Bello e impossibile.


637px-Paul_Newman_-_1963A me capita, spesso, di fare voli da un ricordo all’altro, mentre scrivo il Diario. I miei ricordi si ricorrono sulle autostrade del pensiero, si sorpassano e lottano per conquistare la pole position.

La mano è lenta, non riesce a correre dietro a tutti i ricordi. Sarebbe bello avere uno strumento, che ne so, un robot che legge nella mente e scrive i pensieri. Allora, saremmo tutti scrittori! O, forse, no. Dipende, sempre, dalla qualità dei pensieri, dallo stile, dal senso, dall’originalità delle idee.
Ecco. Ancora. E ancora. Mi sono smarrita, di nuovo. Che caos. La professoressa di italiano, se leggesse questo diario, direbbe: «Che pasticcio, Michela. Sei andata fuori tema. Salti di palo in frasca! Ti dò due!»
Però, questo è il mio diario personale e scrivo come pare a me. Comunque, adesso, non ricordo che cosa dicevo della mamma. Forse, è preferibile che mi dia una regola, un ordine, per evitare un guazzabuglio di tutto. A ogni modo, scrivere a briglia sciolta, correre fra le righe del pensiero, come un cavallo selvaggio nella prateria, mi emoziona. Vorrei scrivere con la stessa rapidità del pensiero. Mi piacerebbe che l’inchiostro blu mare scorresse sulla pagina, come la coscienza fluisce dalle foschie della memoria. Vorrei che la scrittura fosse, come il flusso della corrente, continua, incessante, ora lenta, ora rapida; a volte, stagnante e, poi, ancora intensa, travolgente in un fluire che porta via i punti, le virgole, le virgolette, per rincorrere nuovi ricordi e gettarsi nel mare della creatività.
Per, infine, appena giunta al mare, tuffarsi sott’acqua, e nuotare alla ricerca di quel pensiero smarrito, riconoscerlo fra gli altri, acciuffarlo e  riportarlo a galla.
Ecco, dunque, dicevo che la mamma non conosceva i piaceri, come pure le sofferenze d’amore, invece, io ho capito che l’amore fa soffrire.
Di sicuro, lei era innamorata di papà. Tuttavia, non credo lo amasse, in maniera profonda e matura. Era invaghita del bel ragazzo con gli occhi di fuoco, il viso da divo americano e l’aria da bello e dannato. Le piaceva l’idea d’essere amata da uno così desiderabile, ma ignorava che i sentimenti esigono tanto impegno e coinvolgimento, per edificarsi nel tempo. Era ancora un’adolescente ingenua e sprovveduta, quando sposò il suo Mario, mio padre.   Lei credeva, fosse tutto un bel gioco e, invece, la vita, invidiosa della sua purezza, del fascino di mio padre e del loro amore sublime, decise di riservarle un amaro futuro…

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