Dove nasce la poesia


Invito all’evento “Dove nasce la poesia” a cura di Giuseppina D’Amato e della scuola di danza B-Move.

Dove nasce la poesia, romanzo di giuseppina d'amato
Vi invito alla presentazione del mio romanzo: Dove nasce la poesia, presso Elnòs Shopping di Brescia, domenica 16 dalle ore 11.00 alle 12.00 circa. Evento a cura di Giuseppina D’Amato e scuola di danza B-Move.
Dove nasce la poesia, romanzo di  Giuseppina D'Amato, presentazione con la scuola di danza B-Move.
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Il mio tempo: gli anni ’70


Sinossi – Il mio tempo, gli anni ’70

I protagonisti – Il mio tempo: gli anni ’70

Il mio tempo: gli anni ’70 si svolge nel 1977. 

Michela Visconti, la protagonista del romanzo storico contemporaneo, è prossima alla Laurea in Psicologia all’Università La Sapienza di Roma. La sua esistenza ruota intorno allo studio e alle prime esperienze sentimentali, quando nella sua vita irrompe una misteriosa “biondina”.

Il Movimento – Il mio tempo: gli anni ’70

Nel romanzo Il mio tempo: gli anni ’70, le giornate di Michela e dei suoi amici scorrono sempre uguali, finché il Movimento degli anni ’70 sconvolge le loro vite e il loro tempo. Allora vediamo i giovani animarsi e lottare per la libertà e l’uguaglianza a fianco degli “attivisti” e degli “indiani metropolitani”. Anche Michela fa la sua parte e prende parte alle manifestazioni per l’emancipazione femminile insieme alle femministe delle quali condivide principi e valori.

La trama – Il mio tempo: gli anni ’70

La vicenda del romanzo Il mio tempo: gli anni ’70 è incentrata sul Movimento del ’77, un tempo storico difficile, segnato da contrasti e scontri – talvolta violenti – fra studenti da una parte e politici e sindacati dall’altra. Questo è il tempo che segna la perdita dell’innocenza per molti giovani, alcuni dei quali imbracciano le armi, mentre i meno risolti scelgono la droga. Ebbene, ci si domanda: quale cammino imboccherà Michela? e i suoi amici quale via sceglieranno per il futuro?

Incipit – Il mio tempo: gli anni ’70

Il mille novecento settantasette fu un anno terribile per l’Italia e per molti studenti. Ma fu una data risolutiva per Michela Visconti, come narra il romanzo Il mio tempo: gli anni ’70.

Sono in ritardo

“Sono in ritardo. Fuori tempo massimo. Caspita. Non ci sarà un solo posto, e dovrò ascoltare la lezione in piedi”, pensò, mentre beveva l’ultimo sorso di latte e caffè che aveva preparato in gran fretta. Con gesti rapidi poggiò la tazza sul lavandino nell’angolo cottura del bilocale da studentessa universitaria fuori sede. Poi la risciacquò sotto l’acqua corrente.

I preparativi

Subito dopo, prese un blocco per gli appunti sullo scaffale della libreria ingombro di ceramiche dalle tinte intense, e lo pose nella capiente sacca di pelle appesa al pomello. Si sbrigò a togliere il pellicciotto di castorino sintetico dall’appendiabiti, lo indossò, e chiuse gli alamari. Staccò la Tolfa e passò la tracolla sulla testa. “Ahia, accidenti”, imprecò, districando una ciocca impigliata nella chiusura metallica. Ciononostante sistemò il manico su una spalla e di traverso sul petto in modo da porre la Catana lungo un fianco.

Scese di corsa la rampa di scale

Nella specchiera vide i capelli annodati su una tempia, e un ciuffo dritto in aria. Indossare la borsa equivaleva a ritrovarsi arruffata o con qualche ciuffo strappato dalla fibbia. A rapidi tocchi sistemò la frangia e le bande laterali sulle spalle. La chioma incorniciò l’ovale del volto ancora acerbo in cui spiccavano i vivaci occhi verdi. Infine richiuse la porta dietro di sé, e scese di corsa la rampa di scale prima di giungere al portone, affacciato su Via dei Sabelli.

