Prologo: il profumo della passione


Incipit del romanzo Il profumo della passione.

Nîmes, lunedì 20 agosto 2018

Ho appena concluso un nuovo contratto.

Dovrei essere soddisfatta, invece provo un senso di alienazione, un vuoto che dilaga dalla mente al cuore.

Il direttore dell’emittente televisiva France32, dove sono impiegata da due anni come giornalista, mi ha proposto un incarico che in principio mi è parso molto allettante mentre, adesso, m’angoscia.

Questa mattina, sono stata convocata nel suo ufficio, e lui con un gesto vago mi ha invitato ad accomodarmi sulla poltroncina nera. Poi, trincerato dietro la scrivania, ha appoggiato gli avambracci sul ripiano invaso da fogli di carta e oggetti di cancelleria, ha sporto il busto, quasi a voler accorciare le distanze fra noi, e ha inscenato la più convincente e fumosa delle illusioni. «Signorina La Forêt, il suo contratto si avvicina al termine. Ancora qualche settimana e sarà libera», ha esordito.

«Sì. Lo so.» Temo d’averlo guardato come un gattino al cospetto di Berlicche.

«Ha già altre proposte interessanti?» ha domandato con finta indifferenza, sollevandosi, e appoggiando il torace allo schienale della sedia curule.

«No», ho negato d’impeto.

Me ne sono pentita subito: avrei dovuto rispondergli che ho un mucchio d’offerte, ma la sincerità ha prevalso. È sempre così: non sono capace di vendermi al miglior prezzo. Prevale Memente.

«Bene. Allora, può essere ancora dei nostri», ha detto lui.

«Certo», ho risposto, piena d’un entusiasmo profumato d’adolescenza, sperando in una piccola rubrica quotidiana per i prossimi tre mesi.

Invece no. Lui ha scombussolato i miei miseri piani, e tra il minaccioso e il paterno mi ha offerto il rinnovo dell’ingaggio per ben otto mesi, niente meno che alla fine del mondo, dove non avrei mai neanche sognato d’andare. Inutile dire che sono ammutolita per la gioia dell’inatteso riconoscimento, ma nell’apprendere i dettagli del lavoro e la data della partenza, addio felicità.

Avrei voluto rifiutare, appena ha elencato in che cosa consiste l’incarico e gli impegni previsti, ma lui riesce sempre a essere persuasivo.

«Michelle, o firma, o è fuori», ha dichiarato più minaccioso che confidenziale, mentre io esibivo un impercettibile diniego, tormentando una ciocca di capelli che si ostinava a ricadere sulla guancia.

«Sa quanti sarebbero disposti a prendere il suo posto?» ha incalzato, distogliendo lo sguardo da me, come se già stesse vagliando un altro candidato, che la mia fantasia ha visto piegato in due, pronto a firmare con servile gratitudine i fogli che nel frattempo lui aveva estratto dal cassetto.

C’era poco da riflettere. Per lui “dire è fare”. Primo comandamento.  Continua a leggere “Prologo: il profumo della passione”

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Un romanzo sugli anni ’70


Leggi gratis Il mio tempo: gli anni ’70 dal 20 al 24 settembre 2018.

Ti invito a leggere Il mio tempo: gli anni ’70 il seguito del romanzo Il mio tempo: un’adolescente negli anni ’60. Il romanzo è  ambientato nel ’77 nel periodo del Movimento e degli anni di piombo.

Sinossi.

È l’inizio del 1977, Michela Visconti, la protagonista del romanzo, è prossima alla Laurea in Psicologia all’Università La Sapienza di Roma, quando nella sua vita irrompe una misteriosa “biondina”. La sua esistenza, che ruota intorno allo studio e alle prime esperienze sessuali, viene sconvolta da alcuni personaggi e dal Movimento che la vede lottare per la libertà e l’emancipazione a fianco delle femministe delle quali condivide principi e valori e accanto agli amici “attivisti” e agli “indiani metropolitani”. La trama è incentrata sul Movimento del ’77, un momento storico difficile, segnato da contrasti e scontri – talvolta violenti – fra studenti da una parte e politici e sindacati dall’altra. È il periodo che segna la perdita dell’innocenza per molti giovani, alcuni dei quali imbracciano le armi, mentre i meno risolti scelgono la droga. Quale cammino imboccherà Michela? e i suoi amici?

