I segreti di Nurica


I segreti di Nurica, romanzo di Giuseppina D'Amato
I segreti di Nurica, romanzo di Giuseppina D’Amato

I Segreti di Nurica

I segreti di Nurica, sottotitolo Plasma, è un romanzo che prende vita in un mondo distopico di un tempo imprecisato .

La tematica centrale è il “confine” oltre il quale è pericoloso spingersi.

Sinossi.

Il romanzo, avvincente e ricco di tensione, è ambientato a Mydikan, la sterminata capitale del Sistema Planetario Nuricano, in un tempo imprecisato. La società distopica, basata sul culto della fondatrice del regno, impone norme rigide per garantire ai cittadini una vita pressoché immortale che, però, dipende dall’Opos, un elisir ricavato da una pianta molto rara.

In segreto, il popolo dei Famuli e le Intelligenze Artificiali si organizzano per rivendicare i propri diritti e limitare lo strapotere degli Eletti, la casta dominante. Le loro azioni sono appoggiate dal misterioso popolo dei Limus, che vive nell’inaccessibile Laguna di Venadria.

Nell’ombra, incombono gli Schiavisti, mercanti interstellari di merci preziose, soprattutto armi super tecnologiche e schiavi-donatori. Tuttavia, il pericolo maggiore è costituito dalla Società Profundis che, malgrado detenga il monopolio dei beni primari e del commercio inter planetario, mira al potere politico e al controllo della Vitalis Perennis, la pianta delle vita eterna.

La futura e giovanissima regina, Zabetha I°, ancor prima dell’investitura ufficiale, dovrà gestire i conflitti e agire in modo saggio per assicurare la salvaguardia dell’ordine e la sopravvivenza del pianeta.

INCIPIT

La Profetessa

Un Guerriero giusto e la sua adorata serva, una Famula Audinie Maddorino, si congiunsero nell’amore, e generarono una figlia immortale. Le iridi bagnate di cielo, le labbra tumide, le gote alte e rotonde, i capelli biondi, ondulati dal vento, il corpo snello e perfetto facevano di lei una bambina d’incomparabile bellezza.

Divenne una fanciulla intrepida e generosa, che agiva in sintonia con la natura. Leggeva i segni nelle nubi e in terra, e le straordinarie doti comunicative le consentivano di tradurre le visioni in parole intelligibili e certe.

Tutti erano ammaliati, quand’ella taceva o danzava o divinava in preda all’estasi mantica. C’era chi giurava d’averla vista in luoghi diversi allo stesso tempo. Oltre il dono della bilocazione, che la dislocava nello spazio, possedeva la chiaroveggenza, che la proiettava nel futuro. Il suo destino era scritto nell’eternità. Divinazione, razionalità e saggezza la resero una guida infallibile e amata.

In un Evione amaro e buio, il popolo  si radunò intorno a lei per riscrivere la Storia.  

La Regina di Venadria, Nadama, descrisse la mia progenitrice con queste parole sublimi, mi sentii fiera di discendere da lei e portare dentro di me le sue memorie.

Dal Diario di Zabetha I° Regina di Nurica.

Codice ASIN: B07Q5K2MQ1

Mentre creavo la vicenda e i personaggi ho dato libero sfogo all’inventiva e mi sono lasciata guidare dalla fantasia, senza avere in mente un genere letterario preciso.

Sebbene nel libro vi siano elementi fiabeschi, fantasy e fantascientifici, ritengo di aver scritto un libro di narrativa oltre i generi in cui narro vicende immaginarie sotto forma di romanzo. Cò che conta è condividere l’atto creativo con il lettore.

I Segreti di Nurica, Plasma di Giuseppina D’Amato
Formato Kindle
Editore: Gi.DA & Chi. Mes’ Books; I° edizione
27 giugno 2019
Amazon Media EU S.à r.l.
ASIN: B07Q5K2MQ1

INCIPIT

Creature nelle tenebre

La luce degli astri notturni penetrò la fitta vegetazione e si rifletté sulle acque mosse e profonde del fiume Midi. In un’ansa ai margini della zona boschiva, le sagome sommerse di creature acquatiche avanzavano insieme alla corrente.
Nel cielo comparve un piccolo drone; si abbassò sulla riva e planò fin sotto le chiome degli alberi.
Ne scese un Famulo incappucciato, scuro come la notte. Sulle spalle portava uno zaino. Si guardò intorno. La via era libera, neppure un’ombra gli sbarrava il cammino. Avanzò, scostando i cespugli e i falaschi di palude. A un tratto, dietro di sé, uno scricchiolio, come d’un ramo spezzato, lo fece sussultate.

