anche da mamma e ho avuto una cartolina da Nina. Sono molto contenta.

Nina eĢ€ la mia amica prediletta. ƈ una ragazza speciale. Se penso, che si ĆØ privata della medaglia vinta alla gara di ricamo, l’unica cosa preziosa che aveva, per donarla a me, mi commuovo.

Nina ĆØ bionda, non molto alta, piĆ¹ o meno quanto me, maĀ un poā€™ piuĢ€ grassottella e ha gli occhi d’un azzurro ceruleo, che fa pensareĀ al cielo dā€™autunno. Non eĢ€ bella, peroĢ€ eĢ€ simpaticissima. Zita, la sua gemella, eĢ€ scostante. Si daĢ€ un sacco di arie, neanche fosse una miss di bellezza ma ĆØ, a mala pena, graziosa. Ha i capelli scuri e gli occhi verdi, eĢ€ alta e magra. Quando camminaĀ sembra un fenicottero, che si muove su gambe lunghe e sottili. Beh, a dire il vero, le gambe sono niente male. PeroĢ€ le dita delle mani con le unghie rosicchiate sono orribili.

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Lā€™amore ĆØ un ingarbuglio tremendo.


Caro Diario

Da quando ho il taccuino, cā€™eĢ€ sempre un nuovo ricordo alla soglia della memoria, un pensiero, un sentimento, una riflessione, che vuole essere scritta.

Oggi eĢ€ di scena lā€™amore. Di nuovo lā€™amore.

Eccolo qua. Ritorna alla mente Sandro, il primo ragazzo che ha turbato il mio cuore. Lui eĢ€ un tipo belloccio, niente male, ha i capelli biondi, un poā€™ mossi e gli occhi azzurri, eĢ€ alto e di corporatura media. La sua caratteristica principale, peroĢ€, non eĢ€ la bellezza, ma lā€™originalitaĢ€. Veste in maniera moderna e anticonformista con jeans, camicie colorate, giacconi corti, pantaloni aderenti e stivaletti con il tacco alto, e, da grande, vuole fare il cantante rock.

Sandro eĢ€ stato il primo adolescente per il quale ho provato emozioni intense e inspiegabili.Ā Il cuore batteva forte, quando lo incontravo, la testa girava, e sentivo unā€™insolita morsa allo stomaco. Stavo male, e non riuscivo a tenere a bada le mani, cheĀ tremavano perĀ lā€™inquietudine e lā€™ansia.

Questi malesseri mi spaventavano moltissimo, e speravo che, con il tempo, si attenuassero, ma non cā€™era nulla da fare. Bastava vederlo o, anche solo pensare a lui, che si ripresentavano. Se la mamma, la zia o chiunque altro faceva il suo Ā lo nome, partiva un colpo al cuore, avvampavo, e fuggivo, per non dare a vedere il mio disagio.

I turbamenti si presentavano anche a scuola, appena le compagne accennavano a lui con ammirazione. Allora era tutto un susseguirsi di tonfi, aritmie cardiache e respiri affannosi, che mi frastornavano, fino a ubriacarmi.Ā Insomma, era sufficiente sentire lā€™eco del suo nome, per inebriarmi dā€™amore e troppo ossigeno.

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