La folla

Uscì in fretta dal palazzo per recuperare un po’ di tempo. Doveva prendere gli appunti, poiché quello era l’ultimo esame prima della dissertazione. Era necessario passarlo, altrimenti avrebbe dovuto discutere la tesi alla prossima sessione di Laurea. Non poteva permettersi il lusso di temporeggiare. Desiderava terminare quel percorso e iniziare la specializzazione al più presto.
S’incamminò a rapidi passi, e proseguì tra la folla, urtando le persone.
«Scusi. Permesso», ripeteva, mentre proseguiva sotto gli sguardi degli uomini e dei ragazzi, attratti dalla graziosa figura esile, ma di una morbida armonia. Per fortuna, abitava accanto alla sede del Corso di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma e, dopo una breve corsa, giunse sull’inizio della spiegazione. Giusto in tempo.

L’aula rigurgitava studenti

L’aula rigurgitava studenti, come aveva immaginato.
Adocchiò una seggiola libera vicino alla porta posteriore, e vi prese posto. Seguiva Organizzazione e gestione delle risorse umane e prendeva appunti con la solita diligenza. Però faticò a concentrarsi, poiché lo studente vicino a lei si agitava. A un tratto, il tizio si voltò verso una biondina che stava in piedi sulla soglia. Le parve di vedere dei cenni d’intesa fra loro, ma vi diede scarso peso, pertanto continuò ad ascoltare, nonostante l’irrequietezza del ragazzo.

La biondina

D’impeto, il tizio raccolse dal pavimento i propri libri e un eschimo dall’aspetto vissuto. Poi si alzò, e uscì, passando accanto alla Biondina. Allora la biondina, magra coi capelli dritti e lunghi sulla schiena, sedette accanto a lei. Prima sfilò dal collo la capiente borsetta con le frange, infine la poggiò per terra, e prese a scrutarla. Lo sguardo indugiava con strafottenza su di lei. L’evenienza la infastidì e incominciò a provare un certo imbarazzo, misto a un’inspiegabile inquietudine. 

Fobie sociali

Sentirsi minacciata o in pericolo quando si aggirava per le vie intorno alla facoltà era una costante. Negli ultimi tempi, ella sognava di venire accoltellata alle spalle da misteriosi soggetti incappucciati. Se ne curava poco e attribuiva i sogni e le sensazioni minacciose alle sue fobie sociali. Mentre il professore spiegava la Teoria della Gestalt, si volse verso la vicina. Poi accennò uno stiramento delle labbra senza sorriso, e la fissò con occhi piccoli e indagatori. Era una tipa interessante, si disse. L’aria assorta e misteriosa le conferivano un fascino particolare, quindi decise di salutarla allo scopo di capire il motivo di tanta insistenza.

La conversazione

«Ciao», eruppe brusca. La tizia rispose.
“Mi pare di conoscerla. Non so chi sia esattamente, ma l’ho già vista in giro”, pensò, mentre la memoria fotografica passava in rassegna i visi incontrati a mensa, alle riunioni politiche e ai collettivi studenteschi.
«È interessante la lezione», asserì la tipa, convinta.
«L’argomento è complesso, ma degno d’attenzione», lasciò intendere che avrebbe voluto ascoltare il professore.
«Non riuscirò a preparare l’esame per il prossimo appello», comunicò la Biondina.
Le sfuggì lo scopo. “Che me ne frega se lo fa”, le passò per la mente in un primo momento. Invece, domandò «Come mai?» e si trattò di pura cortesia. Forse la nuova arrivata era in vena di chiacchierare per solitudine o qualche altra ragione a lei ignota.
«Troppa roba da studiare. Ho poco tempo.» L’altra la scrutò. Il suo istinto rimosse il disagio, lo faceva sempre davanti alle situazioni ansiogene per buona educazione o evitamento.
«Hai problemi?, stai male?, lavori?» offrì una gamma di risposte che avrebbe voluto udire. Del resto molti studenti fuori sede erano costretti a lavorare per mantenersi agli studi.
«Mi occupo d’altro oltre lo studio. Sto per partire.» La spiò di sottecchi, mentre lei continuava a prendere appunti.
«Sono costretta a studiare. Voglio superare l’esame.»
«Così credi tu», disse la Biondina.

