L’amore è un ingarbuglio tremendo.


Caro Diario

Da quando ho il taccuino, c’è sempre un nuovo ricordo alla soglia della memoria, un pensiero, un sentimento, una riflessione, che vuole essere scritta.

Oggi è di scena l’amore. Di nuovo l’amore.

Eccolo qua. Ritorna alla mente Sandro, il primo ragazzo che ha turbato il mio cuore. Lui è un tipo belloccio, niente male, ha i capelli biondi, un po’ mossi e gli occhi azzurri, è alto e di corporatura media. La sua caratteristica principale, però, non è la bellezza, ma l’originalità. Veste in maniera moderna e anticonformista con jeans, camicie colorate, giacconi corti, pantaloni aderenti e stivaletti con il tacco alto, e, da grande, vuole fare il cantante rock.

Sandro è stato il primo adolescente per il quale ho provato emozioni intense e inspiegabili. Il cuore batteva forte, quando lo incontravo, la testa girava, e sentivo un’insolita morsa allo stomaco. Stavo male, e non riuscivo a tenere a bada le mani, che tremavano per l’inquietudine e l’ansia.

Questi malesseri mi spaventavano moltissimo, e speravo che, con il tempo, si attenuassero, ma non c’era nulla da fare. Bastava vederlo o, anche solo pensare a lui, che si ripresentavano. Se la mamma, la zia o chiunque altro faceva il suo  lo nome, partiva un colpo al cuore, avvampavo, e fuggivo, per non dare a vedere il mio disagio.

I turbamenti si presentavano anche a scuola, appena le compagne accennavano a lui con ammirazione. Allora era tutto un susseguirsi di tonfi, aritmie cardiache e respiri affannosi, che mi frastornavano, fino a ubriacarmi. Insomma, era sufficiente sentire l’eco del suo nome, per inebriarmi d’amore e troppo ossigeno.

Lo scombussolio divenne sempre più acuto e incontrollabile, al punto che finii col provare una malcelata avversione per Sandro. Lui era attraente, ma mi disorientava. Era seduttivo, e io non riuscivo a nascondere il mio segreto. La fatica di controllare il turbamento era spossante. Le emozioni inespresse stringevano la gola, e non riuscivo a contenere i sussulti del corpo. Ero incapace di tradurre le sensazioni convulse in sentimenti pacati, perché non conoscevo l’amore. Ancora adesso non so parlare d’amore o d’altre forme d’affetto con il cuore e la mente.

I turbamenti finirono col trasformare tanto amore in altrettanta avversione. Incominciai a respingerlo e, persino, a odiare il suono del suo nome, fino a quando mi convinsi che era brutto e antipatico. Solo così ritrovai la mia pace di bambina, forse troppo precoce, e, non avendo ancora un diario, posi la parola “fine” sul retro copertina di un quaderno su cui scrissi “Sandro non è bello. Sandro è antipatico. Non capisco perché tutte le ragazze vogliano proprio lui”.

Poi partii per Castro, e l’amore si affievolì.

Qui conobbi Fabrizio, e m’invaghii di lui. Non ho mai capito, se anch’io gli piaccio. Del resto, la mia passioncella per Fabrizio, come pure l’amore per il corista di chiesa, non le ho mai svelate. Preferisco tenere segreti i miei amori, soprattutto perché le compagne s’innamorano dello stesso ragazzo, che attrae me.

“Com’è possibile?” mi domando. Sembra quasi una regola: se un giovane piace a me, poi interessa anche alla mia migliore amica.

Sandro attirava me, Carmen e tutte le altre. Fabrizio è molto simpatico. Linda è innamorata persa di lui, e lo rivela, a gran voce, al mondo intero.

Lei, a dirla tutta, è un po’ stramba, sembra convinta che un sentimento dichiarato, sia pure unilaterale, dia qualche diritto sull’altro. Non credo, che le cose stiano proprio così. L’affetto deve essere reciproco e i sentimenti vicendevoli e corrisposti, altrimenti amiamo un’impressione della nostra mente. In quel caso, l’affetto è illusione, sogno, falsità. L’amore per Ottavio è più recente. È ancora in corso e, soprattutto, è dichiarato a tutti.

Che strano. L’amore è un ingarbuglio tremendo, un groviglio di emozioni belle e rovi pungenti, cuori spezzati e anime palpitanti, febbri da cavallo e ceneri spente. Certo, se già adesso è così, sospetto, che questo caos chiamato amore mi darà parecchi grattacapi, quando sarò grande.

 

Dunque, dicevo del mio amore recente – devo procedere con ordine e non deragliare troppo – Ottavio arrivò alla festa di maggio con Maria, e se ne andò con me nel cuore. Quella stessa sera, io m’invaghii d’Ottavio, ma fui attratta anche da Giuliano, e Roberto si prese una cotta per me. Accidenti, i sentimenti sono strani. Tutti si piacciono. Tutti si attraggono. Poi si respingono. Hanno paura.

Prendiamo Giuliano, ad esempio: lui mi fa sentire a disagio perché è un vero fusto ed è troppo grande. Accanto a lui, che mi osserva dall’alto in basso, e sembra trapassarmi con lo sguardo, senza vedermi, mi sento “piccolina”.

Quando ci presentarono, la sera della festa, mi parve di scorgere sulle sue labbra un ghigno cinico.  “Che ci faccio io con te?” parevano dire le sue labbra.

Così quello che doveva essere un evento festoso, divenne un’infausta notte di maggio. Giuliano sembrava prendersi gioco di me, sia pure in maniera benevola. Ottavio non mi filava per niente, ero assediata da Roberto, e per sfuggire alla sofferenza mi rifugiai in cortile. Trascorsi in solitudine l’ultima parte della serata, seduta sulla famosa scalinata, guardai il cielo e fissai meditabonda le stelle, una a una. Ritornai nella sala proprio quando la festa stava per terminare. Gli invitati erano andati via quasi tutti e d’Ottavio non c’era più traccia. Che tristezza!

La tristezza fu seguita da un’ondata di odio e antipatia, che m’investì, come l’Arno in piena, fin dal giorno seguente, perché tutte seppero, che avevo fatto conquiste, anche le compagne di classe. Anche Carla. Anche la mia amica del cuore, la povera Maria. Ero l’unica a ignorarlo.

“Ottavio è cotto di Michela”, immagino le malelingue che si passavano la notizia, ancora prima che sapessi io stessa.

Maria incominciò a guardarmi male, non mi rivolse parola, e Carla mi evitò, come la peste. Allora ignoravo che quello era solo l’inizio.

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