Messaggi d’amore e fiori di colza.


Un pomeriggio, di fine maggio del ’66, sotto un sole lucente, che scaldava il volto, le mie amiche ed io andammo a fare una passeggiata verso la Pieve. Nei campi si scorgevano le prime macchie rosse dei papaveri e le ampie distese bianche delle margherite. I prati verdi erano punteggiati dagli schizzi blu dei fiordalisi e dall’oro dei denti di leone. Il canto degli uccelli, nascosti tra le fronde, accompagnava la nostra passeggiata. Camminavo accanto a Jaspreet, ammiravo la campagna, la cui vista mi riportava a Villa Miccioli e ignoravo che, quel giorno, la mia storia con Ottavio avrebbe avuto un inatteso sviluppo.
Avevamo da poco oltrepassato la Pieve rinascimentale quando, in lontananza, scorsi un gruppetto di ragazzi, che si attardava sul ciglio della via. I ragazzi parevano in attesa di qualcuno. Appena fummo più vicine, riconobbi Ottavio, Luigino e Mauro.
I ragazzi erano appostati sul percorso della nostra camminata, capii che erano lì per noi. Si lanciavano, erano i primi approcci con l’altro sesso, anche per loro. Salutarono con un timido ciao. Temevano gli adulti ma, visto che nessuno badava troppo a noi, presero coraggio e si avvicinarono. Mauro affiancò la sua amata Zita e iniziò a chiacchierare anche con Anna, la gemella. Luigino mi presentò Ottavio. Ero agitatissima e, quando mi porse la mano, non gliela strinsi. Lo guardai ed esclamai: «Maleducato! Vuoi, forse, bruciarmi?»
«Scusami! Sarà l’emozione!» Replicò, mentre il volto si tingeva di un bel rosso porpora. Poi, gettò la sigaretta che reggeva tra l’indice e il medio, per farsi coraggio, e mi porse, di nuovo, la mano.
«Piacere, Michela!»
«Molto lieto, Ottavio. Non vedevo l’ora di conoscerti! Sono perdonato?» Fece, già, un poco più rilassato.
«Sì. Certo!» Replicai con generosità, come vedevo fare nei film o leggevo nei romanzi d’amore.
Finalmente, avevo stretto la mano al mio Ottavio e, ora, quando lo incontravo, potevo salutarlo e scambiare qualche parola con lui, senza essere giudicata una sfacciata!
Però, tante cose non erano come le avevo sognate. Primo, aveva tentato d’ustionarmi! Secondo la sua stretta era indecisa e la mano molliccia, forse, a causa dell’emozione. Insomma, quel momento, tanto atteso, mi aveva un po’ deluso.
«Le cose sognate sono sempre diverse dalla realtà!» Pensai.
Subito dopo le presentazioni, estrasse da una tasca un mazzetto di fiori e me lo porse.
«Tieni, Michela! È un piccolo omaggio a te e alla tua bellezza!»
«Grazie!» risposi, osservando il ramoscello, non troppo convinta.
Ero sorpresa. «Mi sta prendendo per i fondelli? Che fiori mi regala?» mi chiesi.
Erano fiori semplici. Intuii che li aveva raccolti per me, nei campi coltivati, appena vidi delle colture gialle che si stendevano, a perdita d’occhio. Avrei preferito uno stelo di calicanto o, piuttosto, un mazzetto di primule e violette, ma dovetti accontentarmi di un’infiorescenza di fiori di colza! Ottavio scelse un omaggio poco romantico, ma sicuramente più piccante. A ogni modo, conservo ancora quei fiorellini tra le pagine di un libro!
Ero al settimo cielo! L’emozione era troppo intensa e quel pomeriggio non riuscii a concentrarmi nello studio. La notte, stentai a prendere sonno.
L’indomani, all’uscita da scuola, Ottavio si avvicinò e mi porse un biglietto, che feci scivolare, in fretta, nella tasca della giacca. Non volevo farmi scoprire da qualche professore per timore di essere giudicata male.
Iniziò, in tal modo, un tenero e innocente scambio di messaggi d’amore tra noi. Eravamo cotti l’uno dell’altra. Divenni la sua ragazza.
La corrispondenza continuò per mesi, anche durante il periodo estivo, allora, lui spediva le lettere a casa, ad Aqueterne. La mamma non approvava il mio filarino, sosteneva che eravamo troppo giovani, ma non si oppose mai a quell’ingenuo scambio di messaggi.
Da qualche mese, però, mi sono rotta di scrivere e non ho più risposto alle sue lettere. È, anche per questa ragione che scrivo. Voglio riflettere. Sono disorientata. È successo qualcosa, forse ho fatto una sciocchezza. Mi piace un altro. Penso, spesso, a lui e la faccenda ha fatto deviare i miei interessi. Dopo aver tanto sognato una storia con Ottavio, adesso, scopro che desidero altro! Mi sento in colpa! Sono molto confusa.
Sono pentita per il pasticcio che ho combinato, ma ho giurato a me stessa, che non riprenderò la corrispondenza con lui, non merito un bravo ragazzo come Ottavio!
Scrivere il diario, sin qui, mi ha aiutato a capire che ho parecchi problemi seri: il rapporto conflittuale con la mamma, gli esami, i ragazzi, le amiche. Devo trovare risposte dentro di me, per tutto ciò che riguarda gli affetti e questo è molto complicato, strano a dirsi il compito meno arduo è passare gli esami di terza media. Basta studiare e la cosa è fatta. Studiare la mia anima è molto più difficile.

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