Le abominevoli I. A. potevano essere ovunque. Cacciavano a piccoli gruppi in qualsiasi condizione climatica e ambientale. Però, prediligevano le tenebre per sorprendere le prede alle spalle.
Si voltò. Nessuno. Silenzio. Acuì i sensi. Udì stormire le fronde, lo sciabordio dell’acqua contro i margini e il flusso sordo in movimento.

Il luogo era infido. Si acquattò in mezzo all’erba alta e rimase in ascolto, respirando in modo regolare. Solo così, la mente poteva schiudersi alla percezione di ogni indizio. Quando fu certo d’essere l’unico viandante nell’oscurità, si rimise in cammino, determinato a raggiungere la meta.
Qualche strale prima, aveva captato uno strano segnale. Altri erano seguiti. Infine, aveva risposto a un messaggio. Ora, era tempo di capire con chi aveva a che fare.

Prenota l’e-book. Uscirà il 27 giugno

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Il mio tempo: gli anni ’70


Dal 25 al 30 marzo offerta libro gratis: Il mio tempo: gli anni ’70 di Giuseppina D’Amato. Leggi l’anteprima.

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“Il mio tempo: gli anni ’70” è il secondo volume della Trilogia “Il mio tempo”.

Narra le vicende di  Michela Visconti, già protagonista de “Il mio tempo: un’adolescente negli anni ’60” ormai adulta, universitaria in un momento storico e sociale difficile, dove anche le relazioni fra coetanei sono ambigue e, spesso, fugaci.

Per descrivere il romanzo ripropongo un articolo recente.

Ringrazio Orso Bianco |Gian Paolo Marcolongo per la recensione sul sito Amazon.

Sinossi – Il mio tempo, gli anni ’70

I protagonisti – Il mio tempo: gli anni ’70

Il mio tempo: gli anni ’70 si svolge nel 1977.

Michela Visconti, la protagonista del romanzo storico contemporaneo, è prossima alla Laurea in Psicologia all’Università La Sapienza di Roma. La sua esistenza ruota intorno allo studio e alle prime esperienze sentimentali, quando nella sua vita irrompe una misteriosa “biondina”.Il Movimento – Il mio tempo: gli anni ’70Nel romanzo Il mio tempo: gli anni ’70, le giornate di Michela e dei suoi amici scorrono sempre uguali, finché il Movimento degli anni ’70 sconvolge le loro vite e il loro tempo. Allora vediamo i giovani animarsi e lottare per la libertà e l’uguaglianza a fianco degli “attivisti” e degli “indiani metropolitani”. Anche Michela fa la sua parte e prende parte alle manifestazioni per l’emancipazione femminile insieme alle femministe delle quali condivide principi e valori.La trama – Il mio tempo: gli anni ’70

La vicenda del romanzo Il mio tempo: gli anni ’70 è incentrata sul Movimento del ’77, un tempo storico difficile, segnato da contrasti e scontri – talvolta violenti – fra studenti da una parte e politici e sindacati dall’altra. Questo è il tempo che segna la perdita dell’innocenza per molti giovani, alcuni dei quali imbracciano le armi, mentre i meno risolti scelgono la droga. Ebbene, ci si domanda: quale cammino imboccherà Michela? e i suoi amici quale via sceglieranno per il futuro?

Incipit – Il mio tempo: gli anni ’70

Il mille novecento settantasette fu un anno terribile per l’Italia e per molti studenti. Ma fu una data risolutiva per Michela Visconti, come narra il romanzo Il mio tempo: gli anni ’70.

Sono in ritardo

“Sono in ritardo. Fuori tempo massimo. Caspita. Non ci sarà un solo posto, e dovrò ascoltare la lezione in piedi”, pensò, mentre beveva l’ultimo sorso di latte e caffè che aveva preparato in gran fretta. Con gesti rapidi poggiò la tazza sul lavandino nell’angolo cottura del bilocale da studentessa universitaria fuori sede. Poi la risciacquò sotto l’acqua corrente.

I preparativi

Subito dopo, prese un blocco per gli appunti sullo scaffale della libreria ingombro di ceramiche dalle tinte intense, e lo pose nella capiente sacca di pelle appesa al pomello. Si sbrigò a togliere il pellicciotto di castorino sintetico dall’appendiabiti, lo indossò, e chiuse gli alamari. Staccò la Tolfa e passò la tracolla sulla testa. “Ahia, accidenti”, imprecò, districando una ciocca impigliata nella chiusura metallica. Ciononostante sistemò il manico su una spalla e di traverso sul petto in modo da porre la Catana lungo un fianco.

