La mia infanzia a Villa Carminio


Rose tea

Nacqui a Villa Carminio, la casa del nonno paterno. Ancora oggi, pomposamente, tutti chiamano così quella piccola casa di campagna, tinta di un bel rosso vivo. La villetta era circondata da un giardino con l’orto sul retro.

Il giardino e l’orto erano combinati in modo tale che non si capiva bene dove finisse l’uno e iniziasse l’altro. Tra i cavoli, i pomodori, le patate e i piselli sbocciavano, secondo la stagione, rose, dalie, crisantemi, celosie, asfodeli e anturi. Ed io vi camminavo in mezzo, sentendomi onnipotente, come possono  fare solo i bambini, che hanno ‘dimenticato’ il dolore dell’essere umani al tocco dell’angelo custode, quando vengono al mondo.

Vissi con i miei genitori in casa dei nonni, per circa due anni. Papà faceva l’autista, guadagnava poco e non poteva permettersi una casa propria.
Il nonno viveva del suo stipendio d’impiegato statale e i soldi non bastavano mai. A Villa Carminio eravamo in nove: nonno Ettore, nonna Lina, i loro quattro figli minori, la mamma, il babbo ed io.
Mio padre era il primogenito. I nonni avevano altri tre figli: due giovani maritate, che vivevano altrove con le loro famiglie e il maschio secondogenito che si era trasferito in città, per motivi di lavoro. Spesso ci riunivamo. Allora, comparivano moltitudini di zie, zii, cugini, figli, mariti, mogli, da sfamare. Eravamo tanti. Troppi.
La mamma mi sembrava infelice in mezzo a tutti quei cognati e cognate, con rispettivi fidanzati, mariti, figlioli e amici. Io non ne comprendevo il motivo, tuttavia mi nutrivo dell’infelicità, che respiravo a ogni sospiro della mamma.

Un autunno, i nonni materni affittarono per noi una casa in città. Si diedero anche da fare per trovare al babbo un lavoro da autista, con una migliore retribuzione, in una ditta di trasporti molto importante. Guidava autobus da turismo. Le cose andavano meglio. La mamma era felice e orgogliosa del marito, che conduceva pullman di lusso, simili ai mitici “Greyhound” americani. Ed io mi sentivo una principessa fra le braccia di mio padre.

Brano tratto dal Romanzo ‘Il mio tempo’ dell’autrice del blog.

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