Diario della sera #3


giovedì, 29 agosto ore 00.40

L’appuntamento con il diario delle 22.48 è saltato. Non importa, recupero, adesso. La mia giornata è stata molto impegnativa, di quelle che capitano di rado, per fortuna. Ho trascorso la mattinata fra le solite faccende domestiche e un po’ di scrittura, ma davvero pochissima. Nel pomeriggio, sono andata dal medico, per le prescrizioni dei farmaci all’intera famiglia. Poi, mi sono recata  in farmacia; quando sono entrata c’era un solo cliente che era, già, servito, da uno dei tre farmacisti: gli altri due sistemavano le confezioni dei medicinali, appena arrivati, nel retro del locale. Quando il farmacista ha preso le mie ricette, è allibito, però ha preparato, con pazienza, tutti i farmaci, senza battere ciglio. Infine, li ha messi in un capiente sacchetto di plastica riciclabile. Dopo aver pagato sessanta euro di ticket, ho ringraziato, salutato e preso la direzione dell’uscita. A quel punto, sono rimasta stupita io: dietro di me c’era una fila lunghissima, non esagero, se dico, fino alla porta. Mentre raggiungevo l’uscita, tutti guardavano nella mia direzione, non me, ma il sacchetto, che portavo in mano, stracolmo di scatole di ogni dimensione e forma. Una suora con l’abito bianco, il velo e la croce sul petto – insomma, una suora come tante – ha sorriso compassionevole. Ho alzato le spalle e ho esclamato: “A momenti, mi ci voleva il carrello! E non ho potuto fare a meno di pensare che tutti quei medicinali dovevano finire nel nostro corpo!”

Ritorno a casa. Preparo la cena, con largo anticipo, perché, alle sette di sera, ho una visita specialistica. Mi accompagna mia figlia.

“Mamma mi fa piacere, dopo andiamo a bere un aperitivo.” Afferma.

“Va bene.” Acconsento.

L’aperitivo era ricchissimo, come sempre, durante l’happy hour: piattino di lasagna, olive, tagliere con salumi e sottili fette di pane, patatine, chips e salsa piccante. Una cena, insomma. Ho avuto la malaugurata idea di provare uno spritz con il Campari. Mai l’avessi fatto! Non mi è piaciuto. Di solito, prendo l’analcolico della casa, a base di succhi vari; non sono riuscita a mandare giù il famigerato aperitivo, tanto in voga tra i giovani, e ho finito con l’ordinare una bottiglietta di acqua minerale frizzante e buonissima, altro che spritz! Mia figlia, che è patita di questa bevanda rossa “on the rocks”, dopo aver sorseggiato il suo grosso calice, colmo fino all’orlo, fa: “Mamma, visto che non ti piace, posso berlo io?”

“Certo. Sei sicura, che non ti faccia male?”

“Certissima.” e tracanna anche  il secondo bicchiere, mentre io vado avanti a sorsate di acqua, per spegnere l’incendio della salsa messicana.

Ritorno a casa. Nel vialetto, incontriamo la nostra amica Alba e la invitiamo a passare il dopo cena da noi. Lei è una persona speciale. Stiamo bene insieme: è come una di famiglia. Tra una chiacchiera e l’altra, arrivano quasi le undici e mezzo.

La mamma, prima di mettersi a letto vuole recitare la poesia “Dialogo fra il bambino e l’albero” di Novaro e rivedere su Youtube la macchietta comica “I due gemelli” di Roberto Murolo. Poi, Chiara guarda il filmato “Canto malinconico”  di Arbore e Vittorio Marsiglia, insomma alterniamo il pianto alle risate. Noto che Alba è inquieta, guarda spesso l’orologio da parete. Aspetta la figlia, che è uscita con le amiche.

“È andata a bere un drink in un locale alla moda, ma è molto distante da qui. Sono preoccupata.” Dice.

“Sono in macchina?” domando.

“Sì.”

“Stai tranquilla. Poi, come ritorna?”

“Vado a prenderla a casa di un’amica, verso l’una.”

“Qui in paese?” chiedo e lei m’informa che no, deve arrivare fino al paese vicino e, mentre lo dice, una voce chiama: “Mamma, dove sei?”

Esco in giardino e vedo la figlia di Alba.

“È lì la mamma?” chiede.

“Sì.”

“Ha dimenticato di venirmi a prendere!”

Intanto, esce anche lei e fa: “Non dovevi tornare all’una?”