Il mio tempo: gli anni ’70


Il mio tempo: gli anni ’70. La saga di Michela Visconti continua nel 1977 con avvenimenti determinanti e nuovi personaggi. L’avevamo lasciata quattordicenne, la ritroviamo dieci anni dopo, laureanda del Corso di Psicologia all’Università La Sapienza di Roma. Il romanzo racconta il Movimento del ’77, un momento storico difficile, segnato da contrasti e scontri – talvolta violenti – fra studenti da una parte e politici e sindacati dall’altra. Il 1977 è un anno critico per molti giovani, ma è un momento risolutivo per Michela. È il periodo che segna la perdita dell’innocenza per molti e vede la nascita e l’affermarsi della coscienza politica e femminista. È tempo di scelte definitive che determinano il futuro di Michela e dei suoi amici, alcuni dei quali scelgono la lotta armata, la droga e il terrorismo.

In vendita dal 16 settembre 2018. Prenotalo qui.

Il profumo della passione


 

Memoria Narrante - Il profumo della passione- Romanzo di Giuseppina D'Amato
Il profumo della passione Giuseppina D’Amato

Il profumo della passione: otto mesi in Australia, opera adatta a un pubblico adulto, tratta il tema dell’amore visto da un punto di vista femminile. Michelle La Forêt, la protagonista, è una giovane giornalista. Al termine del contratto, il direttore le offre un nuovo ingaggio. La ragazza accetta entusiasta, ma si pente quando conosce i particolari del lavoro. È prevista, infatti, una missione di otto mesi in Australia dove lavorerà con Didier Blessant, un famoso operatore di ripresa e fotografo. L’uomo maturo, già inviato di guerra, è un tipo deciso e aggressivo. Sin dall’inizio si profila una dinamica relazionale difficile e conflittuale, un misto di amore e odio. Michelle è soggiogata, e fatica a sottrarsi al gioco erotico e distruttivo che si è acceso tra loro e a nulla servono i consigli via web della sorella e la presenza delle amiche. La vicenda si dipana tra avventure e colpi di scena sino all’epilogo inatteso e sorprendente, allorquando i due ritornano in Francia. L’io narrante è la stessa protagonista. Sullo sfondo, l’Australia, i suoi territori, i paesaggi e le atmosfere magiche. Il romanzo, ambientato nel mondo contemporaneo, affronta temi psicologici e sentimentali e tocca la problematica della violenza di genere. I personaggi sono immaginari, ma realistici e verosimili. La narrazione è scorrevole e il ritmo veloce.

In uscita il 2 novembre 2018. Prenotalo qui.

 

4 chiacchiere tra madre e figlia


  1. Qual era il tuo gioco preferito da bambina/o?
  2. Qual era la tua bevanda preferita da giovane?
  3. Qual era la tua lettura preferita nell’adolescenza?
  4. Il programma televisivo che guardavi più volentieri da piccolo/a?, c’è ancora?
  5. Qual è il libro senza tempo che consiglieresti a chi sta guardando?

Ciao, a lunedì 20 agosto per la seconda parte.

Leggi le autrici


Memoria Narrante
Alice Ann Munro è una scrittrice canadese, vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2013. Ha 87 anni.

Ho chiesto ad alcuni amici e amiche qual è il loro classico preferito o la lettura d’infanzia più gradita o il libro che consiglierebbero. Le risposte che ho ricevuto sono state varie, ma sorprendentemente coerenti. I maschi hanno letto in prevalenza autori di sesso maschile, le femmine si sono mostrate interessate sia alle autrici sia agli autori. Dalla mia piccola chiacchierata risulta, dunque, che gli amici abbiano letto solo una o due donne nella vita. «Possibile? Come mai?» mi domando. «C’entra, forse, l’ancestrale misoginia? È colpa della società che disprezza le donne da sempre?» Eppure ci sono fiori di scrittrici che meritano di essere lette. Allora, mi domando e vi domando «È possibile cambiare?» Secondo me, è molto importante leggere le autrici – e non parlo solo di fiction – e conoscere le donne meritevoli, rispettarne il talento, capire l’umanità di una donna, riscoprire scrittrici che sono state dimenticate o sottovalutate a causa dei pregiudizdi genere silenziosi e insidiosi.

