Il segreto dell’isola.#8


Il passato. #8

Paolo, suo padre, si rilassava fumando la pipa, la sera. Sedeva sulla poltrona di pelle un po’ consunta ai bordi e lungo i braccioli, posta davanti alla finestra, la stessa che Gloria aveva di fronte a sé. Caricava il fornello di schiuma di mare con pizzichi di tabacco, che pestava con gentilezza, usando la pressa.
Sul tavolino di servizio, vicino al vecchio grammofono di famiglia, erano sparsi i piccoli accessori del fumatore, che lui prendeva dal sali e tabacchi, cartolibreria di cui era proprietario. Aspirava ad arte per accendere e al giusto ritmo per mantenere viva la combustione. Fra una voluta di fumo e l’altra assaporava le diverse sfumature della miscela di tabacco.
Il gomito, appoggiato a un bracciolo, reggeva un libro o una rivista. La mano destra era asservita al vizio del fumo che Paolo si concedeva solo a casa propria, dopo pranzo e durante la serata.

Aveva voluto quell’angolo fumoir, perché, nel sollevare lo sguardo, la vista si perdeva nel paesaggio in declivio, e, in lontananza, a valle, riusciva a scorgere l’angolo di lago che più amava.
Gloria lo avrebbe guardato oltre l’infinito, quando lo vedeva così assorto, con la pipa in una mano, il libro aperto sulle ginocchia e in contemplazione dell’isolotto lacustre.
L’immagine del padre non era più cara o preziosa di quella materna: aveva amato entrambi come una buona figlia. Tuttavia, non aveva saputo rinunciare, per amor loro, al bel capitano dei carabinieri, di cui si era innamorata appena ventenne. Le lacrime di mamma Olimpia e il dispiacere paterno, reso evidente dalle spalle curve e dai passi lenti e svogliati, non le impedirono di sposare il suo amato, e di seguirlo nella terra d’origine.
Si trasferirono al sud, dopo le nozze. Tornavano a Brescia, quando i meridionali, occupati a nord, partivano verso le regioni del mezzogiorno e le isole, insieme ai vacanzieri estivi o ai temerari turisti d’inverno, che sfidavano il gelo sulle autostrade e i valichi montani.
A lungo andare, Gloria finì per sentirsi estranea a casa propria. La tradiva anche la lingua che, negli anni, perse le cadenze bresciane e acquisì ritmi e inflessioni campane.
Un momento drammatico fu quando i genitori morirono. Se ne andò prima la madre, consumata da un cancro. Siccome la vita senza la sua Olimpia aveva perso ogni gusto, Paolo si lasciò morire poco a poco. Lui che aveva amato solo lei, non concepiva un’esistenza solitaria.
“Ho solo te!” le ripeteva nei momenti bui, quando la nostalgia di Gloria coinvolgeva entrambi.
“Tu sei tutto ciò che ho di più prezioso.” confermava Olimpia con un sospiro. “Ora, che lei non c’è.” aggiungeva, torcendosi le mani.
Fu al funerale dei genitori che Gloria, per la prima volta, avvertì nel cuore un sentimento sconosciuto che travalicava il dolore e lo strazio. Era una sensazione sottile e strisciante, lucida come un flusso elettrico, che poteva chiamarsi solo rimpianto.
Rimpianto per non aver dedicato loro più tempo. Amara nostalgia per le radici perdute. Senso di colpa per aver rinunciato a una conoscenza matura e profonda dei genitori e delle origini, restando.
Allora, sentì di amare in modo struggente quel padre e quella madre distanti e, in fondo, sconosciuti di cui conservava in sé l’essenza e la fisionomia misteriosa.

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8 pensieri su “Il segreto dell’isola.#8

    • Mi piace molto il sound. Ci si lascia andare volentieri. Non so se avessi già ascoltato il brano negli anni ’80. Di sicuro, non conoscevo il cantante. Mi sono documentata e ho scoperto la sua storia e la scomparsa precoce. Grazie per il messaggio e avermi fatto scoprire questo artista italiano. Buona notte.

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