Il gattino e il bacio rubato.


Lunedì, 12 dicembre ‘66

Mattina

Il Conte di Montecristo miete vittime. Marilina, da quando si è  svegliata, non fa altro che sospirare e desiderarlo. Non siamo le uniche a spasimare per Montecristo. Siamo tutte innamorate di lui. Marisa si è svegliata con un labbro gonfio a causa di un herpes. Le ragazze, con fare malizioso, le hanno domandato che cos’avesse fatto durante la notte. «Ho dormito con Bond e Montecristo» ha risposto.

«Dormito? Non direi», ha esclamato una, ridacchiando.

Incollerò sul diario le foto di Andrea Giordana, Sean Connery e dei New Dada, appena possibile. I ragazzi del complesso “New Dada” mi piacciono. Sono dei veri “dandy”.

Stamani ho fatto le pulizie in camerata con Jaspreet. Lei voleva convincermi a spolverare, ma io sono stufa di togliere la polvere da mobili e comodini. È una faccenda barbosa e allergizzante, che nessuna vuole sbrigare. Perciò le più furbe cercano di rifilare questa mansione a un’altra.

Ho spolverato per ben tre turni, ma stamani non mi hanno incastrato. Mi sono accaparrata la scopa, e ho spazzato in fretta il pavimento.

Poi sono venuta nello studio a ripassare. Oggi devo essere interrogata in geografia. “Avrà spolverato Jaspreet?” mi domando dubbiosa.

Pomeriggio

Sono scampata all’interrogazione di latino.
“Meno male. Non ero troppo preparata”, lo riconosco. La professoressa d’italiano mi sentirà giovedì. Ho preso buoni voti in tutti i compiti in classe. Ho fatto firmare le votazioni alla direttrice, che si è compiaciuta dei risultati. Tuttavia, devo rimediare alcune insufficienze nelle interrogazioni.

Oggi, a pranzo, ho mangiato riso col brodo di fagioli, polpette di carne, cavoli e pere. A fine pranzo avevo ancora fame. Lo stomaco brontolava, allora Fiorella mi ha offerto un po’ d’olio d’oliva, quello buono di casa sua. Ho accettato volentieri, e ho cosparso l’olio profumato su una grossa fetta di pane. Poi ho aggiunto un pizzico di sale, perché il pane toscano è troppo sciapo per i miei gusti. A merenda voglio mangiare tanto. Ho un appetito esagerato in questi giorni. Sono molto affaticata e ora mi è venuto un fortissimo mal di testa. Credo sia colpa della fame.

“Ho sempre fame. Sono affamata d’amore. La deprivazione d’affetto va colmata col cibo? O, forse, devo crescere in fretta?” mi domando.

Ho finito quasi tutti i compiti. Devo studiare ancora la terza declinazione e fare un esercizio di latino. Caspita, mi tocca studiare anche francese e da sola. La direttrice dà ripetizioni, ma solo il martedì e il giovedì. Oggi, purtroppo, è lunedì.

Dopo merenda farò gli esercizi di francese.  Sono già le cinque meno cinque. Tra poco si mangia.

Martedì, 13 dicembre ‘66

Ho scritto alla mamma prima di colazione e aspetto posta da Nina. Mi sento meno triste, quando ricevo sue notizie. Nell’attesa di un nuovo messaggio tornano alla mente i bei momenti trascorsi con la mia compagna ed emergono certi segreti che abbiamo condiviso. Nina, una volta, narrò un episodio di cui furono protagoniste lei e Zita. Il fatto accadde un’estate al villaggio giuliano dalmata di Roma, dove erano ospiti insieme con i genitori.

È un fatto un po’ scabroso, che mi ha indotto a giudicare Zita in modo negativo. Non oso esprimere a parole che cosa penso di lei, sarebbe troppo. Certe cose non si  dicono. Però al proprio diario si possono confidare.

A ogni modo, dicevo, Nina raccontò che sua sorella aveva raccolto per strada un gattino abbandonato, l’aveva preso con sé, e lo teneva in camera sua. Un giorno non trovò il micio, lo cercò in tutte le stanze, ma del gatto non v’era traccia. Allora le gemelle uscirono in cortile e incominciarono a cercare l’amato micetto. A un tratto videro Vanni, che teneva tra le braccia il gattino spaurito. Era in compagnia di Gino, un amico comune, ospiti come loro della comunità giuliana dalmata. Gino era innamorato perso di Nina e Vanni faceva il filo a Zita, disse la mia amica.

«Guarda. Ho io il tuo bel micio. Lo rivuoi?» domandò Vanni, appena vide la sua amata Zita. «Certo. Rendimi subito il gatto»,  gridò lei, avventandosi sul rapitore. I ragazzini si misero a ridere. «Se lo vuoi, vieni a prenderlo», la provocò Vanni, e, così dicendo,  si diede alla fuga insieme con il compare.