Ti pongo tre domande.

  1. Qual è il classico che preferisci?
  2. Qual è il tuo libro preferito dell’infanzia?
  3. Quali autrici hai letto?
Memoria Narrante
Grazia Maria Deledda è una scrittrice italiana, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. È scomparsa a Roma nel 1936.

Il libro di agosto


Dove nasce la poesia, romanzo in lettura gratuita solo per pochi giorni.

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Dove nasce la poesia|Giuseppina D'Amato
Dove nasce la poesia|Giuseppina D’Amato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Incipit

1. Quando la creatura fece poesia.

Dopo il buio liquido, silenzioso e caldo, all’oscuro della differenza tra l’ombra e la luce, il caldo e il freddo, il silenzio e il suono, la creatura vide la luce.

La luminosità la accecò fuori dalle acque tiepide in cui era stata immersa per un periodo che non era tempo e non era spazio, poiché lei ignorava la cognizione dello spazio e del tempo.

Era fuoriuscita dal fluido caldo di cui si era nutrita ed era sospesa in un impercettibile spazio che era immensità e finitezza, poiché lei disconosceva l’infinito e i limiti.

Due eventi terribili erano avvenuti: aveva percepito una luminosità abbagliante, e aveva provato un fremito. Esisteva, inconsapevole di sé.

L’aria la fece rabbrividire e fu pervasa da un soffio naturale, un ritmo modulato, un alito che entrava e usciva da lei.

Udì un suono agghiacciante e ne fu terrorizzata. Non era più ammantata nella silenziosità mite e acquosa in cui, un tempo, galleggiava inconscia del tutto.

Era esposta ai respiri e agli sbuffi dell’aria, inesperta di ritmi, gemiti, canti e delle modulazioni dei silenzi e dei suoni.

Tre avvenimenti tragici si erano susseguiti: aveva sopportato una luce accecante, aveva patito il freddo e prodotto un pianto di terrore.

Lei era fluita dall’accogliente ventre ovattato e rassicurante e, ancora coperta dagli umori della terra madre, dai quali era stata generata, aveva creato una melodia con il respiro che traeva in sé.

La voce fu accolta dallo spazio. Lo spazio con un brivido la dilatò nel Cosmo, e il primo vagito intenerì e commosse la Terra.

Il giorno in cui nacque, la creatura fece poesia, sebbene ne fosse inconsapevole.

Ella ignorava che lo spazio della creatività è l’anima o qualsiasi altro luogo e non sapeva che i solchi mnesici possiedono le modulazioni del creato, e travalicano il tempo, poiché vivono in una dimensione a-temporale.

Ancora non aveva appreso o, forse, l’aveva dimenticato nell’istante in cui era stata tolta dall’humus materno, e le avevano reciso il vitale cordone, che la poesia era concepita dallo spirito dei poeti e dei pazzi e dei bambini.

Il primo canto fu l’innata aspirazione a superare i confini dello

spazio e del tempo e a vincere le ombre e il destino di morte, misconosciuto, ma già scritto in sé.

La prima preghiera fu l’inconsapevole invocazione al divino in lei. I vagiti furono energia, forza e ritmo, fino a divenire versi nella condensazione modulata di suoni dolenti e rabbiosi.

Le sonorità dei respiri atterriti segnarono l’inizio del viaggio, destinato a compiersi nel mondo della luce, delle cose tangibili e nello spirito, quel luogo sommerso e segreto di se stessa. 

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Invito alla lettura


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Il mio tempo|Giuseppina D'Amato
Il mio tempo|Giuseppina D’Amato

PROLOGO

I diari

Salgo nel mezzanino intenzionata a ripulirlo dalle cianfrusaglie. Appena spalanco la porta, particelle umide di aria calda si affollano sul mio viso e riempiono i polmoni. Ansimo. 

