Cristina e il ritorno di Pierre


foto web

Il ritorno di Pierre.

Da quando viveva a Milano, Cristina era stata indaffarata con gli scatoloni dei libri, le stoviglie e le valigie stracolme di biancheria e vestiti. Presa dal trasloco, non aveva avuto il tempo di visitare il quartiere, e quella rappresentava la sua prima uscita esplorativa. S’incamminò in direzione di uno spazio verde che aveva scorto dal balcone del suo appartamento e, mentre procedeva, lesse i nomi delle strade: via dei Garofani, via dei Gerani, via dei Giaggioli, via dei Giacinti, e pensò che il senso evocativo e poetico di quei fiori non riusciva a vincere la desolazione del quartiere e dei caseggiati tutti eguali. 

Durante la camminata, familiarizzò con i negozi, e annotò, per misteriosi percorsi analitici, i punti strategici, le insegne bizzarre, le vetrine, cercando i probabili personaggi dei suoi prossimi racconti. Ma non vide nulla che meritasse di essere narrato, solo squallore e solitudine. Le strade semideserte acuirono il senso d’angoscia, mentre i rari passanti, che tiravano dritto senza degnarla di uno sguardo, la facevano sentire un’aliena nella città. Appena giunse al Parco delle Crocerossine, costeggiò la piscina del Cardellino, e s’incammino lungo un sentiero in terra battuta.
Il luogo era deserto. In lontananza scorse una donna con una muta di  cani, sbizzarriti nel prato e deliziati dai numerosi tronchi, contro cui schizzavano i propri segnali territoriali.
Si diresse verso quella bizzarra combriccola, ma non riuscì a raggiungerla, perchè la donna richiamò i cani, mise loro collare e guinzaglio e prese la direzione opposta alla sua.
Quando raggiunse il prato, in cui prima giocava la muta, si guardò intorno, ma non vide anima viva. Siccome la camminata l’aveva stancata e i muscoli dolevano per la mancanza di esercizio fisico, sedette su una panchina sotto un acero solitario e, solo allora notò il nome della strada rasente ai giardini. Via dello Storno, lesse sul cartello stradale. Girl-silhouette-with-bird
Non ebbe neanche il tempo di pensare alle strane coincidenze, che udì un fruscio alle sue spalle. Si volse, e scorse Pierre, in piedi accanto a lei, che perdeva la sua bella livrea maculata, e diventava un ragazzo come tanti, forse, solo un po’ più bello della media. Era la prima volta che lo vedeva, sebbene nella luce del tramonto, e il suo volto dal pallore lunare gli ricordò qualcosa, qualcuno, ma lui non le diede il tempo di riflettere, né di riprendersi dallo stupore perchè, con modi garbati e tono un po’ stridulo, le chiese: «Posso sedermi accanto a te?»

«Prego, accomodati pure.» rispose Cristina, notando la sua voce armoniosa da adolescente. «Tanto abbiamo dormito insieme. Si può dire che siamo intimi.» aggiunse, con una risatina nervosa, lisciandosi i capelli e il viso, come ad accertarsi d’esistere fuori dal sogno.
Pierre prese posto accanto a lei sulla panca, rispettando le distanze di cortesia, quasi avesse timore di sembrarle invadente, e pensò bene di scusarsi per l’irruzione a casa sua.
«Perdona l’intrusione dell’altra sera.» le disse. «Ero ferito e mi sono intrufolato nella prima finestra aperta. I cacciatori dovrebbero essere banditi da tutti i mondi civili.» esclamò, e gli sfuggì dalle labbra sottili un trillo squillante, simile a un fischio.
«E dove andrebbero esiliati?» chiese lei incuriosita.
«Ah, non lo sai?»
«No, dimmelo tu.»
«Nel Mondo Contrario.»
«Tu ci sei stato?» chiese Cristina, pensando alle stringhe, alle bolle dell’universo, ai multiverso e ai mondi capovolti.
«Certo.»
«E dove si trova?»
«Ehm, dunque… ehm. È difficile da spiegare.»
«Tu provaci lo stesso.»
«Ehm, non ci riesco. Più facile andarci, che descrivere come arrivare sin là. Non sono mica un navigatore…» ed emise un riso stridente e un lungo fischio, che fece sorridere Cristina.
«E tu come ci sei finito?» domandò lei, sempre più vorace di novità da narrare.
«Io vivo in più dimensioni. Tu sei una Monodim, senza offesa.» fece, portandosi una mano davanti alla bocca, per celare il fischiettio imbarazzante, che proprio non riusciva a contenere.
Cristina si volse verso di lui con la bocca spalancata e le pupille fisse nei suoi occhi puntuti di un bel marrone chiaro con tante pagliuzze dorate, rimase immobile qualche istante e poi, cercando di dissimulare la sorpresa, chiese: «Parli degli umani? I Monodim siamo noi?»
Pierre spalancò la bocca e, mostrando la lingua sottile e la caverna della gola, tossicchiò, per schiarire il trillo, e rispose in tono serio: «Sì, noi siamo i Polidim e voi gli spennacchiati. Ehm, scusa. Intendevo Monodim.» e volse lesto il capo dall’altra parte, per celare l’imbarazzo.
“Non vede l’ora di rimettersi le piume.” pensò Cristina.
Poi Pierre alzò gli occhi al cielo, girò di scatto la testa, e l’abbassò verso il collo, come fanno gli uccelli, quando infilano il becco nel piumaggio, per lisciarsi le piume con cura minuziosa.
E Cristina non potè fare a meno di ammirare i suoi capelli di un biondo castano dai riflessi melati.
«Ho capito, Polidim saccente.» fece Cristina.
«Ehi, mi chiamo Pierre.» ribatté lui, risentito.
«Pierre, e poi?»
«Sterling. Mi chiamo Pierre Sterling.» rispose lui e, a quel cognome, un lieve fremito attraversò il corpo di Cristina.
«Piacere, Cristina D’Amore.» fece, porgendogli la mano, che lui fu pronto a stringere e a scuotere in modo impacciato.
“Non ci sa fare con i toni formali.” pensò. “È troppo giovane.”
«Pierre, mi ci sapresti portare nel Mondo Contrario?» lo sfidò, subito dopo, guardandolo con le ciglia aggrottate.
«Certo, ma non ora. » rispose lui, mostrando improvvisi segni d’impazienza.
«Perchè?» chiese la ragazza.
«Sta scendendo la notte e non è sicuro viaggiare col buio.»
«Quando, allora?» insistè Cristina.
Pierre aguzzò la vista, e guardò verso il nord.
«Ne riparliamo. Non mancheranno occasioni.» fece in tono sbrigativo. «Ora devo andare. Non è sicuro…» e, così dicendo, si tramutò in un bellissimo storno blu.
“Come supponevo: era il momento di ridiventare pennuto, e volare verso il Mondo Contrario.” si disse Cristina.
Mentre lui zampettava, indifeso, intorno alla panchina, in cerca di qualche insetto prelibato e frugava con il becco nell’erba bassa e negli anfratti del suolo, a caccia di succulente larve, l’intuito le suggerì che Pierre faticava a rimanere umano per molto tempo, e decise di scoprire il suo mistero.
Quando fu sazio, lui volse la testa a destra e a sinistra, con scatti veloci, emise un grido lungo e inquietante, e si alzò in volo sulla testa di Cristina.
«Ciao.» strillò nell’aria.
«Ciao.» lo salutò la ragazza, seguendo la sua sagoma con lo sguardo, fino a quando non la vide scomparire nel cielo sopra Milano.

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