Il mio tempo.


Romanzo: Il mio tempo.

Incipit.

In un vecchio baule impolverato, nella soffitta della nonna, ho trovato il suo diario di quand’era tredicenne, come me, adesso. Lo stiamo leggendo insieme; lei sorride, nel ricordare la sua giovinezza, invece, io non capisco.
Com’era strano il suo mondo e antico! Eppure, la nonna ha sessant’anni, non è centenaria. Fosse passato un secolo, capirei di più le differenze, a ogni modo, il suo tempo a me pare lontano anni luce dal mio.
Non sono i sentimenti a essere diversi, quelli sono sempre gli stessi e ruotano attorno alla famiglia, all’amore e alle amicizie, è cambiato il modo di vivere e, soprattutto, di comunicare.
«Come mantenevi i contatti con le amiche, senza messaggeria, e-mail, chat e internet?» Le domando.
«Scrivevo lettere e cartoline.» Risponde.
Sorrido e chiedo: «Quanto tempo dopo, arrivava una lettera?»
«Una settimana o anche più. Però, nei casi urgenti c’era il telefono e il telegramma!»

 «Sì, come adesso. Però, poniamo, volessi organizzare un’uscita con tutta la classe, per il pomeriggio, come facevi?»
«Non era possibile. Le feste o gli incontri erano preparati con largo anticipo. Sapessi, come aspettavamo una festa, un compleanno, una fiera di paese! Si andava, di persona, a casa degli amici a portare il biglietto d’invito. Il telefono si usava poco, era per le questioni urgenti e, poi, non tutti lo avevano.»
«Nonna, voi giovani degli anni sessanta come facevate a trovare gli amici senza face-book, twitter, what’s up e istangram?»
«C’incontravano nella piazza, ai giardinetti, alle feste in casa.» Risponde.
Poi, frena la mia curiosità e dice di pazientare che, nel suo diario dell’adolescenza, troverò le risposte a tutte le domande.
Va bene, mi adeguo, però, ancora una domanda devo proprio fargliela, prima di proseguire la lettura del diario e le chiedo: «Chi sono le persone che nomini nel diario? Dove sono, adesso? Le hai rintracciate su face-book?»
«Aspetta, Chiara. Fammi una richiesta, alla volta. Dunque, i personaggi del diario sono i miei nonni, che tu non hai conosciuto. C’è mamma Giovanna, la tua la bisnonna, zia Frida, sua sorella, entrambe, ancora, vive e vegete. Narro anche la storia d’amore tra mia madre e il bisnonno Mario. E, poi, c’è Paolo. Descrivo le avventure con i miei amici d’infanzia: Sandro, un tipo strano e molto rock, Gioele, Angelo, Alessio, Glauco e Carmen.
Racconto la vita del tempo e le peripezie scolastiche e sentimentali della “gang delle piccole”, composta da me, Jaspreet, Linda, Giselle, Marilina e Consuelo. Parlo anche di Marisa, miss liceo ’66; Vanna, la sorella maggiore di Marilina; Tania che contende a Linda il titolo di ragazza più disturbata e devastante di tutte; Rosita e il clan delle ragazze del Piper; Francesca e Marianna, additate perchè, presunte lesbiche; Sandrina e Alba, le inseparabili amiche del cuore; Giuliana e Fiorenza, le buone amiche “grandi” e tanti altri personaggi che, nel diario, fanno solo una breve comparsa.
Descrivo la famiglia di Jaspreet, il padre William Francis, la mamma Shaila Gray. Racconto le sofferenze delle gemelle Nina e Zita, due profughe giuliane dalmate. Non chiedere chi sono i profughi giuliano dalmati, perché lo capirai, durante la lettura del diario.» Mi precede la nonna.
«Caspita, nonna, hai riempito due quaderni alti, con una scrittura minuta e fitta. Hai scritto sempre e solo con la penna blu.» Osservo.
«Sì, allora, preferivo il colore blu. La scrittura sembrava più fine, persino più delicata e intima.»
«Per quanto tempo hai scritto il diario?»
«Alcuni mesi, da novembre del 1966, fino a giugno del 1967. Sono, circa, sei mesi.»
«Meno male, altrimenti, scrivevi un’enciclopedia!» Esclamo.
La nonna, sorride e, poi, continua a spiegare quali personaggi e ambienti incontreremo fra le pagine scritte.
«Il protagonista assoluto è il mio mondo, il tempo e lo spazio, la società, la scuola, la musica, la televisione, il cinema, i romanzi, l’informazione, la moda, la tecnologia. Poi, ci sono gli amori e i ragazzi. Non faccio altro che parlare di Ottavio, il mio ragazzo, e dei suoi amici: Luigino, Mauro, Fabrizio, Fausto e Guido che, insieme formavano una band musicale. Ci sono le immancabili rivali in amore, come Maria e Carla. Esprimo dubbi e opinioni sui sentimenti e le amicizie, pongo mille domande sulla sessualità ed esprimo tutte le paure adolescenziali sull’iniziazione sessuale e l’ipotetica vita di coppia.
Poi, ci sono i coniugi Giannoni, i cui figli: Fabrizio, Franco, Anita ed Elena intrecciano rapporti di amicizia e amore con me e altri personaggi. Non posso anticipare tutto, bisogna avere la pazienza e la volontà di leggere, senza fretta, come si faceva una volta. Tesoro, sappi che, nel mio diario, parlo anche di dolori, traumi, distacchi, sofferenze, paure adolescenziali e mali dell’anima.»
«Nonna, forse, stai dicendo che avevi la vocazione a fare la Psicologa dell’età evolutiva, già, allora?» Chiedo.
«Sì, sono stata psicologa di me stessa, fin dall’adolescenza. Fu, allora, che giurai di diventare psicologa, per prendermi cura dei ragazzi fragili, come me, allora, che soffrono a causa di famiglie disturbate, padri violenti, genitori separati, lutti, malattie. Ho imparato ad accettare la morte di mio padre, raccontando a me stessa, ciò che gli adulti avrebbero dovuto dire e fare, ma che non dissero e non fecero, per ignoranza e misconoscenza della psiche di un bambino e un errato senso del pudore della morte.»
Avevo in mente tante curiosità, però, capisco che non è opportuno fare altre domande, l’accenno alla morte mi ha bloccato, le conservo per quando avremo finito di scorrere, una a una, tutte le pagine a quadretti di questo Diario, che la nonna ha chiamato “Il mio mondo”.

Incipit del Romanzo: “Il mio tempo” di Giuseppina D’Amato.

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