Sono le nove di mattina e l’afa è già intollerabile in quest’estate surriscaldata. Indosso la mascherina anti polvere e inizio a liberare il pavimento dalla congerie che lo invade. Soffoco. Tolgo la maschera. 

Metto da parte qualche pezzo da restaurare e getto il ciarpame in grossi sacchi di plastica nera: ne ho riempiti già quattro. Li porto in giardino due alla volta. Ritorno in soffitta, boccheggiando. Salgo, ridiscendo e torno sù, sudata e senza fiato.

Mi guardo intorno, ho ancora tanto lavoro: un armadio sbilenco traboccante abiti vintage, una credenza rustica con improbabile vasellame e pile di libri stipate contro il muro. Posso farcela. 

Comincio a disporre i volumi negli scatoloni per il centro di raccolta differenziata. Mentre li sposto, intravedo del legno. 

Forse, c’è una cartiera addossata alla parete. Proseguo e scorgo delle guarnizioni di metallo dorate, poi compare la bocchetta istoriata di una serratura e riconosco le parti di una cassa. 

Libero in fretta il coperchio e lo sollevo.

Il baule contiene un mondo di libri stratificati, alcuni sono appartenuti a mia madre, altri ai nonni. Ne apro qualcuno a caso e sul frontespizio riconosco le loro firme. Sposto i volumi delle superiori, scendo alla Moho delle scuole medie fino al mantello di riviste e giornali, datati anni ottanta, settanta, sessanta. 

Ho una decina di scatole da portare in garage: il che significa macchinate di rifiuti all’isola ecologica. Già mi prefiguro le occhiate sbieche della responsabile. 

Manca l’ultima stratificazione di questo piccolo pianeta in soffitta. Sul fondo, nucleo di un universo sconosciuto, ci sono delle copie formato gigante di Gioia, Amica, Grazia, Oggi, Tempo, Fotografare e due quaderni, uno ha la copertina verde e l’altro rossa. 

Li prendo e li getto in un cartone, felice d’aver sgomberato buona parte del pavimento. 

Uno dei taccuini si apre su una calligrafia minuta e delicata che mi incuriosisce. Lo ripesco, mi avvicino al lucernario, da cui filtrano i raggi del solleone, e leggo qualche riga. Scorro fino in fondo alla pagina, ma chi ha scritto non ha lasciato la propria firma.

IL DIARIO VERDE

Capitolo 1 

1. Scende la pioggia

Mercoledì, 2 novembre 1966 

Mattina

Piove. Piove senza sosta, da molti giorni. La noia è devastante. Non ho nulla da fare. Uscire è impossibile: il cortile è un pantano. Mi angoscio e sento un vuoto interiore. La pioggia che annega il cielo e la campagna, m’inquieta e ne ignoro la ragione. 

Ho deciso di scrivere. Provo un irresistibile bisogno di raccontare. Narrare è necessario, per vincere questo tedio struggente. 

Pomeriggio

Noi ragazze non possiamo uscire e in tutto dipendiamo dagli adulti. Quando ho saputo che l’istitutrice andava in centro, sono corsa su per le scale strette e buie, e sono inciampata in un gradino: sarei caduta, se non mi fossi aggrappata al corrimano.

Mi sono precipitata in portineria, appena in tempo. La signorina Mariella aveva già aperto la porta. Al mio richiamo si è girata, sorpresa di vedermi. 

«Michela, dimmi», ha esclamato, sollevando le sopracciglia sottili.

«Vorrei un quaderno», ho risposto.

«Come dev’essere?» ha chiesto brusca, senza togliere la mano dalla maniglia, come chi ha molta fretta.

«Alto e con la copertina plastificata», ho precisato.

«Va bene. Lo vuoi a righe o a quadretti?» ha aggiunto con un sorriso gentile.

Ho sollevato una spalla e, increspando il labbro superiore, ho replicato «Fa lo stesso.»

Lei ha strizzato le ciglia e le pupille sono diventate piccole piccole. «Per quale materia ti occorre?» ha voluto sapere.

La mia indecisione deve averla confusa. «Nessuna. Scriverò di me», mi è sfuggito. Poi mi sono pentita.

