Sandro era proprio un tipo rock.


ElvisFra i miei amici c’é anche un certo Sandro. Lui  è amico per la pelle di Angelo. Sono coetanei e frequentano la stessa scuola. Quest’anno, Angelo ha gli Esami di Maturità, mentre Sandro è in terza ragioneria, perché ha perso due anni. 

«A proposito, anch’io il prossimo giugno devo sostenere gli esami di Terza Media! Che fifa!» 🙋 click on the girl for English version


Sandro abita nei pressi di Villa Miccioli, in una piccola casa colonica. Vive con la madre vedova e la sorella minore.
Mi accorsi di lui un giorno d’estate. Avevo dieci anni, allora. Ora, sono grande. Ho già compiuto tredici anni.
Dicevo, lo conobbi in estate. La scuola era finita. Ero stata promossa a pieni voti in quinta elementare.
In genere, trascorrevo i lunghi pomeriggi estivi con i miei amici che erano anche compagni di classe.
Giocavamo nelle aie delle fattorie, nella piazzetta della contrada. I ragazzini più fortunati, che possedevano una bicicletta, giravano per il villaggio, dandosi arie da grandi. Alcuni avevano costruito il monopattino di legno con le rotelle e con quello si lanciavano a capofitto, giù per le discese.
Quel pomeriggio, dopo aver giocato a boccette, in mezzo alla strada in terra battuta, ci sedemmo a riposare sul muretto di recinzione della masseria. Faceva caldo.
A un tratto, vidi arrivare un bel ragazzo dai capelli biondi, con un appariscente ciuffo che ricadeva sulla fronte. Indossava pantaloni di tela blu e una camicia a fiori azzurri e bianchi. Era diverso da tutti gli altri ragazzini che portavano ancora i calzoncini corti. Quando ci vide, si fermò a chiacchierare con noi. Si sedette anche lui sul muretto.
M’incuriosì. Non mi piacque, ma  non capii il perché.
M’insospettirono sia i suoi atteggiamenti un po’ spavaldi, sia l’abbigliamento e l’insolita pettinatura.
I ragazzini lo conoscevano. Si capiva che lo ammiravano, perché era grande.
«Che bei pantaloni! – Esclamò un bambino. – Dove li hai presi?»
«Li ho comprati al mercato. Sono pantaloni da lavoro, li usano in America. Si chiamano blue-jeans.» Rispose lui.
Affermò che, da grande, avrebbe fatto il cantante rock. Parlò di Elvis, un mitico chitarrista e cantante americano. Tacemmo tutti, nessuno sapeva, chi fosse Elvis Presley!
«Mi vesto e mi pettino come lui. I vecchi, per questo, l’hanno a morte con me!» Fece con aria convinta.
«Davvero?» Chiese un bambino.
«Certo. Mi hanno pure bocciato!» Ripeté, con tono risentito.
«Strano! Non credevo succedessero certe cose» Considerò Gioele.
«È vero. I professori hanno tanti pregiudizi. Fanno le preferenze!» Confermò, con una risatina acuta.
«Le preferenze?» Domandò una ragazzina grassottella.
«Sì. Fanno i favoritismi. Hanno le simpatie e le antipatie!» Ribadì lui, sempre più assertivo e fece un sorrisetto.

«Tu gli stavi antipatico per il ciuffo e i blue-jeans?» Chiese la stessa bambina.

