Con 24mila baci.


Caro Diario,

Correva l’anno 1963, quando Sandro improvvisò un concerto nella piazzola della contrada del Feudo Antico con “Rock around the clock” e altre canzoni incomprensibili, dal ritmo sfrenato.
Appena finì, partirono applausi incontenibili e grida d’entusiasmo. Non mancò un fischio da pecoraio, ma non so chi fu l’artefice.  Poi alcuni bambini, i più scalmanati del gruppo, vollero intonare anche loro un brano di successo.
Scelsero “Con 24 mila baci” di Adriano Celentano.
Quegli svitati dei miei compagni, piegati sulle ginocchia, ancheggiando e contorcendo il bacino, urlarono a squarciagola i primi versi della canzone, e proseguirono con voce esaltata  e un tono impertinente tra l’eccitazione generale. «Niente bugie meravigliose, frasi d’amore appassionate, Ma solo baci chiedo a te. Hie, hie, hie-ie-ie… », sbraitavano, come se fossero indiavolati.
Sandro non era un gran chitarrista e li accompagnava come meglio poteva, ma l’insieme era molto scenografico e, quel giorno, scoprii tante belle novità.

Fui turbata dalle inusuali contorsioni dei miei amici, dato che ero abituata a vederli contenuti tra i banchi. Mentre ballavano il twist, il dondolio del bacino mi fece sentire a disagio. Anche le parole erano troppo esplicite: i giorni di follia, l’amore frenetico e tutti quei baci mi parvero davvero sfrontati.

E la vergogna mi fece rimanere incollata al muro, come nell’attesa di qualcosa.

Le bambine, a loro volta, vollero esibirsi, stile Festival di San Remo o Cantagiro.
Cantarono “Le mille bolle blu” di Mina, muovendo le anche al ritmo della musica e facendo roteare sulle labbra le dita grassottelle.
Poi si cimentarono nei successi del momento “Giovani, giovani” di Pino Donaggio e “I watussi” di Eduardo Vianello, ballando in gruppo a tempo di musica.
M’irritò moltissimo il loro modo spudorato di mettersi in mostra. Lo sventolio delle leggere gonne di cotone era davvero impudico.

Avrei potuto fare di meglio, mi dissi, ma avevo contegno, e rimasi a guardare in disparte.

Mentre scrivo il Diario, penso che la timidezza m’impedì di divertirmi. Però trascorsi un magnifico pomeriggio, e nel mio cuore germogliarono nuove emozioni.

Passarono i giorni, e non potei negare d’essere innamorata di Sandro. Fu un colpo di fulmine, che mi investì dritto al cuore, quando lo vidi arrivare da lontano, bello come il “dio biondo”.

Non so chi sia questo dio biondo, ma l’espressione mi piace. La ripete nonna Bea,  e la uso anch’io.

Allora, fui presa dalla fisima, che mi leggesse in volto la verità, e amai Sandro in gran segreto. Feci uno sforzo sovrumano, per tentare di nascondere le emozioni che avevo nel cuore: nessuno doveva accorgersi che Sandro era la causa dei miei turbamenti. Perciò, tutte le mie forze furono usate a contenere le nuove tempeste, che si agitavano in modo scomposto dentro di me. A tal punto mi adoperai nel mio intento, che, quando incontravo Sandro, divenivo rigida come uno stelo di rosa pungente.

E, così facendo, anche i lattanti finivano per notare ciò che, invece, mi sforzavo di celare.

Sandro, in realtà, si lasciava ammirare da tutte le ragazzine, offrendosi ai loro corteggiamenti con indifferente generosità. Malgrado ciò, ero certa di piacergli e, in cuor mio, sapevo che aveva scelto me. Non osava riempirmi di attenzioni in pubblico, perché ero piccola. Tuttavia, troppo spesso, lo incontravo, per caso, ovunque andassi.

Adesso è chiaro che anche lui s’applicava quanto me.

A ottobre, con la ripresa della scuola, Sandro iniziò a venire a casa, ogni pomeriggio, con il pretesto d’aiutarmi a svolgere i compiti, cosa che nessuno si era sognato di chiedergli e che io rifiutavo con sdegno.
“Un ripetente e, per di più, ribelle si permette d’insegnare a me”, pensavo con indignazione. “Vuole ottenere qualcosa. Gioca a fare il maestro, per vedermi”, confessavo a me stessa.
Certo, lui mi piaceva, ma io ero introversa e orgogliosa, più spina o più pietra non so, e lui aveva scelto il ruolo sbagliato. Offendeva la mia intelligenza con il suo modo di fare contorto e bugiardo.

La sincerità doveva prevalere su tutto, anche sulla cotta del momento. E le cose…

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7 pensieri su “Con 24mila baci.

  1. Ciao Rebecca, io c’ero e sono testimone della voglia di vita, novità e cambiamento. Ma ogni epoca ha le sue bellezze. Adoro il presente per le infinite possibilità nel campo della comunicazione.Grazie, buona serata a te 😊

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