Diario di settembre


3 settembre 2014

ore 14.30

Il diario della sera è scivolato via, per ben due sere consecutive: il primo e il due settembre non ho scritto la rubrica serale, perché dovevo correggere la bozza di un romanzo. So bene che, anche se non scrivo, nessuno se ne accorge. Però, la scrittura serale è un impegno che ho preso con me stessa e, quindi, significa che è funzionale a un mio bisogno comunicativo e di introspezione. Del resto, scrivo diari, da sempre, e romanzi, da poco. Così decido di dedicare le prime ore, di questo pomeriggio freddo e piovoso, alle considerazioni che avrei voluto fare i giorni scorsi.🙆 click on the girl, read more also in English

Primo settembre. Brusco e sgradevole risveglio alle sette del mattino. Dopo un lungo periodo di riposo, riprendere il ritmo pesa. Azz, se pesa! Mi preparo con cura, per non apparire più emaciata di prima.

Otto e trenta. Collegio docenti. Ci siamo tutti? No, non ci siamo tutti. Manca Marco. Ci ha lasciato troppo presto, se n’è andato la scorsa primavera, che le rondini non erano ancora tornate.

Tra i soliti visi riposati, rimpolpati e i ventri un poco più prominenti, per le abbuffate estive, scorgo poche facce nuove, su visi che si direbbero coevi dei nostri. Sono i colleghi, appena, immessi in ruolo e i supplenti annuali: le nuove leve, quelli che dovranno, più di noi veterani, prossimi all’agognata pensione, cambiare la scuola e siglare il “Nuovo Patto Formativo”, promesso da Renzi, con gli studenti e la società. Appena il preside accenna agli attesi aggiustamenti renziani, la collega seduta accanto a me mi guarda con aria sconfortata, mentre io conto gli anni che mancano alla quiescenza. Quiescenza, che brutta parola, sa di mortorio. Però, anelo a tale condizione, giacché sono tra quelli che la riforma della piangente Fornero ha fottuto.

2 settembre 2014

Le vacanze estive sembrano lontanissime. Non le ricordo, già, più. Penso agli esami e ai prossimi scrutini delle sospensive e al primo giorno di scuola, anticipato a venerdì 12 settembre. E mi preparo psicologicamente al nuovo anno: altre classi,  studenti con volti da bambini e pose da adulti, adolescenti problematici, alcuni ribelli e sfrontati, altri introversi e impauriti da tutto. E, poi, i nomi. I nomi bisogna imparare, prima, a pronunciarli e, poi, rammentarli. Quelli italiani sono sempre meno, si smarriscono fra i cognomi cinesi, africani, moldavi, russi, croati, pakistani, coreani, cinesi. Quanti Hu, Yen, Ching, Yan ci sono nelle classi. E quanti colori! E quante fogge di abiti! Ogni colore un problema diverso. Ogni colore una lingua sconosciuta. Ogni colore una cultura nuova da conoscere e valorizzare. Ed io mi chiedo: – Come non sentirsi persi in questo mondo in rapidissima evoluzione? Basteranno le mie conoscenze, la formazione, la pazienza, la professionalità e il cuore per fare tutto bene?

English version

September 3, 2014

14.30

The diary of the evening slipped away, for two consecutive nights, the first and second of September I did not write the diary, because I had to correct the draft of a novel. I know that, even if I do not write, no one notices. However, writing in the evening is a commitment that I made to myself and, therefore, means that it is a my functional communicative need, useful for introspection, too. Moreover, I was writing diaries, as always, and novels, recently. So, I decided to spend the first hours of this cold and rainy afternoon to the considerations that I wanted to do the past days.

First of September. Abrupt and unpleasant wake up at seven in the morning. After a long period of rest, pick up the pace weighs. Azz, if it weighs! I prepared with care, so as not to appear more emaciated than before.

Eight-thirty. College teachers. We all? No, do not we all. Marco isn’t here. He left us too soon, he left last spring, the swallows that had not yet returned.

Among the usual faces rested, and fleshed out and little more prominent bellies, for binges summer, I see a few new faces, the faces of which seem contemporary of ours. They are colleagues, just released for the role and alternates yearly: the new generation, those who will, most of us veterans, next coveted retirement, change the school and sign the “New Training Pact”, promised by Renzi, with the students and society. As soon as, the headmaster mentions the expected adjustments renziani, the colleague sitting next to me looks at me discouraged, while I count the years left to retirement. Quiescence, that ugly word, he knows funeral. But I yearn for this condition, since I am among those that the reform of weeping Fornero fucked.

September 2, 2014
The summer holidays seem, yet, far away. I do not remember, yeah, more. I think the next exams and the first day of school, early Friday, September 12th. And I prepare psychologically for the new year: other classes, students with children faces and poses as adults, troubled teens, some rebels and brazen, more introverted and afraid of everything. And then the names. The names must learn, first, to pronounce them and then remember them. Those Italians are less and less, get lost among the Chinese surnames, African, Moldavians, Russians, Croats, Pakistani, Korean, Chinese. How Hu, Yen, Ching, Yan are in the classrooms. And how many colors! And how many styles of dresses! Each color is a different problem. Each color an unknown language. Each color a new culture to learn about and appreciate. And I wonder: – How not to feel lost in this rapidly changing world? Suffice my knowledge, training, patience, professionalism and heart to do everything right?

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12 pensieri su “Diario di settembre

    • Ehhh sento un pò di nostalgia nell’aria! Non ci pensi ,ogni etá ha la sua bellezza…E poi penso che oltre alle competenze il docente “da una vita” rende molto di più ,perchè oltre alla passione, ha l’esperienza sulle spalle,e quella è essenziale….

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    • C’è nostalgia per quello che ancora non è, ma presto sarà: la pensione, la vecchiaia… ma non è un problema, godo ogni stagione e ogni attimo della vita, come gusto i buoni cibi. Non sono ancora in pensione e, come tanti, già progetto nuovi lavori. L’esperienza conta, certo! Però immagina un più che 65enne gestire classi da quasi 30 adolescenti con le tempeste ormonali, generazionali…

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