Lei ha spalancato le palpebre truccate con il kajal nero che sporca lo sguardo innocente. «No, non dirmi. Anche tu, il diario?»

«Sì», ho ammesso, seria. Ora, sorge il dubbio. «La sua era una domanda o una critica?»

Ha alzato il mento. «Che cosa scriverai?» ha chiesto.

A saperlo, ho pensato, abbassando gli angoli della bocca in un’espressione incerta. «Inizio con la cronaca della mia vita», l’ho sparata grossa. 

Ha annuito con piccoli cenni del capo. «Vedrò d’accontentarti», ha detto salutando con un gesto della mano. Poi ha aperto l’uscio. 

«Grazie, torni subito», le ho detto, mentre si chiudeva la

porta alle spalle. Avrei voluto suggerirle di non fermarsi al bar a bere il caffè e a parlare dell’Arno gonfio di pioggia, ma lei era già sparita. 

Sono ritornata verso lo studio uno, rasserenata dal suo buon gusto, aggrappandomi al regolo, per non ruzzolare dalla scalinata. Accidenti, è davvero pericolosa. 

Prima di rientrare, mi sono attardata in veranda accanto a una delle numerose porte finestra. Rapita dall’acqua, ho osservato la cuoca che guadava la corte con ai piedi un paio di stivaloni di gomma e si allontanava a passi lenti sotto la pioggia scrosciante. Viene giù a secchiate, da ore e ore. 

Ho fissa nella mente l’immagine della direttrice che, disperata, alza gli occhi al cielo e ripete «Ohi, il Signore Iddio s’è scordato di noi fiorentini.»

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Dove nasce la poesia


Prenota on-line Dove nasce la poesia il nuovo romanzo di Giuseppina D’Amato che sarà disponibile dal 20 luglio 2018. 🔴

Dove nasce la poesia|Giuseppina D'Amato
Dove nasce la poesia|Giuseppina D’Amato

Sinossi.

Cinque storie d’amore e un funerale costituiscono l’intreccio del romanzo Dove nasce la poesia, sottotitolato Rinascita di Giuseppina D’Amato.

Marta Parodi, la protagonista, intraprende un viaggio per fare visita a Vilma, sua amica di gioventù, gravemente ammalata.
La partenza, metafora dell’inizio di un percorso interiore, condurrà la donna matura e in piena crisi esistenziale a una nuova consapevolezza.

La vicenda umana di Vilma domina il primo capitolo, l’inverno.
Qui il lettore conosce Mariuska, la badante ucraina, amante della poesia e, attraverso i dialoghi, ritrova il mondo contemporaneo con espliciti riferimenti al conflitto tra Crimea, Russia e Ucraina e al dramma degli immigrati del nord Africa.

Luca Rossi, il figlio di Vilma, al suo capezzale conosce Francesca Vitali, l’infermiera che assiste la madre, e tra loro nasce una bella amicizia. In questa sezione si delinea la storia sentimentale fra Paola Leonardi, figlia di Marta e Maurizio, e il londinese James Davenon.

Gli amici di Marta: Angelica Bruni, la Fata dei Fiori, Cristiano Bonelli, misterioso neurochirurgo single, e Roberto Paci, uomo cinico e dissacratore, hanno tutti un segreto nel cuore, e sono i protagonisti del secondo capitolo, la primavera. In questa parte il lettore incontra il complesso e affascinante personaggio di Cecilia, sorella di Marta, persona con bisogni speciali.

Le storie fra Luca e Francesca, Maurizio Leonardi e Natalia Pinto, giovane indossatrice brasiliana, si sviluppano nella terza sezione del romanzo, l’estate. Il lettore approfondisce la conoscenza del personaggio di Cecilia e incontra Carlo Signorelli, gestore del negozio della famiglia Parodi.

Il quarto capitolo, l’autunno, ha per protagonisti Cecilia e Carlo, innamorato non corrisposto, che la aiuterà a ristabilire i contatti con il mondo reale.

Elementi innovativi.

