🏡🏠🏡🌳La leggenda di Tre Capanne


Foto del 09-01-16 alle 22.20 #2

Immagine personale

Nel bosco di Tre Capanne viveva, da secoli, un folletto.
Lo gnomo era così piccolo che abitava nel tronco cavo di una quercia che aveva il doppio dei suoi anni, e distendeva la folta chioma sulla Radura della Quercia Vecchia.
Lo gnomo, di giorno, dormiva. La notte, scorrazzava per il bosco, facendo i dispetti alle bestiole che vi dimoravano.
Lo spiritello era scontroso e solitario, e nessuno l’aveva mai visto. O quasi!
Molti sospettavano della sua esistenza, ma non osavano confermarla, per timore d’essere considerati folli.
I pochi ingenui che avevano ammesso d’averlo scorto al chiarore della luna, con un berrettino rosso a punta, calato sulla fronte, mentre s’infrattava nei cespugli intricati, erano giudicati pazzi o ubriaconi.
I più temerari avevano provato ad acciuffarlo per il panciotto marrone, strizzato sul ventre prominente, mentre gli avidi miravano al cappuccio, un cimelio magico molto ambito.
Un’antica leggenda popolare narrava che, chi riusciva a prenderlo e a rubargli il berretto, lo aveva in pugno, e poteva costringerlo a cacare denaro in cambio della libertà.
Alcuni anziani raccontavano di visioni fra la veglia e il sonno e di ombre nel lucore lunare che filtrava nella camera attraverso le fessure della finestra. Alcuni confidavano, tra i sudori panici, d’essersi svegliati nottetempo con un senso d’oppressione sull’addome e quel peso, che diveniva sempre più pressante, li immobilizzava per ore. Altri avevano creduto di vedere il folletto aggirarsi per casa, fare scorpacciate di dolci e causare danni. Tranne, poi, dubitarne per via della cascaggine notturna.
Chi si arricchiva all’improvviso o in modo improprio sosteneva che era merito dello gnomo, ché aveva cacato un mucchio di monete d’oro sul pavimento.
Tutti i testimoni lo descrivevano col nasone a rostro e il pizzo caprino sul mento, l’immancabile cappuccio di lana cotta, un paio di calzoni di panno verde, uguale alla giacca striminzita sul gilet marrone, gli stivali di pelle e il tascapane in spalla.
I contadini lo chiamavano Bizza, per la mutevolezza del carattere, e raccontavano che, quando scendeva a valle fino ai villaggi, se era di buon umore, portava loro i frutti del bosco, secondo la stagione ma, se era di cattivo umore, si sfogava, facendo i dispetti ad animali e persone.
Con il passare del tempo, lo spiritello fu dimenticato. Sopravvisse solo nel mito popolare e nei ricordi dei nonni che continuarono a narrare ai nipoti la sua leggenda. Continua…

Sono cresciuta, ascoltando dalla voce dolce di nonna Bea la leggenda popolare irpina dello Scazzamauriello, e, temendo una sua visita notturna indesiderata e sedativa, da piccola, non dormivo mai supina. Non avevo ancora capito che la frittura di peperoni, patate, costatine e frattaglie di maiale, in special modo se mangiata di sera, è difficile da digerire, e può risultare più pesante del leggendario Scazzamauriello! Ha, ha! 

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5 pensieri su “🏡🏠🏡🌳La leggenda di Tre Capanne

  1. Buongiorno Giuseppina!
    E’ una scrittura autobiografica?
    A me piacciono le favole di fate e folletti.
    Ho visto che hai messo a disposizione dei lettori la rubrica “Le favole della buona notte”.
    La leggerò volentieri.
    Buona domenica 🙂

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