La minaccia

L’insolita replica la sorprese. Si stupì, convinta d’aver udito male. “Vaneggia a 70 gradi”, realizzò, l’aria impacciata, come quando le sfuggivano le situazioni.
«È l’ultima prova. Devo superarla. Altrimenti posso dire addio alla discussione della tesi la prossima sessione estiva. I testi sono già pronti. Devo farli correggere alla professoressa, e ricopiarli a macchina», quasi si giustificò. Non voleva sembrare un’arrogante con la pretesa di passare al primo appello e a tutti i costi.
«Pensi di laurearti a giugno?» insistè la tizia.
«Sì», replicò in  tono perentorio. Si stava incavolando, e pensava “Ha rotto le balle.”
«Lo vedrai. Vedrai», minacciò la sconosciuta.
Si rabbuiò, le ciglia socchiuse. «Ma di che parli?» incredula, pose la domanda e attese una risposta, ma invano.

Il mio tempo, gli anni '70 - Romanzo di Giuseppina D'Amato
Il mio tempo, gli anni ’70 – Romanzo di Giuseppina D’Amato
La prima copertina del romanzo


Come la marea


Come la marea|D'Amato Giuseppina
Come la marea|D’Amato Giuseppina

Come la marea è un romanzo ambientato negli anni ottanta.

Natalie Lamourson, la giovane  protagonista, è una stimata ricercatrice in Scienze Farmaceutiche, presso l’ateneo di Chambéry. Durante il fine settimana ritorna a casa a Villombre, dove la famiglia gestisce uno château con annessa un’azienda vitivinicola.

Là vivono anche Juliette, l’adorato marito Samir e le figlie. Essi incarnano la coppia perfetta, l’ideale amoroso immaginario e sublime.

I pensieri e i ricordi di Natalie restituiscono al lettore l’idea di un nucleo familiare piuttosto disfunzionale. I danni arrecati al suo giovane spirito dai comportamenti e dalle scelte egoistiche dei genitori continuano a influire negativamente su di lei.

Ella, infatti, ha difficoltà a stabilire relazioni d’amore durature.

Però, quando s’innamora perdutamente di Benoît de Cathars, rampollo di una nobile famiglia decaduta, crede sia per sempre, finché un incubo premonitore insinua dei dubbi sulla fedeltà del suo uomo.

Allo stesso tempo, un  sogno ricorrente la conduce verso una misteriosa fanciulla che, nottetempo, emerge dal passato.

Delusa dalla storia con Benoît, fugge verso la remota Bretagna  del Nord e si stabilisce a Guilers, un paesino ai margini della foresta di Keroual, dove scoprirà un misterioso maniero, che l’attrae in modo irresistibile.

Tutto conduce al castello diroccato, quasi il luogo sia il fulcro della sua vita e la risposta ai suoi dubbi esistenziali.

È là che la fragile Natalie troverà il vero amore tra romantici fari, paesaggi mozzafiato, sogni e colpi di scena?

Un romanzo sugli anni ’70


Leggi gratis Il mio tempo: gli anni ’70 dal 20 al 24 settembre 2018.

Ti invito a leggere Il mio tempo: gli anni ’70 il seguito del romanzo Il mio tempo: un’adolescente negli anni ’60. Il romanzo è  ambientato nel ’77 nel periodo del Movimento e degli anni di piombo.

Sinossi.

