Il tuo corpo


Jacques Louis David – Patrocle

Il tuo corpo!
Il tuo corpo mi inebriava.
Il tuo profumo mi velava gli occhi.
Non vedevo il tuo corpo.
Il tuo corpo era un profumo intenso,
come di muschio e bosco.
Nel grande specchio nudo,
velato dai fumi dei balsami,
baciato da una stella di luce,
eri il mio dio bello e dolce.
Il mio seno di latte e miele
era gonfio di luce e te.
Le stelle erano assenti
e non era un dio che, nella sera,
sedeva sul mio letto d’amore e viole: ma tu.
Tu, il mio cielo, il mio lenzuolo bianco.

Il tuo corpo!
Il tuo corpo era un sensuale dono
sulle mie mammelle di seta e rose.
Le stelle erano assenti
e non era un dio che, nella sera,
si chinava sul mio viso
con occhi d’amore e muschio: ma tu.
Tu che, come il cielo notturno,
avevi orchestrato una melodia di carezze.
Ricordo amore mio:
posasti le tue membra sul mio ventre,
docile nuvola bianca.
Alitarono felici, i nostri corpi di rose e muschio.
Respirarono la loro bellezza divina.
Emisero sospiri dai sensuali riflessi.
Non accenderle!
Non accendere le stelle nel sogno.
Tutto è sogno.
Tutto è vano.
Amore mio, dio del sogno,
che appari nella fumosa velatura di specchio,
come nuvola evanescente al mio cuore,
resta!
Non andare.
Resta!
Gli uomini vagano.
Vagano come gli spettri.
La città, le vie, le chiese, le piazze
si compongono nel delirio cadenzato
dal vagare dei passi dei dolci spettri,
abitatori della notte.

Invisibili passerelle di sogno abbiamo gettato sull’infinito

e tutto ci appare ombra d’eternità.
A quale sogno abbiamo affidato
la nostalgia della nostra bellezza?
Il sole sorge nella sua veste di luce
dietro  la cattedrale bizantina e  il sogno,
come fumo di specchio, svanisce.
Svanisce, amore mio.

© Poesia: “Il tuo corpo” raccolta “Passerelle di sogni” di Giuseppina D’Amato
del 18 gennaio 2015.

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