“No. Ho detto che ti avrei chiamato. Poi, perché non hai preso su il cellulare. Non ci sei mai. Per fortuna, era tornato a casa papà ed è venuto a prendermi!”

“Però, sanno sempre dove cercarmi.” Fa Alba, incerta, prima di andare via.

E così, tra medici, aperitivi, fotografie, filmati, romanzi, poesie e chiacchiere sono arrivate le 00.40 ed io ho, finalmente, il tempo di scrivere, non le solite due righe, come mi ero ripromessa, quando ho iniziato il Diario della sera, ma qualcuna in più, visto che la giornata è stata più intensa, direi polposa, del solito.

Night Diary

Thursday, August 29 0:40 hours

The appointment with the diary of 22:48 is skipped. It does not matter, I’m recovering, now. My day was very challenging, to those that occur infrequently, fortunately. I spent the morning in the usual household duties and a bit of writing, but really very little. In the afternoon, I went to the doctor for prescriptions drugs to the entire family. Then, I went to the pharmacy; when I came, there was only one customer who was already served by one of the three pharmacists: the other two were arranging the medical packaging, just arrived, in the back of the room. When the pharmacist took my recipes, dismayed, however, he prepared, with patience, all medications, without not turn a hair. Finally, he put them in a large plastic bag recyclable. After, I payed sixty euro ticket, I thanked him, said hello and took the direction of the exit. At that point, I was amazed: behind me there was a long line, I am not exaggerating, if I say, to the door. While I was reaching the exit, everyone looked at me, not me, but the bag, which I carried in hand, overflowing with boxes of all shapes and sizes. A nun with the white dress, the veil and the cross on her chest – in short, a nun like so many others – smiled compassionately. I shrugged my shoulders and  exclaimed: “At times, I needed a shopping cart! And I could not avoid to think that all those drugs had to   up in our bodies!”

Return home. I made dinner, well in advance, because, at seven in the evening, I had to see a specialist, accompanied by my daughter.

“Mom, I’m glad, after we go for a drink.” She said.

“It’s okay.” I Agreed.

The drink was very rich, as always, during happy hour: dish of lasagna, olives, salami platter with thin slices of bread, crisps, chips and hot sauce. A dinner, in fact. I had the unfortunate idea to try a spritz with Campari. I had never done! I did not like. Usually, I take the soft drink of the house, made of various juices; I could not swallow the infamous drink, so much in vogue among young people, and I ended up ordering a bottle of sparkling mineral water and delicious, anything but spritz! My daughter, who is fond of this red drink “on the rocks”, after sipping her big cup, filled to the brim, asked: “Mom, because you do not like, may I drink it?”

“Yes. Are you sure, that you do not get ill?”

“Very certain.” and she gulped down the second glass, while I went back to sips of water to extinguish the fire of the Mexican sauce.

Return home. In the alley, we met our friend Alba and invited her, at home, for the after dinner. She is a special person. We’re well together, she’s like a relative. As we chatted the other, arrived almost half past eleven.

My mother, before going to bed, wanted to recite the poem “Dialogue between the child and the tree” by Novaro and reviewed on Youtube speck comedy “The twins” by Roberto Murolo. Then, Chiara watched the movie “Melancholy song” by Renzo Arbore and Vittorio Marsiglia, in short, we alternated the tears to laughter. I noticed that Alba was restless, often she was looking the wall clock. She was waiting for her daughter, who was out with her friends.

“She went to have a drink in a trendy cocktail bar, but it is very far from here. I’m worried about this.” She said.

“Are they by  car?” I wondered.

“Yes.”

“Do not worry. Then, by what means does she return?”

“I’m going to pick up her at a friend’s house, about one o’clock.”

“Here, in the country?” I asked and she informed me that no, she must reach to the neighboring country and, as she said, a voice calls: “Mom, where are you?”

I go out into the garden and see the daughter of Alba.

“Is my mother, there?” She asks.

“Yes, she is.”

“She forgot to pick up me!”

Meanwhile, she comes out and says: “Shouldn’t you have to come back at one o’clock?”

“No. I told you I’d called. Then, why do not you take your cell phone? You are never there. Luckily, dad came home and he came to pick up me!”

“But, they always know where to find me.” Told  Alba, uncertain, before going away.

And so, between doctors, appetizers, photographs, films, novels, poems and talk, it came the 00:40 and I have, finally, time to write, not the usual two lines, as I had promised myself, when I started the Journal of the evening, but a few more, since the day was more intense, even pulpy, than usual.

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