Nina e Zita li inseguirono con l’intento di salvare il povero micetto, tutto arruffato e miagolante. I fuggitivi, ogni tanto, si fermavano per consentire alle ragazze di raggiungerli. Però, appena le gemelle riguadagnavano il distacco, riprendevano la corsa. Così facendo i ragazzi si allontanarono dalle abitazioni del villaggio, e tra una sosta e una rincorsa, riuscirono a condurre Zita e Nina proprio dove volevano: una viuzza solitaria e fuori mano, che sbucava tra i campi, che circondavano i caseggiati del centro di accoglienza. Poi i piccoli mascalzoni si nascosero dietro a un edificio disabitato, dove, la sera, andavano gli innamorati a fare l’amore.

Finalmente i furfantelli si fermarono e le gemelle li raggiunsero. Si avvicinarono e Zita ordinò «Dammi il gatto», guardando Vanni con occhi tempestosi, come quando soffia la bora sull’Adriatico settentrionale.
«Tu dammi un bacio», fu la replica del ragazzo.
Lei fece un cenno di diniego con la testa, e mise le mani sui fianchi. «Niente baci. Restituiscimi subito il gattino», ripeté, facendosi avanti.
Vanni strinse al petto l’ostaggio, ormai senza voce. «Neanche per sogno. Ti do il micetto, solo se tu mi baci sulla bocca», insisté, sollevando il mento.
Zita spinse in fuori i gomiti e picchiò un piede a terra. «No, non ti bacerò mai», affermò stizzita, portando la testa in avanti, come un muflone infuriato.
Vanni, da vera canaglia, prese il piccolo per la collottola. «Se non mi baci, sai che cosa ne faccio del tuo gatto?» domandò. «Lo ammazzo», rispose minaccioso il furfante, senza attendere la risposta.

«Non lo farai. Sei solo uno stupido teppista. Non mi fai paura», asserì Zita, e, così dicendo, le gemelle si avventarono contro Vanni per riappropriarsi dell’animale.
Gino, allora, incominciò a roteare una fune, una sorta di lazo corto e sottile, con il quale obbligò Nina a indietreggiare sempre più indietro, fino a quando fu con le spalle contro il muro. Nina, così costretta e immobilizzata, non potè intervenire in difesa della sorella. «Non vuoi proprio baciarmi?» ripeté Vanni.
«No», rispose Zita in tono deciso.
«Vediamo se Nina è più ragionevole di te», disse il ragazzino, avvicinandosi a Nina. Gino smise di roteare il laccio  e Vanni si accostò a Nina. Pose i palmi aperti contro il muro, all’altezza del capo di Nina. Le sue braccia circondarono le spalle della ragazza, mentre il torace le sfiorava il petto. «Allora, il bacio me lo dai tu?» domandò, accostando la fronte al viso di Nina.
Lei fece oscillare la testa, mise le mani sulle braccia del ragazzo, nel tentativo di liberarsi.  «Neanche per sogno. Tu non mi piaci», rispose.
A quel punto Zita si avvicinò ai due, e, a capo chino,  sfiorò con le dita la spalla di Vanni. «Ti bacio io, ma solo se loro si voltano», disse, votata al sacrificio. Nina e Gino si girarono dall’altra parte, e lei baciò Vanni sulla bocca.

Zita non aveva mai baciato un ragazzo e, durante il bacio, schiuse le labbra. Vanni s’inquietò, ché  non l’aveva baciato bene, e pretese un altro bacio. «Questa volta voglio un bacio come si deve, a bocca chiusa», disse.

Zita lo accontentò. Vanni fu soddisfatto e, prima di ridarle il gatto, pretese che baciasse anche Gino, ma sulla guancia.

Giudico male una ragazza che bacia tutti perché è frivola. In questo caso,  Zita ha delle scusanti: fu costretta con la violenza e il rapimento di un gattino indifeso a distribuire i suoi baci. Senza contare che lo fece per proteggere la gemella e salvare la vita al micio. Zita non è una che ci sta. Lei non è tipa che sparge baci a destra e a manca per piacere ai maschi. Certo, si capisce che le piace sedurre. Però lo fa con classe e discrezione. Un’adolescente che bacia tutti i ragazzi che ci provano non ha molto rispetto per sé. Ho capito che non bisogna cedere con facilità alle lusinghe dei maschi, altrimenti ci si fa una cattiva reputazione. Le ragazze che cambiano spesso fidanzato sono giudicate leggere e poco serie.

Non ho parole per esprimere il senso di fastidio per l’aggressione di Vanni e Gino. Loro sono solo teppistelli di borgata e molto stupidi per di più.

Annunci

3 pensieri su “Il gattino e il bacio rubato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...