Cristina e l’incontro con Falco


Quando fu sola, Cristina pensò che la passeggiata, in fondo, era stata proficua: aveva fatto movimento fisico, fino a percepire gli effetti nocivi e dolorosi dell’acido lattico, cosa che le succedeva di rado e, soprattutto, stava per intraprendere un viaggio fantastico nel Mondo Contrario, insieme con il suo amico.

Era sul punto di alzarsi dalla panchina, quando udì un grido stridulo trapassare l’aria. Alzò la testa, e vide il cielo tinto di rosso dietro le nuvole basse e l’ultimo arco di sole che si distendeva oltre l’orizzonte. La ragazza aguzzò le pupille e, in controluce, scorse la sagoma di un rapace che scendeva in picchiata sopra di lei. 

Ebbe un fremito di paura, e si affrettò, ma un nuovo strido percorse la porzione di cielo fra lei e la chioma dell’acero. Non fece in tempo ad alzarsi, che Falco si materializzò davanti a lei, nel suo mantello di raso nero e con il solito libro tra le mani, che pareva un antico manuale di medicina, o magia.
Cristina rimase inchiodata nel terrore d’essere attaccata. Piegò il busto in avanti, aggrappandosi alle assi di legno della panchina, e sollevò il volto. L’immobilità del falco pellegrino la rassicurò.
“Almeno non ha intenzione di aggredirmi.” pensò.
«Ragazza mia, chi ti ha detto che io voglia farti del male?» chiese Falco in tono pacato, come se i  pensieri della ragazza fossero intellegibili per il solo effetto d’essere concepiti.
«Nessuno.» replicò lei. «Signor Falco, deve ammettere che circostanze come questa non capitano tutti i giorni.»
«Credi davvero?» fece lui, in tono aspro.
«Certo, è rarissimo che una ragazza venga avvicinata da un rapace, che le piomba addosso dal cielo, al calare del sole e, per giunta, in un parco nel cuore di Milano.» asserì Cristina, con gli occhi sbarrati dalla paura e non troppo convinta.
«Beh, non sono mica una creatura aliena.» fece lui, rabbonito. «E poi ci conosciamo già.»
«Sì, questo è vero, però non capisco…» fece lei, ma s’interruppe, per non svelarsi troppo, ed evitò persino di pensare.
«Quante storie, alla tua età dovresti saperlo che i predatori si aggirano nelle tenebre.» disse lui, con voce ferma.
A quelle parole, Cristina provò un senso d’angoscia e un brivido corse lungo il midollo spinale, facendo orripilare la pelle. Strinse le braccia intorno al busto e le accarezzò con i palmi delle mani. Poi si fece coraggio, sollevò il volto, e scrutò la sagoma di Falco.
Il manto ondeggiava dinanzi ai suoi occhi, sospeso a mezz’aria. Svolazzava e si gonfiava come fosse sospinto da un lieve vento, ma tutt’intorno l’aria era immobile e, sotto la cappa, non palpitava né anima, né corpo.
Dai fori laterali della pellegrina fuoriuscivano le mani, cui pareva incollato il libro, mentre dall’apertura superiore sbucava il collo corto e possente, che sosteneva una testa piccola e oblunga, dal lungo rostro uncinato.
Falco indossava una preziosa maschera veneziana di bellissima fattura, con le sembianze di un Falconide dalla livrea scura. La maschera in cuoio conciato sembrava dipinta con colori naturali.
“Come facevano un tempo gli Egizi nel raffigurare Horus, il dio Falco.” disse una voce misteriosa che parlava alla sua mente e viveva dentro di lei, ma pareva provenire da un mondo parallelo, e le lacerava il cuore a ogni suono.
Cristina si sentiva come stordita da quegli eventi inspiegabili che le straziavano l’anima, ma ebbe la forza di fissare il volto di Falco con lo sguardo offuscato dalle lacrime.
Nella massa di fuliggine indistinta scorse i suoi occhi, d’un intenso azzurro indaco, e,  per un attimo, si lasciò incantare dalle pupille brillanti e dalle tracce umane che vi scorgeva.
Allora, un nuovo desiderio si fece strada in lei: abbandonarsi al potere ipnotico e protettivo di Falco, volare insieme con lui, fino a scoprire l’altrove che i suoi occhi severi e, a tratti, amabili promettevano.
Poi, di nuovo, scrutò il suo viso, per cogliere qualche indizio utile, oltre la maschera, ma vide solo la barba di qualche giorno, che gli dava un aspetto rude e un po’ selvaggio.
“Rude, affascinante e selvaggio.” erano tre aggettivi che aveva sentito, spesso, in passato, ma non ricordava quando, né dove, né chi ripetesse quelle tre parole tutte insieme.
E perchè quella voce profonda, aggrovigliata nelle sue viscere, assumesse toni strazianti, proprio non se lo spiegava. E perchè Falco la fissava, in un silenzio innaturale e sospeso? Come mai i suoi occhi, ora, parevano umidi di pianto e troppo umani.
Cristina desiderò vedere il suo volto.

“Deve avere un viso da uomo d’altri tempi, con piccole rughe intorno agli occhi, i capelli castani con i primi fili d’argento, labbra sottili e la fossetta sotto il mento.” pensò.
Poi nella sua testa riecheggiò un riso limpido e la solita voce femminile che, in tono giocoso, diceva: “Possedeva fascino e talento da vendere. Aveva quel je ne sais quoi che faceva impazzire tutte le donne del pianeta, ma lui voleva me.”
“Oh, quanto desidero lasciarmi andare, e farmi condurre da lui nella vita.” ammise Cristina, sul punto di perdere coscienza e memoria di sé.
Falco taceva, e la osservava con sguardo premuroso, e lei fu invasa da un nuovo vortice di pensieri.
“Mi legge dentro… ho paura di lui… e vorrei essere protetta da lui… è un uomo che vola in alto, e osserva il mondo con occhi attenti… sarebbe meraviglioso volare sul mare accanto a lui…»
A quel pensiero, le sovvenne il ricordo del viaggio con Pierre, e si disse che era bello esplorare i Mondi Contrari con il giovane amico, e non si chiese se quella fosse la scelta migliore.
«Ragazza, attenta. Non fidarti troppo di Pierre.» disse Falco.
«Perchè?» ebbe il coraggio di domandare.
«Non è tempo di risposte.» fece lui, in tono severo, prima di librarsi in volo, e scomparire nel lucore lunare.
Cristina avvertì uno strappo nel petto, abbassò le ciglia, e inalò l’aria umida e scura della notte. Prima di schiudere le palpebre, pregò che non ci fossero altre misteriose creature volatili, terrestri, o acquatiche nei paraggi.

Lei, alla perenne ricerca di emozioni, ritenne di averne avute abbastanza per quel giorno. Aprì gli occhi, e non scorse né frutti del cielo, né della terra. Esisteva solo lei e il buio nel Parco delle Crocerossine.
Le invenzioni e i miraggi della mente erano stati risucchiati dalla notte e cancellati dalla memoria.

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