Miraggi lontani tra le dita.


Ricordo poco del periodo che trascorremmo in città. La casa era piccola, ma si trovava vicino al centro, nel punto più alto e panoramico del paese. Per raggiungere il nostro appartamento, dovevamo attraversare un lungo corridoio. Di notte, al buio, la mamma aveva paura.

Avvertivo la sua angoscia, che si dissolveva, appena entrate in casa. Dalla finestra della stanza da letto, si apriva uno splendido scenario sulle vallate circostanti. Mi rivedo bambina tra le braccia della mamma o, forse, abbracciata al papà, mentre guardo dall’alto le zone sottostanti e, in lontananza, abbarbicati sulle colline, scorgo e scopro per la prima volta i paesi vicini.
Una volta, di notte, mi si offrì alla vista una visione fantastica, vidi le contrade e le cittadine, illuminate dalla luce elettrica. Rimasi talmente affascinata dallo spettacolo, che mi sporsi con il corpo in avanti, quasi a voler afferrare le luci dei paesi, come facevo con le lucciole. Il fascino notturno dei bagliori lontani non mi fece vedere il vetro della finestra a pochi centimetri dalla mia testa. La lastra si ruppe e mi tagliò la guancia. Ancora adesso, se si osserva bene, si può scorgere una sottile cicatrice sulla gota destra, proprio tra l’occhio e il lobo dell’orecchio.
Non ricordo altri episodi di quel periodo. Ero davvero molto piccola…

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