Gruppo di lettura


Il mio gruppo di lettura sta leggendo: L’attore di Mario Soldati.

Sinossi editoriale (seconda e terza di copertina)
Romanzo Premio Campiello 1970, amatissimo dal pubblico e ampiamente lodato dalla critica, L’attore è senza dubbio l’opera di maggior successo di Mario Soldati. Al centro della vicenda, realistica e allo stesso tempo singolare e imprevedibile, è Enzo Melchiorri, vecchio caratterista senza lavoro alle prese con i debiti causati dal vizio del gioco della moglie Licia. Implicato in una serie di ricatti, si rivolge a un vecchio amico regista, sperando grazie a lui di trovare un impiego. La trama, ricca di personaggi inquietanti, tra cui la domestica Giovanna e un faccendiere determinato ad allontanare i due vecchi amici, getta luce su un interno famigliare avvolto in una rete ambigua di inganni e seduzioni, sacrifici e tormenti. Tra una villetta liberty di Bordighera, i casinò della Costa Azzurra e la Roma delle classi abbienti e della burocrazia Rai, la narrazione miscela con sapienza azione e suspense, regalandoci una vivace descrizione dell’Italia del boom, di una borghesia in declino e in mutazione.

da Enciclopedia Treccani

Soldati, Mario. Scrittore e regista cinematografico (Torino 1906 – Tellaro 1999); educato in un collegio di gesuiti, studiò lettere nell’università di Torino, dove frequentò il gruppo gobettiano. Esordì con un racconto, Salmace (1929), cui seguirono America, primo amore (1935), frutto di un suo soggiorno negli Stati Uniti, e quindi varî racconti, romanzi e divagazioni: La verità sul caso Motta (1941); L’amico gesuita (1943); A cena col commendatore (1950); Le lettere da Capri (1954); La confessione (1955); Il vero Silvestri (1957); La messa dei villeggianti (1959); Le due città (1959); I racconti 1927-1947 (1961); I racconti del maresciallo (1967); L’attore (1971); Lo smeraldo (1974); La sposa americana (1977); El paseo de Gracia (1987). La narrativa di S., che ha più di un addentellato col tardo romanticismo e col crepuscolarismo piemontese, ma che si giova soprattutto della lezione del saggismo contemporaneo, specie di quello di E. Cecchi, appare sollecitata da un gusto per l’imprevisto non meno che da un interesse per i problemi di coscienza. È una narrativa mista d’estro e di riflessione, dal ritmo agile, incalzante, capace di convertire il dato più realistico in un evento straordinario. Complessa e aperta a molteplici interessi fu pure la sua attività di regista cinematografico; la sua vena migliore fu nell’evocazione di ambienti ottocenteschi, spesso pervasa di autentica poesia: Piccolo mondo antico (1940); Malombra (1942); Le miserie del signor Travet (1945); Daniele Cortis (1947); Policarpo, ufficiale di scrittura (1958). Tra gli altri suoi film: La provinciale (1952); La donna del fiume (1955); Chi legge? Un viaggio lungo il Tirreno (1960). Tra le altre prove della sua multiforme attività di scrittore: L’avventura in Valtellina (1985), vivace e denso racconto autobiografico che contiene alcune delle pagine migliori dell’ultimo S.; Ah! Il Mundial! (1986), che riunisce le corrispondenze dalla Spagna in occasione del campionato mondiale di calcio del 1982, vinto dalla squadra italiana; le prose riunite in Rami secchi (1989); nonché la ristampa (1985) di 24 ore in uno studio cinematografico, un’introduzione al mondo del cinema che Soldati aveva pubblicato sotto lo pseudonimo di Franco Pallavera nel 1935. Della raccolta delle Opere, a cura di C. Garboli, sono usciti due volumi, che riuniscono rispettivamente i Racconti autobiografici (1991) e i Romanzi brevi (1992).

 

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Pubblicato su Giuseppina D'Amato, Memoria Narrante, Narrativa
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