Scese di corsa la rampa di scale

Nella specchiera vide i capelli annodati su una tempia, e un ciuffo dritto in aria. Indossare la borsa equivaleva a ritrovarsi arruffata o con qualche ciuffo strappato dalla fibbia. A rapidi tocchi sistemò la frangia e le bande laterali sulle spalle. La chioma incorniciò l’ovale del volto ancora acerbo in cui spiccavano i vivaci occhi verdi. Infine richiuse la porta dietro di sé, e scese di corsa la rampa di scale prima di giungere al portone, affacciato su Via dei Sabelli.

La folla

Uscì in fretta dal palazzo per recuperare un po’ di tempo. Doveva prendere gli appunti, poiché quello era l’ultimo esame prima della dissertazione. Era necessario passarlo, altrimenti avrebbe dovuto discutere la tesi alla prossima sessione di Laurea. Non poteva permettersi il lusso di temporeggiare. Desiderava terminare quel percorso e iniziare la specializzazione al più presto. S’incamminò a rapidi passi, e proseguì tra la folla, urtando le persone. «Scusi. Permesso», ripeteva, mentre proseguiva sotto gli sguardi degli uomini e dei ragazzi, attratti dalla graziosa figura esile, ma di una morbida armonia. Per fortuna, abitava accanto alla sede del Corso di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma e, dopo una breve corsa, giunse sull’inizio della spiegazione. Giusto in tempo.

L’aula rigurgitava studenti

L’aula rigurgitava studenti, come aveva immaginato. Adocchiò una seggiola libera vicino alla porta posteriore, e vi prese posto. Seguiva Organizzazione e gestione delle risorse umane e prendeva appunti con la solita diligenza. Però faticò a concentrarsi, poiché lo studente vicino a lei si agitava. A un tratto, il tizio si voltò verso una biondina che stava in piedi sulla soglia. Le parve di vedere dei cenni d’intesa fra loro, ma vi diede scarso peso, pertanto continuò ad ascoltare, nonostante l’irrequietezza del ragazzo.

La biondina

D’impeto, il tizio raccolse dal pavimento i propri libri e un eschimo dall’aspetto vissuto. Poi si alzò, e uscì, passando accanto alla Biondina. Allora la biondina, magra coi capelli dritti e lunghi sulla schiena, sedette accanto a lei. Prima sfilò dal collo la capiente borsetta con le frange, infine la poggiò per terra, e prese a scrutarla. Lo sguardo indugiava con strafottenza su di lei. L’evenienza la infastidì e incominciò a provare un certo imbarazzo, misto a un’inspiegabile inquietudine.

Fobie sociali

Sentirsi minacciata o in pericolo quando si aggirava per le vie intorno alla facoltà era una costante. Negli ultimi tempi, ella sognava di venire accoltellata alle spalle da misteriosi soggetti incappucciati. Se ne curava poco e attribuiva i sogni e le sensazioni minacciose alle sue fobie sociali. Mentre il professore spiegava la Teoria della Gestalt, si volse verso la vicina. Poi accennò uno stiramento delle labbra senza sorriso, e la fissò con occhi piccoli e indagatori. Era una tipa interessante, si disse. L’aria assorta e misteriosa le conferivano un fascino particolare, quindi decise di salutarla allo scopo di capire il motivo di tanta insistenza.

La conversazione

«Ciao», eruppe brusca. La tizia rispose. “Mi pare di conoscerla. Non so chi sia esattamente, ma l’ho già vista in giro”, pensò, mentre la memoria fotografica passava in rassegna i visi incontrati a mensa, alle riunioni politiche e ai collettivi studenteschi. «È interessante la lezione», asserì la tipa, convinta. «L’argomento è complesso, ma degno d’attenzione», lasciò intendere che avrebbe voluto ascoltare il professore. «Non riuscirò a preparare l’esame per il prossimo appello», comunicò la Biondina. Le sfuggì lo scopo. “Che me ne frega se lo fa”, le passò per la mente in un primo momento. Invece, domandò «Come mai?» e si trattò di pura cortesia. Forse la nuova arrivata era in vena di chiacchierare per solitudine o qualche altra ragione a lei ignota. «Troppa roba da studiare. Ho poco tempo.» L’altra la scrutò. Il suo istinto rimosse il disagio, lo faceva sempre davanti alle situazioni ansiogene per buona educazione o evitamento. «Hai problemi?, stai male?, lavori?» offrì una gamma di risposte che avrebbe voluto udire. Del resto molti studenti fuori sede erano costretti a lavorare per mantenersi agli studi. «Mi occupo d’altro oltre lo studio. Sto per partire.» La spiò di sottecchi, mentre lei continuava a prendere appunti. «Sono costretta a studiare. Voglio superare l’esame.» «Così credi tu», disse la Biondina.