È l’inizio del 1977, Michela Visconti, la protagonista del romanzo, è prossima alla Laurea in Psicologia all’Università La Sapienza di Roma, quando nella sua vita irrompe una misteriosa “biondina”. La sua esistenza, che ruota intorno allo studio e alle prime esperienze sessuali, viene sconvolta da alcuni personaggi e dal Movimento che la vede lottare per la libertà e l’emancipazione a fianco delle femministe delle quali condivide principi e valori e accanto agli amici “attivisti” e agli “indiani metropolitani”. La trama è incentrata sul Movimento del ’77, un momento storico difficile, segnato da contrasti e scontri – talvolta violenti – fra studenti da una parte e politici e sindacati dall’altra. È il periodo che segna la perdita dell’innocenza per molti giovani, alcuni dei quali imbracciano le armi, mentre i meno risolti scelgono la droga. Quale cammino imboccherà Michela? e i suoi amici?

Il libro di agosto


Dove nasce la poesia, romanzo in lettura gratuita solo per pochi giorni.

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Dove nasce la poesia|Giuseppina D'Amato
Dove nasce la poesia|Giuseppina D’Amato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incipit

1. Quando la creatura fece poesia.

Dopo il buio liquido, silenzioso e caldo, all’oscuro della differenza tra l’ombra e la luce, il caldo e il freddo, il silenzio e il suono, la creatura vide la luce.

La luminosità la accecò fuori dalle acque tiepide in cui era stata immersa per un periodo che non era tempo e non era spazio, poiché lei ignorava la cognizione dello spazio e del tempo.

Era fuoriuscita dal fluido caldo di cui si era nutrita ed era sospesa in un impercettibile spazio che era immensità e finitezza, poiché lei disconosceva l’infinito e i limiti.

Due eventi terribili erano avvenuti: aveva percepito una luminosità abbagliante, e aveva provato un fremito. Esisteva, inconsapevole di sé.

L’aria la fece rabbrividire e fu pervasa da un soffio naturale, un ritmo modulato, un alito che entrava e usciva da lei.

Udì un suono agghiacciante e ne fu terrorizzata. Non era più ammantata nella silenziosità mite e acquosa in cui, un tempo, galleggiava inconscia del tutto.

Era esposta ai respiri e agli sbuffi dell’aria, inesperta di ritmi, gemiti, canti e delle modulazioni dei silenzi e dei suoni.

Tre avvenimenti tragici si erano susseguiti: aveva sopportato una luce accecante, aveva patito il freddo e prodotto un pianto di terrore.

Lei era fluita dall’accogliente ventre ovattato e rassicurante e, ancora coperta dagli umori della terra madre, dai quali era stata generata, aveva creato una melodia con il respiro che traeva in sé.

La voce fu accolta dallo spazio. Lo spazio con un brivido la dilatò nel Cosmo, e il primo vagito intenerì e commosse la Terra.

Il giorno in cui nacque, la creatura fece poesia, sebbene ne fosse inconsapevole.

Ella ignorava che lo spazio della creatività è l’anima o qualsiasi altro luogo e non sapeva che i solchi mnesici possiedono le modulazioni del creato, e travalicano il tempo, poiché vivono in una dimensione a-temporale.

Ancora non aveva appreso o, forse, l’aveva dimenticato nell’istante in cui era stata tolta dall’humus materno, e le avevano reciso il vitale cordone, che la poesia era concepita dallo spirito dei poeti e dei pazzi e dei bambini.

Il primo canto fu l’innata aspirazione a superare i confini dello

spazio e del tempo e a vincere le ombre e il destino di morte, misconosciuto, ma già scritto in sé.

La prima preghiera fu l’inconsapevole invocazione al divino in lei. I vagiti furono energia, forza e ritmo, fino a divenire versi nella condensazione modulata di suoni dolenti e rabbiosi.

Le sonorità dei respiri atterriti segnarono l’inizio del viaggio, destinato a compiersi nel mondo della luce, delle cose tangibili e nello spirito, quel luogo sommerso e segreto di se stessa. 

