Non ho l’età per amare.


Caro Diario, ho capito tutto. Scrivo, perché nessuno mi ascolta. Sono affidata a me stessa e, allora, mi confido attraverso la scrittura. Perciò, posso scrivere ciò che ho sempre taciuto perfino a me stessa, e quello che non racconterei a nessuno. Dire, raccontare, scrivere hanno valori diversi. Io scrivo, pensando di lasciare una traccia, una testimonianza dell’anima del mio tempo.
È il momento di fare luce nel passato, per capire da dove provengo, come sono e chi voglio diventare. Ma devo procedere con ordine, altrimenti faccio un guazzabuglio di tutto.
Comincio dal principio.

I miei genitori si chiamano Giovanna Jorio e Mario Visconti. Quando si conobbero, la mamma aveva quindici anni e il babbo ventitré. Lui era più vecchio di ben otto anni. Otto anni sono una vita. Significa che, quando lui andava a scuola, la mamma era ancora nella pancia di nonna Beatrice, e quando lei faceva la prima elementare, lui faceva già l’amore. Era un bel giovanotto, svelto e precoce nelle faccende sentimentali. Lei era bellissima e ignorava le consonanze e le disarmonie dell’amore. I segreti erano velati dalla sua purezza.
“Comunque a quindici anni fece me”, penso.
La mamma, spesso, parla della sua vita sentimentale con zia Frida, la sorella maggiore. «Ero una creatura, una bimbina. Non sapevo niente di certe cose», ripete. «Ha dovuto aspettare. Me l’ha fatta lui la scuola», e zia Frida ridacchia sotto i baffi, che non ha.
«Non immaginavo com’era fatto un uomo. Mamma poteva pure spiegarci qualche cosa. Macché. Muta. Dopo tre mesi di matrimonio, ero ancora… » esclama, e si volta a guardare me, che fingo di leggere o studiare. Poi tace.
Allora, zia Frida esclama «Mario ha avuto pazienza con te».
«Sicuro, ero piccola in confronto a lui», replica lei. «Che stupidaggine, andare via di casa con uno che era quasi sconosciuto, e senza immaginare certe cose!»
La mamma non ha rivelato niente neanche a me. Però, la malizia che noto nei suoi discorsi e i dubbi della dottrina cattolica alimentano l’aria di mistero intorno a quello che succede tra un uomo e una donna. Agiscono al buio come i ladri. Nell’ombra deve rimanere, e guai a parlarne. Si vede che hanno la coscienza sporca o “certe cose” sono proprio schifose.
Se pongo qualche domanda, la mamma evita di rispondere.
«Quando sarai signorina, capirai da sola… », replica, e pone un accento che non mi convince su quel “diventare signorina” e le altre cose.
Nell’attesa che venga il momento di sapere, mi domando quale sia il significato nascosto dietro le sue parole, e non dimentico che “non ho l’età per amare”.
Allora, perchè desidero tanto innamorarmi?

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