Gentile signora


Signora,
le scrivo due righe per metterla al corrente della mia recente situazione famigliare.
Innanzi tutto, le condizioni del caro infermo sono peggiorate. Come lei già saprà, non tocca cibo da venerdì. Beve solo qualche sorso di te, col rischio di soffocare. Non è molto lucido, dorme sempre, ha il volto arrossato e tumefatto, ma non ha la febbre. Domani, verrà a visitarlo il dottore di famiglia, e ci consulteremo sul da farsi.
Oggi, sono andata dal capo a presentare la domanda di congedo. Ha rifiutato. Non può concedermelo subito, ha detto. Ha preso tempo. Vuole pensarci, e concertare delle sostituzioni con il responsabile del settore. Mi ha dato appuntamento a domani. Il fatto mi ha amareggiato, malgrado io sappia che il congedo è discrezionale e che il dirigente ha sessanta giorni per dare una risposta. Sacrosanti i suoi diritti. Però, la malattia non dà nessun preavviso, neppure la depressione, né tantomeno tu.
Alla luce dei fatti, credo che l’origine dei miei recenti e ulteriori stati depressivi e di ansia siano dovuti alla percezione, ormai divenuta certezza, che presto dovrò affrontare nuove e dolorose prove, come tu ben sai. Ho tergiversato a lungo, prima  di riconoscere quest’amara verità. Non avevo ancora capito che con te c’è poco da rimandare. Impossibile eludere la tua ineluttabilità.
Signora, non attendo la sua visita a breve e non la saluto cordialmente.

Suo Alfredo

Lettera dal passato.

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