Cristina, ragazza strana, scrittrice alle prese con la realtà, le metafore, le allegorie


4 – Cristina, ragazza strana, scrittrice alle prese con la realtà, le metafore, le allegorie.

La luminosità del sole che sorgeva a est, dietro la ferrovia, congedò le luci dei lampioni e le insegne dei negozi. Entrò nella camera attraverso ogni feritoia, e sfiorò il viso di Cristina.
Lei schiuse gli occhi e, quando ebbe coscienza, non ricordò nulla.
Avvertì un cerchio alla testa e una lieve nausea. Provò a muoversi, e sentì il peso del suo corpo, indolenzito al punto di non potersi alzare. Un nodo di paura le strinse la gola, mentre il cuore rimbombava nelle tempie.
Massaggiò le gambe, per ridar loro vita e si trascinò fuori dal letto. Infilò i piedi nelle pantofole rosa, e si diresse in cucina.
“Non ho fame. L’insonnia o, forse, il troppo sonno mi devasta.” pensò, mentre preparava la caffettiera come di consueto.
Si avvicinò al tavolino su cui aveva sistemato il computer. Osservò la pagina A4, ferma al solito punto, e dedusse: “Non ho scritto niente di nuovo!”
«Cos’ho fatto, se non ho dormito?”, ma nessun ricordo affiorò alla memoria cosciente, nonostante lo sforzo. Anzi la concentrazione le procurò un’angoscia sottile e pervasiva.
“Perchè non riesco a scrivere?” si chiese.
Lo specchio alla parete le rimandò l’immagine del suo viso bello, dalla pelle chiara e levigata, e lei fece scivolare lungo i contorni i palmi delle mani, aperti in una carezza, come a consolarsi del momento in cui la bellezza si sarebbe sciupata, e la salute del  corpo l’avrebbe tradita.
“Chissà dove andrà la mia anima dopo la dissoluzione del corpo?” si domandò, come faceva da sempre.
“La scrittura mi aiuta a gestire la vita, e ad accettare la morte. La grafia dello spazio interiore uniforma il mio orologio psichico al tempo reale. È su un foglio di carta che riescono a vivere in sincronia i miei due mondi. Troppi eventi oggettivi sono oscuri, indecifrabili, o indicibili. La sola via di salvezza è narrare la realtà attraverso metafore e allegorie. Se mi avvicino all’essenza del mondo oggettuale, rischio il delirio. Se analizzo me stessa troppo in profondità, impazzisco. Devo scrivere, mantenendo la giusta distanza dal mondo e dal mio io.” pensò.
Si avvicinò alla libreria, e prese “La metamorfosi” di Kafka.
Sedette davanti al computer. Poggiò il libro aperto accanto al computer, versò il caffè nella tazzina e, mentre mescolava lo zucchero con una mano, con l’altra sfogliava le pagine del libro. Lesse l’incipit del romanzo, e ne fu turbata.
“Come se la faccenda mi riguardasse.” pensò.
Poi bevve una lunga sorsata e, giunta a pagina dieci, mise un segnalibro, chiuse il libro, e riprese a scrivere dal punto in cui aveva interrotto, prima di trasferirsi a Milano dalla  provincia, in cui non accadeva mai nulla.
“Come se la faccenda mi riguardasse.” pensò.
Chiuse il romanzo a pagina dieci, vi infilò in mezzo un segnalibro, e riprese a scrivere dal punto in cui aveva interrotto, prima di trasferirsi a Milano dalla  noiosa provincia in cui non accadeva mai nulla.

#Cristinaragazzastranascrittrice

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