La minaccia

L’insolita replica la sorprese. Si stupì, convinta d’aver udito male. “Vaneggia a 70 gradi”, realizzò, l’aria impacciata, come quando le sfuggivano le situazioni. «È l’ultima prova. Devo superarla. Altrimenti posso dire addio alla discussione della tesi la prossima sessione estiva. I testi sono già pronti. Devo farli correggere alla professoressa, e ricopiarli a macchina», quasi si giustificò. Non voleva sembrare un’arrogante con la pretesa di passare al primo appello e a tutti i costi. «Pensi di laurearti a giugno?» insistè la tizia. «Sì», replicò in  tono perentorio. Si stava incavolando, e pensava “Ha rotto le balle.” «Lo vedrai. Vedrai», minacciò la sconosciuta. Si rabbuiò, le ciglia socchiuse. «Ma di che parli?» incredula, pose la domanda e attese una risposta, ma invano. “

“Il mio tempo, gli anni ’70”, romanzo di Giuseppina D’Amato

Gruppo di lettura


Il mio gruppo di lettura sta leggendo: L’attore di Mario Soldati.

Sinossi editoriale (seconda e terza di copertina)
Romanzo Premio Campiello 1970, amatissimo dal pubblico e ampiamente lodato dalla critica, L’attore è senza dubbio l’opera di maggior successo di Mario Soldati. Al centro della vicenda, realistica e allo stesso tempo singolare e imprevedibile, è Enzo Melchiorri, vecchio caratterista senza lavoro alle prese con i debiti causati dal vizio del gioco della moglie Licia. Implicato in una serie di ricatti, si rivolge a un vecchio amico regista, sperando grazie a lui di trovare un impiego. La trama, ricca di personaggi inquietanti, tra cui la domestica Giovanna e un faccendiere determinato ad allontanare i due vecchi amici, getta luce su un interno famigliare avvolto in una rete ambigua di inganni e seduzioni, sacrifici e tormenti. Tra una villetta liberty di Bordighera, i casinò della Costa Azzurra e la Roma delle classi abbienti e della burocrazia Rai, la narrazione miscela con sapienza azione e suspense, regalandoci una vivace descrizione dell’Italia del boom, di una borghesia in declino e in mutazione.

da Enciclopedia Treccani

Soldati, Mario. Scrittore e regista cinematografico (Torino 1906 – Tellaro 1999); educato in un collegio di gesuiti, studiò lettere nell’università di Torino, dove frequentò il gruppo gobettiano. Esordì con un racconto, Salmace (1929), cui seguirono America, primo amore (1935), frutto di un suo soggiorno negli Stati Uniti, e quindi varî racconti, romanzi e divagazioni: La verità sul caso Motta (1941); L’amico gesuita (1943); A cena col commendatore (1950); Le lettere da Capri (1954); La confessione (1955); Il vero Silvestri (1957); La messa dei villeggianti (1959); Le due città (1959); I racconti 1927-1947 (1961); I racconti del maresciallo (1967); L’attore (1971); Lo smeraldo (1974); La sposa americana (1977); El paseo de Gracia (1987). La narrativa di S., che ha più di un addentellato col tardo romanticismo e col crepuscolarismo piemontese, ma che si giova soprattutto della lezione del saggismo contemporaneo, specie di quello di E. Cecchi, appare sollecitata da un gusto per l’imprevisto non meno che da un interesse per i problemi di coscienza. È una narrativa mista d’estro e di riflessione, dal ritmo agile, incalzante, capace di convertire il dato più realistico in un evento straordinario. Complessa e aperta a molteplici interessi fu pure la sua attività di regista cinematografico; la sua vena migliore fu nell’evocazione di ambienti ottocenteschi, spesso pervasa di autentica poesia: Piccolo mondo antico (1940); Malombra (1942); Le miserie del signor Travet (1945); Daniele Cortis (1947); Policarpo, ufficiale di scrittura (1958). Tra gli altri suoi film: La provinciale (1952); La donna del fiume (1955); Chi legge? Un viaggio lungo il Tirreno (1960). Tra le altre prove della sua multiforme attività di scrittore: L’avventura in Valtellina (1985), vivace e denso racconto autobiografico che contiene alcune delle pagine migliori dell’ultimo S.; Ah! Il Mundial! (1986), che riunisce le corrispondenze dalla Spagna in occasione del campionato mondiale di calcio del 1982, vinto dalla squadra italiana; le prose riunite in Rami secchi (1989); nonché la ristampa (1985) di 24 ore in uno studio cinematografico, un’introduzione al mondo del cinema che Soldati aveva pubblicato sotto lo pseudonimo di Franco Pallavera nel 1935. Della raccolta delle Opere, a cura di C. Garboli, sono usciti due volumi, che riuniscono rispettivamente i Racconti autobiografici (1991) e i Romanzi brevi (1992).