Correva la motocicletta color avorio


Si era fatto buio, quando papà venne a riprendermi a casa degli amici di famiglia, dove avevo trascorso il pomeriggio, impegnata in giochi divertenti o di sfida con gli altri bambini. Partimmo in motocicletta. Papà mi fece sedere sul sellino, dietro di sé e raccomandò di tenermi stretta, stretta abbracciata a lui. Correva la storica “Guzzi” color avorio e mi riportava a casa, dalla mamma. Viaggiavo aggrappata a mio padre. Tremavo di paura, ma non lo davo a intendere. Volevo farmi vedere coraggiosa e grande. E, forse, quel pomeriggio d’estate divenni, mio malgrado, un po’ più adulta, sebbene in maniera fortuita e inconsapevole!
In realtà, ero scossa dall’adrenalina e anche un po’ stordita dalle folate fredde nelle orecchie. Rabbrividivo al susseguirsi delle rapide correnti, che sferzavano il mio delicato e fragile collo di bambina e, oltraggiavano, finanche il mio tenero corpo infantile. La mente era piena di quel vento serale, che sopraggiungeva furioso e spietato. L’aria mi stordiva ancor più. Confusione, vento e gioia regnavano nella mia piccola e ignara testa fanciullina.
A casa, trovai la mamma felice di sapermi felice in compagnia di mio padre. Eravamo tre giovani vite ignoranti, che anelavano alla serenità e a un’esistenza tranquilla. Ignoravamo gli amari progetti, che il fato aveva in serbo per noi.

Brano dell’autrice del blog tratto dal Romanzo “Il mio tempo”.

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