L’amore platonico.


L’infatuazione per Fabrizio durò una sola estate, come una canzone. L’autunno portò un nuovo amore e mi invaghii di un altro ragazzo e sul diario scrivevo. Tutte le domeniche, ci rechiamo a Messa nell’attigua Collegiata di San Francesco e vi andiamo molto volentieri, soprattutto, per ammirare, neanche troppo segretamente, i ragazzi del vicino convitto maschile e per ascoltare il loro coro. Sentire un coro di giovani voci maschili, che intonano i canti religiosi, è meglio che andare all’opera. Le voci sono potenti e le armonie rimbombano fin dentro l’anima.

Una domenica mattina, udii una voce particolarmente melodiosa che eseguiva, in un assolo, l’Ave Maria di Schubert. I miei sensi furono rapiti. Fui percorsa dalla testa ai piedi da un fremito. La pelle rabbrividì. Guardai attentamente fra i coristi e vidi un adolescente bellissimo. Era uno nuovo. Il suo viso mi turbò, non meno della voce. Fui perduta. La voce divina di quel ragazzino sconosciuto mi attrasse e, poi, la bellezza mi conquistò, in modo definitivo. La notte, non dormii e continuai a pensare a lui. Ero ancora avvolta dalla sua voce bianca e nell’atmosfera magica della mattina. L’indomani a scuola, durante la ricreazione, mentre gironzolavo con le mie amiche per i corridoi, lo vidi. Usciva dalla classe accanto alla mia, la seconda C, i nostri sguardi s’incrociarono, per un istante ma, poi, le ragazze mi trascinarono via. Continuammo a osservarci e a covarci con gli occhi, per mesi, ma nessuno ebbe il coraggio di rivolgere la parola all’altro. Rimanevamo, come pietrificati e ammutoliti. È passato un anno, da allora, ma nulla è cambiato. Lo vedo ancora in occasione di Messe, Novene e Quaresime. A scuola, lui si tuffa nei miei occhi verdi, come in un prato di primavera ed io mi smarrisco nell’oceano del suo sguardo. Tutto avviene come in un vecchio film muto. Per questa ragione, la cotta è durata poco, anche se ammiro ancora il suo volto dalla carnagione rosata e gli occhi azzurri. È bellissimo! La sua voce celestiale provoca in me sempre le stesse sensazioni paradisiache. Niente di più! Il cantore è stato, non solo, un amore platonico, ma anche una passione unidirezionale. L’ho amato solo io e in gran segreto! Non ho mai saputo se gli piacessi almeno un po’. Nulla. Era un affetto ideale e neppure m’importava che fosse corrisposto. Aveva valore per me, più che altro, per le splendide emozioni che mi procurava. Lui era un sogno, qualcuno su cui fantasticare d’amore. In tal modo, sapevo di poter amare e questo, per il momento, bastava. Tuttavia, capii che il misticismo non faceva per me. La fase contemplativa, infatti, durò non più di quattro mesi. Durante la festa di fine anno, conobbi due ragazzi: Giuliano e Ottavio che mi piacquero moltissimo, ma questa è un’altra storia. È molto più complicata, dura ancora e…

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La vita in rosa

Pubblicato su Diario
8 comments on “L’amore platonico.
  1. Anna ha detto:

    Chi di noi non ha ascoltato una voce da brividi in chiesa, a un concerto o all’opera. Bellissime sensazioni.

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  2. margherita otto ha detto:

    Ah! Che bei tempi!

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  3. Rita ha detto:

    Certo erano tempi…antichi!

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  4. thesorrow29 ha detto:

    Mi piace come scrivi, Pina.
    Questo bel racconto, ricco di innocenza sentimentale, mi ha ricordato che anche gli amori
    platonici servono a crescere
    Buona serata ♥
    Rodrigo

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I commenti sono chiusi.

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