L’eroe. #9


Due anni dopo la morte dei genitori, Gloria subì l’impensabile: il marito perse la vita in una missione.
Durante la commemorazione funebre, davanti alla folla che gremiva la Cattedrale, il vescovo tenne un indimenticabile discorso alla memoria. Disse che il tenente colonnello Giovanni Pugliese si era distinto al servizio dello stato e che la sua scomparsa era una grave perdita per l’Arma dei Carabinieri, le istituzioni e la società civile. Lasciava un vuoto incolmabile nel cuore della vedova e della figlia e un grande insegnamento morale.
Affermò che il cittadino esemplare, che era sempre stato, era divenuto eroe per mano di un abietto assassino, armato dalla follia di alcuni figli della confusione, che volevano contravvenire all’ordine prestabilito. Aggiunse che il  sacrificio del compianto amico consegnava un messaggio al popolo e alle future generazioni.

«La sua morte trasmette un’innegabile verità: il sovvertimento dello stato é follia.» disse l’alto prelato. «Il caos non può, e non deve rappresentare un desiderio umano. L’uomo teme il male e la confusione ed ha bisogno del bene, della pace e dell’ordine per vivere la vita democratica, l’unica forma di governo che garantisce il bene della collettività. La vita personale di Giovanni Pugliese e il suo ruolo di ufficiale al servizio della legge testimoniano che il processo di formazione dell’individuo é un percorso lungo e che diventare coscienti implica un impegno costante giorno, dopo giorno.»

Gloria affrontò lo strazio, e si concesse a tutte le metamorfosi insieme alla pena, al dolore, alla rabbia.

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