Dove nasce la poesia è un romanzo coinvolgente, attuale e intenso, che parla d’amore, malattia, distacchi, scrittura, poesia, sentimenti e contemporaneità.
Il tema della malattia psichica e malattia sociale, intesa come decadimento dell’umanità, è serio e profondo, induce alla riflessione e raggiunge il cuore di ogni lettere.
I personaggi, “eroici archetipi” del nostro tempo, vivono esperienze umane e provano sentimenti condivisibili.
Nel romanzo vi è commozione e dolore, ma anche tanta ironia, che fa sorridere e pensare. L’intento della scrittrice è esplorare insieme ai lettori il mondo sommerso della psiche alla riscoperta dei sentimenti e della poesia, intesa come respiro vitale del mondo, senza perdere di vista la rinascita, il sorriso e la gioia di vivere. E in questo contesto geo-politico chi può sostenere che non vi sia bisogno di speranza e messaggi positivi?

Interessante il ritmo, grazie ai piani narrativi intersecati nello spazio e nel tempo.
Prosa poetica.
Il romanzo parla di scrittura.
Riferimenti ai principali problemi del nostro tempo.
Messaggi positivi.
Riconoscimento della malattia e della morte, come componenti della vita.
La riscoperta della poesia e dell’arte e della creatività, come mezzo espressivo e strumento comunicativo.

Genere.
Romanzo sulle relazioni familiari; intimistico, psicologico, poetico. Narrativa di formazione, sociale e d’ambiente e costume.
Tempo narrativo: la vicenda si sviluppa nel 2015 nell’arco di un anno e si avvale dell’analessi per riprendere il passato dei protagonisti.

Promozione libro gratis


Care amiche e amici, questo aprile vi propongo la lettura del romanzo Storia di Lin. A chi avrà voglia di scaricare il libro gratis da Amazon per pochi giorni chiedo il piacere di segnalarmi i refusi. Alcuni li ho già individuati e sto provvedendo a correggerli. Ringrazio in anticipo quanti accoglieranno il mio invito. Buon sabato e felice domenica, sperando in un tempo clemente. Leggi l’anteprima.

Storia di Lin|Giuseppina D'Amato
Storia di Lin|Giuseppina D’Amato

Pasah


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Festa religiosa: per gli Ebrei commemora la liberazione dall’Egitto; per i Cristiani la risurrezione di Cristo dal greco: pascha, a sua volta dall’aramaico pasah propriamente, passare oltre.
Nove piaghe non bastarono a convincere il Faraone a lasciare andare il popolo degli Ebrei, ridotto in schiavitù. Fu così che Dio si risolse a scagliare una decima piaga, la più tremenda.
Ogni famiglia ebrea avrebbe dovuto sacrificare un agnello, e col sangue segnare gli stipiti e l’architrave della porta. Davanti a quei segni Dio, sceso sull’Egitto per uccidere il primogenito di ogni famiglia, avrebbe riconosciuto i suoi e sarebbe passato oltre. Così la volontà del Faraone fu infine piegata, e gli Ebrei partirono, abbandonando l’Egitto passando oltre il Mar Rosso. Fu l’Esodo.
La Pasqua cristiana si pose sul tracciato della Pasqua giudaica, ma trasformandola profondamente. L’etimologia fu interpretata affine a [pathein] soffrire, per avvicinare la celebrazione alla Passione di Cristo. Ne nacque la festa più importante di questa religione, cifra della decisività del Cristo, agnello di Dio, che prende su di sé la colpa dell’uomo e vince, per tutti, la morte. Immagine di una poesia capitale.
L’importanza della Pasqua rimane vivissima in espressioni comunissime che ne fanno l’antonomasia della festa: esser felici come una pasqua, fare pasqua o dare una mala pasqua, nel senso di augurare la cattiva riuscita di una festa.
Linguisticamente e non, la Pasqua, in tutto il suo millenario peso e la sua vertiginosa profondità culturale, si rivela un ottimo momento per soppesare le tradizioni, aprendo la via a riflessioni e maturazioni che possano rinvigorirne il senso e il rito, e decidere di abbandonare la vanità dell’opulenza e la barbarie del sacrificio.

Testo originale pubblicato sul sito unaparolaalgiorno.it

https://unaparolaalgiorno.it/significato/P/pasqua