Il roseto


Il roseto

A tredici anni vivevo in Toscana. Scrivevo un diario in cui tutti i giorni raccontavo un episodio della mia famiglia, descrivevo i luoghi e la mia vita.

“Adoro il piccolo centro in cui abito. Qui sto bene. Sono felice. Ho molte amiche. La casa è grande. Tutti gli ambienti sono vasti e spaziosi. Mi piace soprattutto la luminosità della veranda, chiusa da ampie vetrate ad arco. Mi è gradito anche l’odore acre di mastice, che spesso impregna questo locale. Il falegname, infatti, periodicamente utilizza il mastice o la pomice, per isolare i vetri.

Le vetrate, perfino nella stagione fredda, fanno entrare luce e aria nel porticato su cui affacciano alcune stanze.  La veranda s’apre sul cortile, in mezzo al quale c’è un unico grande albero secolare. Si tratta di un cedro del Libano. Gli enormi rami si estendono per quasi tutta l’ampiezza della corte. La pianta ha il tronco talmente grande, che intorno è stato innalzato un terrapieno circolare. Sul gradino c’è una panchina dove potrebbero accomodarsi una decina di persone. Spesso, mi siedo sulla panca, appoggio la schiena contro il tronco nodoso e corrugato del cedro e, così sistemata, osservo ciò che mi circonda.

Vedo il cortile, cinto su tre lati dall’edificio, che s’allarga in un ampio terrazzo, affacciato sulla Valle. In lontananza, scorgo la dorsale degli Appennini e riconosco il profilo del monte Amiata. Dal verone si dipartono due rampe di scale di pietra. Trascorro i momenti più gradevoli proprio nel portico, in cortile o nel brolo del palazzo. Nelle giornate calde mi siedo a prendere il sole sulla gradinata, che dalla veranda scende verso il patio o sulle antiche scalinate di pietra antica, che dal terrazzo salgono verso le camere del primo piano. A volte, dal verone o dalla scalinata m’incanto ad ammirare il giardino sottostante, il magnifico uliveto, la Pieve e le antiche mura etrusche che circondano la cittadina. Nel cortile, sotto la rampa sinistra della scala, c’è una piccola porta. Spesso, durante l’inverno, è chiusa. In primavera, invece, la porticina è sempre aperta ed io posso accedere all’ampio giardino del palazzo.

Ricordo. Era maggio quando, per la prima volta, trovai la porta aperta. Varcai la soglia e mi trovai di fronte a una gradevole visione: un roseto fiorito. La porta, infatti, dirige a un pianerottolo da cui originano altre due rampe di scale, simmetriche ma discendenti rispetto alle precedenti. Le gradinate conducono al giardino, che si trova a un livello inferiore rispetto al cortile.  Il giardino, chiuso da un muro di recinzione altissimo, è ornato su tutto il perimetro da piante di rose. Il roseto è stupendo: vi sono rose di tutti i colori e d’ogni specie. Le mie preferite sono le rose Tea. Mi piacciono per il loro colore tenue e l’inaspettato odore intenso che emanano.

Brano tratto dal romanzo ‘Il mio tempo’ dell’autrice del blog.

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