Siamo così avanti che il futuro è indietro #2


Boccone dopo boccone, il panino di Chiara era quasi finito. Intanto mi guardai intorno, e notai qualcosa di inusuale. Non seppi definire cosa fosse, e osservai meglio. La sala aveva un aspetto diverso, e, pur conservando la sua aria campagnola, aveva indossato un velo zuccheroso e shabby da rigatteria di paese.

Guardai Chiara, e mi accorsi che sedeva su uno scranno, rivestito di cuoio scuro, appoggiato contro la parete.
“Prima non c’era.” dubitai fra me e me.
“Mi sbaglio, forse c’era!” sospettai, insicura della mia memoria a breve termine.

Acuii i sensi, affondai nella memoria, perlustrai la stanza con occhi attenti, e, infine, vidi il nuovo arredo della sala, che la curiosità verso il grammofono non mi aveva fatto notare. Dopo un mese, i proprietari avevano cambiato qualcosa, mi dissi, incerta, mentre estraevo dalla borsa delle favole il taccuino speziato e la penna nera.

«Siamo talmente avanti, che il futuro è indietro!» esclamò una voce maschile, all’improvviso.

Istintivamente mi voltai a guardare: era un uomo anziano, che sfogliava il quotidiano locale. La sua allegria era  rumorosa, faceva chiasso anche la postura del corpo, il gesticolare incessante delle mani e il viso rubizzo, che raccontava di troppi “pirli” e caffè corretti con la grappa.

Immaginai si riferisse a novità ovvie e banali che copiavano l’antico o avesse letto un articolo su qualche eccellenza bresciana di cui sentirsi fiero. Fui tentata di chiedere spiegazioni, ma desistei, quando mi accorsi che l’uomo mi osservava incuriosito, e spostava lo sguardo dai miei capelli, alla borsetta, al taccuino, a Chiara.

“Cos’ha da guardare?» mi domandai, mentre incominciavo a prendere appunti sul piccolo quaderno al cioccolato piccante.

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