«Sì. Proprio così. Solo che, a volte, non andavo a scuola. Preferivo frequentare le lezioni di chitarra.» Si lasciò sfuggire.
«Ah!» E la bambina rimase a bocca spalancata, non so, se per la sorpresa o perché non era convinta di quanto Sandro narrava.
«Devo ripetere l’anno. Accidenti. Che fregatura! Loro se la prendono proprio solo con me!» Ripeté e rafforzò il concetto affermando che, in qualsiasi modo fossero andate le cose, lui avrebbe continuato a vestirsi e pettinarsi come il suo idolo, a dispetto delle discriminazioni e dei pregiudizi degli adulti. Sarà stato per questo che Sandro, a quei tempi, era soprannominato il “ribelle”.
Comunque, non mi piacque. Era strano, ribelle. Non studiava. Non mi fidavo di lui, però, mi piaceva. Mi piaceva e, per questo, mi faceva un po’ paura.
Rimasi affascinata da lui. Parlava di cose che non conoscevo. Ero incuriosita e spaventata e, allo stesso tempo, provavo un senso di fastidio, perché lui sapeva più cose di me.
Mi disturbava, soprattutto, non capire tutti quei termini stranieri con i quali si esprimeva. Rock and roll, blue-jeans, sound, rhythm and blues, per me, erano parole astruse e prive di senso.
«Facci una canzone!» Gli chiese Carmen.
«No. Non riesco a cantare senza musica!»
«Vai a prendere la chitarra!» Suggerì Gioele.
«Sì. Dai. Vi faccio contenti!» Si capiva che non vedeva l’ora d’esibirsi.
Sandro fece una corsa a casa e ritornò, subito dopo, con una chitarra a tracolla.
I ragazzini applaudirono e lanciarono grida di gioia.
«Sandro, che ci canti?» Domandò uno.
«Vi faccio Rock around the clock!»
«Che? Chi la canta?» Chiese il più audace che non temeva di ammettere la propria ignoranza, in fatto di musica americana.
«I Comets!»  Rispose.
E notai che, con la chitarra in mano, aveva un’aria ancora più fascinosa e non si dava neppure troppe arie. Era disponibile con noi bambini. Stava al nostro gioco.
«Chi sono?» Chiese qualcuno.
«Un mitico gruppo rock americano!»
«Boh! Chi li conosce?» Ammise il solito senza vergogna.
«Tutti! Sono famosi in tutto il mondo.» Spiegò a noi poveri piccoli ignorantelli.
«Mi sa tanto, che li conosci solo tu!» Azzardò Gioele, giacché per noi bambini i Comets, erano perfetti sconosciuti!
Lui non rispose e si predispose a suonare.
Improvvisò un concerto, nella piazzola con una canzone incomprensibile e dal ritmo sfrenato. Allora, alcuni bambini, i più scalmanati del gruppo, vollero cantare anche loro e scelsero “ Con 24 mila baci” di Adriano Celentano.
Quelli piegati sulle ginocchia, ancheggiando e contorcendo il bacino, sembravano indiavolati, mentre urlavano con voce sfrenata e rabbiosa, quasi esaltata:

Con 24 mila baci
Felici corrono le ore….
E, poi, con voce impertinente, quasi eccitata, continuavano:

Niente bugie meravigliose,

Frasi d’amore appassionate,
Ma solo baci chiedo a te…
Hie, hie, hie-ie-ie..

Sandro non era un gran chitarrista e accompagnava i bambini, come meglio poteva. L’insieme, tuttavia, era molto scenografico. Fu una scoperta e anche una bella novità.
Ero turbata dai movimenti e dal dondolio del bacino dei ragazzini.
Le parole della canzone, poi, erano troppo esplicite, sfrontate. Mi vergognai un po’, ma rimasi incollata al muro, affascinata come da una attesa di non so che cosa!
Le bambine, a loro volta, proposero di esibirsi come se fossero al Festival di San Remo o al Cantagiro.
Cantarono “Le mille bolle blu” di Mina, movendo le anche al ritmo della musica e facendo roteare sulle labbra le dita grassottelle..

English version of my teen Diary.

Sandro was a rock guy.

Among my friends there is, also, a certain Sandro. He is a friend to the skin of Angelo. They are peers and attend the same school. This year, Angelo has the Examination for the School Leaving Certificate, while Sandro is in third class, because he lost two years.

“By the way, next June me too have to take the exams of the Third Media! What scared!”

Sandro lives near Villa Miccioli, in a small farmhouse. She lives with her widowed mother and a younger sister. I saw him, one day in the summer. I was ten years old, then. Now, I’m great. I have already turned thirteen. I said, I met him in the summer. The school was over. I had been passed  with honors in fifth class. In general, I spent the long summer afternoons with my friends who were also classmates. We were playing on the threshing floor of the farms, in the square of the district. The kids, the lucky ones, who owned a bicycle, went around the village, giving himself the airs of a great. Some had built the wooden scooter with wheels and with that threw themselves headlong down the slopes. That afternoon, after playing flasks, in the middle of the dirt road, we sat down to rest on the wall fence of the farm. It was hot. All of a sudden, I saw a handsome guy get blond-haired, with a showy clump that fell over his forehead. He wore blue cotton pants and a blue and white flowered shirt. He was different from all the other kids who still wore shorts. When he saw us, he stopped to chat with us. He sat down himself on the wall. I became curious. I did not like him, but I did not understand why. I was suspicious both of his attitude a bit bolder, both the clothing and the unusual hairstyle. The kids knew him. I understood they admired him, because he was great.