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Dove nasce la poesia


Prenota on-line Dove nasce la poesia il nuovo romanzo di Giuseppina D’Amato che sarà disponibile dal 20 luglio 2018. 🔴

Dove nasce la poesia|Giuseppina D'Amato
Dove nasce la poesia|Giuseppina D’Amato

Sinossi.

Cinque storie d’amore e un funerale costituiscono l’intreccio del romanzo Dove nasce la poesia, sottotitolato Rinascita di Giuseppina D’Amato.

Marta Parodi, la protagonista, intraprende un viaggio per fare visita a Vilma, sua amica di gioventù, gravemente ammalata.
La partenza, metafora dell’inizio di un percorso interiore, condurrà la donna matura e in piena crisi esistenziale a una nuova consapevolezza.

La vicenda umana di Vilma domina il primo capitolo, l’inverno.
Qui il lettore conosce Mariuska, la badante ucraina, amante della poesia e, attraverso i dialoghi, ritrova il mondo contemporaneo con espliciti riferimenti al conflitto tra Crimea, Russia e Ucraina e al dramma degli immigrati del nord Africa.

Luca Rossi, il figlio di Vilma, al suo capezzale conosce Francesca Vitali, l’infermiera che assiste la madre, e tra loro nasce una bella amicizia. In questa sezione si delinea la storia sentimentale fra Paola Leonardi, figlia di Marta e Maurizio, e il londinese James Davenon.

Gli amici di Marta: Angelica Bruni, la Fata dei Fiori, Cristiano Bonelli, misterioso neurochirurgo single, e Roberto Paci, uomo cinico e dissacratore, hanno tutti un segreto nel cuore, e sono i protagonisti del secondo capitolo, la primavera. In questa parte il lettore incontra il complesso e affascinante personaggio di Cecilia, sorella di Marta, persona con bisogni speciali.

Le storie fra Luca e Francesca, Maurizio Leonardi e Natalia Pinto, giovane indossatrice brasiliana, si sviluppano nella terza sezione del romanzo, l’estate. Il lettore approfondisce la conoscenza del personaggio di Cecilia e incontra Carlo Signorelli, gestore del negozio della famiglia Parodi.

Il quarto capitolo, l’autunno, ha per protagonisti Cecilia e Carlo, innamorato non corrisposto, che la aiuterà a ristabilire i contatti con il mondo reale.

Elementi innovativi.

Dove nasce la poesia è un romanzo coinvolgente, attuale e intenso, che parla d’amore, malattia, distacchi, scrittura, poesia, sentimenti e contemporaneità.
Il tema della malattia psichica e malattia sociale, intesa come decadimento dell’umanità, è serio e profondo, induce alla riflessione e raggiunge il cuore di ogni lettere.
I personaggi, “eroici archetipi” del nostro tempo, vivono esperienze umane e provano sentimenti condivisibili.
Nel romanzo vi è commozione e dolore, ma anche tanta ironia, che fa sorridere e pensare. L’intento della scrittrice è esplorare insieme ai lettori il mondo sommerso della psiche alla riscoperta dei sentimenti e della poesia, intesa come respiro vitale del mondo, senza perdere di vista la rinascita, il sorriso e la gioia di vivere. E in questo contesto geo-politico chi può sostenere che non vi sia bisogno di speranza e messaggi positivi?

Interessante il ritmo, grazie ai piani narrativi intersecati nello spazio e nel tempo.
Prosa poetica.
Il romanzo parla di scrittura.
Riferimenti ai principali problemi del nostro tempo.
Messaggi positivi.
Riconoscimento della malattia e della morte, come componenti della vita.
La riscoperta della poesia e dell’arte e della creatività, come mezzo espressivo e strumento comunicativo.

Genere.
Romanzo sulle relazioni familiari; intimistico, psicologico, poetico. Narrativa di formazione, sociale e d’ambiente e costume.
Tempo narrativo: la vicenda si sviluppa nel 2015 nell’arco di un anno e si avvale dell’analessi per riprendere il passato dei protagonisti.