“What a beautiful pants! – Exclaimed a child. – Where did you get them?”

“I bought them at the market. They are work pants, all use them in America. They are called blue-jeans.”

He answered. He said that, as an adult, would have done the rock singer. He talked about Elvis, a legendary American guitarist and singer. All were silent, no one knew who was Elvis Presley!

“I get dressed and comb my hair like him. The old, for that matter, have to death with me! ” He told with conviction.

“Really? Asked a child.

“Sure. I have also failed!” He repeated, with a resentful tone.

“Strange! I did not think  certain things could happen.” Considered Joel.

“It’s true. The teachers have so many prejudices, the preferences!” He confirmed, with a chuckle acute.

“The preferences?” Asked a girl plump.

“Yes it is. They’re favouring. They have their likes and dislikes!” He reiterated her, more assertive and smirked.

“Were you obnoxious by the forelock and blue jeans?” Asked the same girl.

“Yup it is. Just like that. Except that, at times, I did not go to school. I preferred to attend guitar lessons.” He let out.

“Ah” And the little girl’s mouth dropped wide open, I do not know if in surprise or because she was not convinced of what Sandro narrated.

“I have to repeat the year. Damn it. What a swindle! They take a dislike to me!” Repeated and reinforced the concept by saying that, in any way things had gone, he would have continued to comb his hair and dress like his idol, despite the discrimination and prejudices of adults. Probably, for this reason Sandro, in those days, was nicknamed the “rebel”. However, I did not like him. He was strange, rebellious. He didn’t study. I did not trust him, though, I liked him. I lied him and, for that, I was a little fear. I was fascinated by him. He spoke of things I did not know. I was intrigued and frightened and, at the same time, I felt a sense of discomfort, because he knew more than me. Disturbed me, especially, do not understand all those foreign words with which he expressed himself. Rock and roll, blue jeans, sound, rhythm and blues, to me these words were abstruse and meaningless.

“Tell us a song!” Carmen asked .

“No. I can not sing without music!”

“Go get your guitar!” Suggested Joel.

“Yes it is. Come on. Let me give you happy!” You could tell, he wasn’t looking forward to perform for us. Sandro made a run at home and returned soon after, with a guitar strap. The kids cheered and screamed with joy.

“Sandro, what are you going to sing?” Asked one.

“I’m going to play Rock around the clock!”

“What? Who sings it?” Asked the boldest, who was not afraid to admit his ignorante, in matter of American music.

“The Comets!” He said. And I noticed that, with guitar in hand, he looked even more charming and was not given even airs. It was available with us children. He was at our game.

“Who are they?” Someone asked.

“A legendary American rock band!”

“Boh! Who knows them?” Asked the, usually, guy without shame.

“Everyone! They are famous all over the world.” He explained to us, poor little ignorants.

“I guess so, that only you know about them!” Ventured Joel, because for us, little children, the Comets were perfect strangers! He did not answer, and prepared himself to play. He improvised a concert, in the pitch with an incomprehensible song and frenetic rhythms. Then, some children, the most rowdy group, wanted to sing them and chose “With 24 thousand kisses” by Adriano Celentano. Those bent on his knees, swaying and twisting theyr hips, looked furious, they shouted, their voice frantic and furious, almost exalted:

With 24 thousand kisses,  Happy hours … run.

And then, in a voice sassy, almost excited, continued:

No wonderful lies,  passionated love phrases,  But only kisses I ask you … Hie, hie, hie-ie-ie …

Sandro was not a great guitarist and accompanying children, as best he could. The set, however, was very scenic. It was a discovery and also a nice novelty. I was disturbed by movements and by the rocking of the pelvis of the kids. The words of the song, then, were too explicit, shameless. I was ashamed a bit, but I was glued to the wall, fascinate, as waiting something new. I do not know what! The girls, in turn, proposed to perform as if they were at the Festival of San Remo or Cantagiro. They sang “Le mille bolle blu” by Mina, moving his hips to the rhythm of the music and twirling his fingers on his lips plump …

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